Successo di pubblico per l’iniziativa di ieri a Selinunte, organizzata dall’Ente Parco Archeologico, diretto dall’Arch. Bernardo Agrò, in collaborazione con il Gruppo Archeologico di Selinunte. Un viaggio di circa 7km tra le rovine di Selinunte alla scoperta degli angoli più nascosti di uno dei siti archeologici più grandi del mondo.

La “camminata archeologica” per i partecipanti (un centinaio) è partita dalla via che collega l’ingresso dell’Area Monumentale con il Baglio Florio, passando per i templi E, F e G. Dopo una visita alla mostra “VIVERE L’AGORA”, il gruppo ha proseguito in direzione dell’Altopiano di Manuzza per conoscere i luoghi del centro urbano della colonia greca che avrebbe conosciuto il massimo splendore culturale ed economico tra il VI e il V secolo a.C. Selinunte è stata una città ricca di arte e commercio che è arrivata anche a 80 mila abitanti. Un punto di riferimento per tutto il Mediterraneo. La visita si è impreziosita con i racconti di Antonio Barone (Direttore del gruppo Archeologico Selinunte) e dell’Archeologa Barbara Palermo. La prossima iniziativa è fissata per domenica 1 marzo.

  

Il pianoro di Manuzza

La collina di Manuzza fu l’area su cui alcuni dei primi coloni si stanziarono. La linearità del territorio e la sua vastità indussero i coloni a scegliere quale sede dell’insediamento quest’area a ridosso dell’Acropoli, alla quale era adeguatamente collegata. I primi coloni divisero la zona in fasce, criterio che era stato adottato per Megara Iblea, di cui Selinunte ricorda l’impianto urbanistico.

Il confine concreto tra spazio urbano, necropoli e campagna fu fissato successivamente con la costruzione delle mura di difesa, realizzate nel VI sec. a.C. per difendere la città contro le minacce esterne. L’assetto urbano, definito fin dall’inizio della fondazione, si caratterizzava come un corpus integrato e funzionale che legava l’Acropoli, i borghi ai lati dell’Acropoli e la Collina Orientale.

A partire dalla seconda metà del VI sec. a.C., con lo sviluppo delle costruzioni monumentali e delle grandi architetture religiose, il paesaggio subì una radicale trasformazione: da un abitato a carattere rurale si passò ad un articolato paesaggio urbano.