“Cosa vuole che le dica, si respira aria di totale scetticismo e rassegnazione”. L’ex senatore Giuseppe Bongiorno non usa mezze parole per fare l’analisi di ciò che è oggi la sua città, Castelvetrano. Sindaco per 8 anni, uomo di destra, ha governato il Comune senza mai avere una maggioranza. Poi l’esperienza in Senato e, dopo di che, il ritorno alla professione d’avvocato.

Senatore, che idea s’è fatto dell’attuale sindaco Enzo Alfano? – “Capita che ci incontriamo spesso di mattina presto. Lui scende a piedi da casa verso il Comune e io vado in studio, così scambiamo qualche parola. L’ho visto sempre da solo, anche in altre occasioni. Mi pare che non riesca ad avere un’interlocuzione positiva con la città. Dovrebbe essere più aperto coi cittadini…”.

Lei ha condiviso la scelta degli assessori “forestieri”? – “Che senso ha? Mettere in Giunta assessori non della città è poco funzionale. Conoscono poco, se non per niente, il territorio, il tessuto sociale ed economico…”.

Non crede che certe scelte fatte in seno alla macchina burocratica del Comune non hanno giovato al sindaco? – “Si riferisce alla cancellazione della funzione dirigenziale?

Sì. – “Beh, certamente. Quella scelta fatta dalla Commissione straordinaria è stata deleteria. Poi ad aggravare la situazione c’è stato il blocco dei concorsi. Qualsiasi sindaco si troverebbe al posto di Alfano soffrirebbe molto nel gestire il Comune”.

Castelvetrano sembra aver perso la leadership di città-riferimento per il Belìce. Eppure è in una posizione strategica… “Pensi che Castelvetrano fu anche una stazione ferroviaria importantissima per lo smistamento delle merci. Oggi verrebbe da dire: benedetta la zona artigianale di contrada Strasatto e quelle scelte che abbiamo fatto negli anni ’90 destinando un 20% di quell’area anche all’ambito commerciale. Non ci voleva molto a intuire la posizione strategica della nostra città, vicina lo snodo autostradale e polo strategico tra due province. Quella fu una scommessa vinta. Il resto è questione di autorevolezza e credibilità”.

Senatore, torniamo in Comune. Di solito viene detto: “Il Comune non ha soldi…” – “È vero, senza fondi è difficile muoversi ma, comunque, devi avere un’idea di sviluppo della città.

A tal proposito il sindaco e alcuni assessori parlano di “Castelvetrano 2030”… – “Il rischio è che si parli e basta. Bisogna agire. C’è qualcuno che sta lavorando alla programmazione? Che fare? Come farlo? Ricorrendo a quali finanziamenti? Partecipando a quali strumenti l’UE ci mette a disposizione? Ecco, sarebbe bello sapere tutto questo”.

Il centro storico muore e le polemiche non mancano mai. Che idea ha per rilanciarlo – “Questo patrimonio non può rimanere così. Bisogna ripensare a un progetto organico complessivo del centro storico. Però iniziamo a discuterne, a confrontarci e non sui social. Noi, tra le iniziative del V centenario della nascita di Carlo d’Aragona, abbiamo inserito un dibattito ad hoc che s’intitolerà proprio “Ripensare lo spazio Aragona”. Ecco, non perdiamo questa occasione, e concentriamo le forze a rilanciare questa importante area. Il confronto e la discussione sono fonti di idee”.

Senatore, un consiglio che si sente di dare agli amministratori d’oggi, compresi i consiglieri comunali? – “Io porto sempre la mia esperienza. Quando sono stato sindaco, maggioranza e minoranza discutevano con un alto senso di responsabilità. E poi su tematiche importanti per la città c’era un rapporto di fiducia, al di la degli schieramenti politici. Ecco, torni nuovamente la politica vera, quella del confronto non gridato e del senso di responsabilità. Così anche i cittadini si sentiranno più invogliati a essere partecipi alla vita amministrativa della città”.