Professore Francesco Saverio Calcara, due volte assessore, prima con Beppe Bongiorno e poi con Gianni Pompeo. Per dirla col M5S lei fa parte della “vecchia politica”. La cosa l’imbarazza un po’?

«No, per nulla. Non sono le etichette che definiscono le persone, ma cosa si è fatto nell’interesse della collettività e per amore della propria città, con onestà ed efficacia. Io sono consapevole del mio impegno e sono disposto a qualunque tipo di confronto. Una su tutti ricordo la politica culturale dei tempi in cui ero assessore: il riordino degli Archivi storici, il rilancio del teatro, la realizzazione della nuova toponomastica, le iniziative per tenere viva la memoria sulla storia della nostra città…».

Il M5S è al Governo della città da più di un anno. Posso sapere qual è il suo giudizio?

«Sul piano personale ho il massimo rispetto; a ognuno di loro riconosco il beneficio della buona fede. Complessivamente sono persone che, seppur animate da buona volontà, non hanno capacità amministrativa e di gestione della burocrazia. Non hanno il senso della cosa pubblica. Quello che è successo per la mancata candidatura alla ZES è una vicenda emblematica. Si naviga a vista, in modo approssimativo. Poi in consiglio comunale ho assistito a interventi molto modesti, segno di una mancanza di preparazione politica».

Beh, vede tutto nero?

«Io non sono un manicheo, assolutamente. Però come Comune non si può chiedere sempre ai cittadini di fare opere di volontariato. Questo non basta. È necessario dialogare con altre forze sociali, politiche e intraprendere percorsi comuni. Parlare solamente dentro il proprio movimento o partito serve a poco».

A proposito di dialogo, lei che non è pentastellato, cosa si sente di dire al M5S oggi alla guida della città?

«Bisogna coinvolgere le energie positive che ci sono nella nostra città. Non bastano le grandi idee di chi viene da fuori (il riferimento è agli assessori non castelvetranesi, ndr). Chi amministra deve vivere il territorio».

Cosa resterà dell’ospedale “Vittorio Emanuele II”?

«Un ospedale di paese. E il Belìce ne soffrirà. Con la delibera della Giunta regionale del 21 maggio scorso si è messo il sigillo alla scomparsa del nostro nosocomio. Le promesse dei politici sono servite a poco. Dentro i palazzi che contano si è decisa la sorte dell’ospedale di Castelvetrano. Ora è il tempo della protesta affinché si riveda quel Piano. È il tempo di #Castelvetranodimenticata».

La società civile sarà pronta a scendere in piazza?

«Io coltivo il dovere dell’ottimismo. Se dovessi essere realistico dico che la società civile è semi addormentata. Io, ad esempio, potrei starmene nella mia villetta di Tre Fontane a godermi l’estate. Ma non lo faccio, nell’interesse della città e del territorio».

Francesco Saverio Calcara