I rapporti tra il Presidente dell’Airgest Salvatore Ombra e il sindaco di Castelvetrano, Enzo Alfano, non sono idilliaci. E questo si era capito già da qualche settimana, cioè da quando l’Airgest ha sollecitato il Comune di Castelvetrano per il mancato pagamento delle quote residue di co-marketing per Ryanair, risalenti al periodo 2014-2016. L’ente deve pagarle alla Camera di Commercio, ma Alfano ha risposto che il Comune i soldi non ce l’ha: l’ente è in dissesto e il primo cittadino non saprebbe da dover prenderli. Castelvetrano e Pantelleria insieme devono pagare ancora 150 mila euro.

Da qui ne è nato un botta e risposta tra Ombra (che grillino non lo è) e lo stesso Alfano, con toni duri finiti nero su bianco. Alfano ha scritto una lunga lettera di replica a Ombra. Il primo cittadino, tra le righe, spiega che la dichiarazione del dissesto «preclude per legge ogni pagamento inerente posizioni debitorie assunte dall’ente locale nei cinque anni precedenti al 31 dicembre 2017. La competenza in materia è esclusivamente rimessa alla Commissione straordinaria di liquidazione». Insomma Alfano si tira fuori: «Alla Commissione non è arrivata nessuna richiesta da parte dell’Airgest, noi applichiamo la legge».

Tra Ombra e Alfano, dunque, non c’è pace. L’Amministrazione comunale guidata da Alfano ha pure deciso di costituirsi parte civile nel procedimento penale in corso presso il Tribunale di Trapani dove, tra gli altri, figura anche lo stesso Ombra. Alfano, per meglio capire la questione del contezioso, si è fatto affiancare da Gianroberto Villa che, a sua volta, ha evidenziato come «i sottoscritti accordi (in collegamento funzionale tra di loro) siano stati stipulati in manifesta violazione delle norme sull’anti-trust e di quelle inerenti all’evidenza pubblica».

La questione è finita sul terreno giuridico: «L’ingiustizia del danno è ravvisabile, infatti, nell’interferenza nell’attività negoziale di una parte mediante il compimento di atti che alterino la formazione della volontà del contraente, in modo tale che egli subisca una perdita patrimoniale», scrive Alfano richiamando una sentenza della Cassazione del 1998. E la questione è tutt’altro che chiusa.