[di Enzo Napoli] Lungo la parete dell’ala sinistra del chiostro del Convento di San Domenico, confinante con la chiesa, sono allocati, separati, 35 elementi architettonici di marmo bianco, ben lavorati, così composti: 6 fusti di colonne, 11 balaustri, 8 capitelli e 8 basi di colonna di ordine tuscanico e infine, 2 blocchi semilavorati di forma quasi parallelepipeda.

Tutti gli elementi elencati furono rinvenuti interrati il 22 gennaio 1931, durante i lavori di livellamento della pavimentazione di una stanza adiacente la cappella del coro della chiesa. Dopo essere stati custoditi per un breve periodo nella chiesa di San Domenico, furono trasportati nell’autoparco di Castelvetrano, presso la chiesa dei Cappuccini dove rimasero fino al 2014, quando l’area venne destinata all’allargamento del cimitero. Nello stesso anno furono riportati nel luogo di origine, in attesa di una degna valorizzazione e ricollocazione che purtroppo non è mai avvenuta. Inoltre, sembra, che nel luogo in cui si trovino diano non pochi fastidi alla mobilità degli studenti durante l’ora di ricreazione.

Il Ferrigno, che conosceva tali elementi, li identificò come i resti di un tribuna o di un baldacchino pertinente le chiesa. Pur non volendo escludere del tutto queste ipotesi siamo propensi a supporre che si tratti di ben altro. Se si tiene conto della descrizione fatta dal canonico Noto sulla Platea nel 1732, il lato nord del piano superiore del convento di San Domenico doveva essere così composto: Il resto del quarto seu camere sono al numero di …, che appoggiano al lato della chiesa, ov’è l’organo d’un lato e dall’altro lato che guarda il Mezogiorno vi sono le finestre, che donano ad una galleria, con suo colonnato con colonne di marmo, archi e lamie, e sovra la galleria vi è bel astraco per passeggiarvi. Si evince chiaramente che quel lato del chiostro era situato un loggiato composto da colonne marmoree e sopra di esso vi era una terrazza calpestabile.

Dato che al presente il piano superiore del convento è sprovvisto di una tale struttura architettonica è facile dedurne che le colonne rinvenute nel 1931 siano quelle vedute dal Noto nella prima metà del ‘700 e che il loggiato in muratura che osserviamo al primo piano sia stato costruito dopo tale data, in sostituzione del più antico per motivi che non conosciamo.

Il fatto che l’antico loggiato del piano superiore fosse costituito da marmo di pregio è dovuto soprattutto alla presenza dell’appartamento di Carlo Aragona e Tagliavia, situato quasi tra il fianco della chiesa ed il porticato stesso. Tenuto conto che i lavori di costruzione del chiostro furono eseguiti tra il 1553 ed il 1560 e che il committente dei famosi lavori nella chiesa e dell’appartamento appena citato fosse stato proprio il duca di Terranova, e tenuto conto anche che quel tipo di balaustrate erano di moda nel XVI secolo, possiamo ascrivere certamente a quel periodo storico la realizzazione del loggiato. Tra l’altro proprio a Castelvetrano riscontriamo balaustre simili all’interno della stessa chiesa ad ornamento del balcone da cui don Carlo si affacciava per seguire le funzioni religiose; altre, identiche nelle proporzioni, le scorgiamo sul finestrone che sovrasta l’ingresso della chiesa.

Balaustre identiche le ritroviamo nel balcone del palazzo arcivescovile di Palermo, eseguite nel 1587 da Vincenzo Gagini, cui si aggiungono altre già realizzate precedentemente per ulteriori progetti. Lo stesso artista potrebbe essere stato l’esecutore materiale degli elementi costituenti il nostro loggiato.
Le colonne anche se più snelle, sono simili a quelle del chiostro sottostante. Le loro proporzioni hanno un’altezza cm. 211 con una circonferenza di cm. 27/30,08; gli 11 balaustri hanno un’altezza pari a cm. 74x20x15; gli 8 capitelli e le 8 basi hanno misure diverse. Due basi e due capitelli sono più grandi degli altri; in particolare due basi, con doppio abaco, mancano di quasi un quarto della loro superficie e lasciano supporre che erano utilizzati come semicolonne poste agli estremi del porticato, a contatto con i muri confinanti. Non sappiamo se mancano alcuni balaustri, ma anche gli 11 ritrovati potrebbero giustificarsi se essi erano collocati sotto le colonne e tra i loro spazi intermedi.

Ovviamente gli spazi tra questi balaustri rettangolari dovevano a loro volta essere colmati da altri balaustri a colonnine (a tutto tondo). Probabilmente riposano indisturbati seppelliti sotto il pavimento di qualche altra stanza. Per quanto riguarda il corrimano posto sopra i balaustri, pensiamo che alcuni dei blocchi ubicati nell’aiuola dietro il portale del Rosariello, ossia girato l’angolo della chiesa in via Rosario Di Bella, possano essere proprio quelli pertinenti al nostro loggiato poiché sembrano compatibili sia per le proporzioni, sia per le misure. Gli elementi lapidei, nella parte sottostante, hanno delle incavature di circa cm. 10×10 e profonde cm. 5, corrispondenti ai perni sbozzati per l’incastro dei balaustri. Inoltre questi blocchi conservano in superficie vistose tracce di stucco bianco (finto marmo). Rifacendoci, infine, all’impostazione di altri portici e loggiati colonnati, possiamo farci un’idea di come doveva apparire il porticato: le colonne che sorreggevano gli archi poggiavano a terra dividendo nel contempo la lunga balaustra, oppure poggiavano direttamente sul corrimano della balaustra.

Come già detto questi elementi scomposti si trovano attualmente nel chiostro di San Domenico, proprio sotto quell’ambiente per cui dovevano essere stati realizzati. Il tutto non è stato ancora studiato da esperti del settore ma sarebbe auspicabile che ciò avvenisse il più presto possibile e che nel contempo si potesse tentare una parziale ricostruzione delle arcate proprio all’interno del cortile del chiostro.

ENZO NAPOLI