Nove anni di carcere sono stati inflitti dal gup di Marsala Riccardo Alcamo all’infermiere Giuseppe Maurizio Spanò, accusato di violenze sessuali su pazienti sedati per esami diagnostici effettuati in uno studio medico privato a Marsala.

Nel corso del processo due periti nominati dal giudice hanno attestato che l’infermiere, quando agiva, “era assolutamente in grado di intendere e di volere”. La difesa, infatti, puntava sulla “parziale” incapacità di intendere e volere dell’imputato, che oggi non è stata riconosciuta dal giudice. Il processo a Spanò è nato dalla riunione di due procedimenti.

Quello relativo alla prima denuncia sporta da una donna che si risvegliò dalla sedazione prima del previsto e quello avviato per i sei casi di abusi filmati dalle telecamere successivamente installate dai carabinieri, che il 15 marzo 2016 hanno posto l’infermiere agli arresti domiciliari. Per Giuseppe Maurizio Spanò il pm Silvia Facciotti aveva chiesto la condanna a 13 anni di carcere.

Anche la redazione del programma LE IENE si era occupata del caso con un servizio dal titolo “Stuprati sotto anestesia in uno studio medico” andato in onda lo scorso mese di marzo.

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