Essepiauto

Tra installazioni verdi e giardini artistici, il Premio Pino Veneziano arriva alla sua quattordicesima edizione. Nomi eccellenti quelli dei premiati di quest’anno: la scrittrice Carola Susani e il sociologo Lorenzo Barbera che, il 5 agosto, riceveranno il riconoscimento a Selinunte.

Sarà il giardino del Pensiero Contemporaneo, sede dell’Associazione che organizza il Premio, a fare da cornice a questa edizione del Premio Pino Veneziano. Un’edizione che prende spunto dalla ricorrenza del cinquantesimo anniversario del terremoto della Valle del Belìce, che non fu solo movimento sismico ma anche sconvolgimento culturale e sociale.

Su questo solco l’Associazione Selinunte Cunta e Canta ha deciso di conferire il Premio Pino Veneziano alla scrittrice Carola Susani e al sociologo Lorenzo Barbera.

Cresciuto a fianco di Danilo Dolci, Lorenzo Barbera è stato un importante protagonista delle più importanti lotte di interesse sociale che in quel periodo caratterizzarono il nostro territorio. La scrittrice Carola Susani, nel suo libro L’infanzia è un terremoto (Laterza), racconta dell’infanzia trascorsa a Partanna, assieme ai genitori che collaboravano proprio col centro sociale di cui Barbera era tra i principali animatori.

Quale migliore spunto per parlare dei terremoti di ieri e di oggi?
E non mancherà occasione nella serata d’apertura, il 21 luglio, visto il terremoto causato dallo scioglimento per mafia del comune di Castelvetrano, di fare il punto sul problema mafia con la presenza del giornalista Attilio Bolzoni che presenterà il suo libro La mafia dopo le stragi (Melampo Editore, Milano 2018). Dialogheranno con l’Autore Gaspare Giacalone, Sindaco di Petrosino, e uno dei componenti della Commissione Straordinaria del Comune di Castelvetrano.

Il 5 agosto sarà Giosuè Calaciura a condurre la serata di conferimento del Premio a Carola Susani e Lorenzo Barbera; ospite Sebastiano Tusa, Assessore dei Beni Culturali e Ambientali della Regione Sicilia.

Martedì 28 agosto si terrà un incontro con il pittore Giuseppe Veneziano (parente del nostro Pino), ormai affermato artista internazionale, che con il suo stile dissacrante, ma al contempo caratterizzato da una forte spiritualità, ha portato nuovo fermento nel mondo della pittura. Presenteremo Mash Up, la recente monografia (con testi di A. Crespi, V. Lalov, I.

Quaroni, Skirà, Milano 2018) dedicata alla sua attività artistica, alle sue opere.
La programmazione si chiude venerdì 31 agosto con la proiezione di Migrantes, un ispirato docufilm della scrittrice e fotografa Anna Maria Del Ponte, che converserà col sociologo Karim Hannachi (Università “Kore” – Enna) e con Giacomo Tranchida, Sindaco di Trapani.

Tutti gli appuntamenti si svolgeranno alle ore 21,00 nel giardino della galleria Pensiero Contemporaneo, sede dell’Associazione, situata davanti l’ingresso del Parco Archeologico di Selinunte, in via Pirro Marconi.

Poeta popolare che si accompagnava con la chitarra, Pino Veneziano gestiva a Selinunte negli anni ’70, e ancora agli inizi degli anni ’80, una di quelle terrazze sul mare che era meta di buongustai, amanti delle antiche rovine della Magna Grecia e di una natura ancora incontaminata.

Personaggio singolare, Pino non nutriva particolare interesse per la notorietà o le luci della ribalta: il suo palcoscenico preferito erano i tavoli del suo ristorante. Ad ascoltarlo non furono solo amici o avventori di passaggio. Rimasero incantati dalla sua voce anche Lucio Dalla, Fabrizio De André (che lo volle come spalla al suo primo concerto in Sicilia), il poeta Ignazio Buttitta (che scrisse la presentazione al suo unico disco pubblicato nel 1975) e il poeta Borges che, ormai cieco, dopo aver ascoltato le sue canzoni, si commosse e volle toccargli il viso.

Il ristorante di Pino era diventato un punto di riferimento anche per gli abitanti della borgata e per i giovani, che così avevano l’opportunità di venire a contatto con molte personalità, giornalisti, artisti e uomini di cultura che si fermavano ad ascoltare le sue canzoni. Ancora oggi è rimasta viva l’eco della sua poesia e dei suoi ritornelli, che non è raro ascoltare dai giovani selinuntini tra i falò delle spiagge o nei ristoranti.

Riscoprire e valorizzare la figura di un poeta popolare come Pino Veneziano è importante soprattutto per i semi che ha saputo piantare a Selinunte e nei paesi limitrofi dove spesso lo invitavano a cantare. La forza di Pino Veneziano, cui pure non mancava la sensibilità poetica di dare parola agli umili e di raccontare criticamente quegli anni, risiedeva principalmente nel radicamento profondo con la sua borgata e il territorio circostante. Attraverso la sua testimonianza, attorno ai suoi canti d’amore e d’impegno politico, viveva e si alimentava una aggregazione, una socialità, fatta anche di scambi, di “incontri di mare e di culture”, come non a caso recita il sottotitolo della manifestazione a lui dedicata.
Inoltre Selinunte e il territorio del Belice, nel ricordare ogni anno Pino Veneziano, tiene viva
una sua specifica identità, anche in relazione al panorama degli eventi culturali che ogni estate
caratterizzano la nostra isola.

Notizie e approfondimenti: www.premiopinoveneziano.org
Infoline: 339 5910804.

RICORDI “ECCELLENTI”
tratti da Di questa terra facciamone un giardino, tributo a Pino Veneziano, a cura di
Rocco Pollina e Umberto Leone.

Vincenzo Consolo:
«Mentre Buttitta e la stessa Balistreri cantavano una Sicilia e un’Italia del secondo
dopoguerra, delle lotte contadine e dei sindacalisti uccisi dalla mafia, della seconda
grande migrazione nel centro Europa di masse di braccianti, Pino Veneziano cantava
l’atroce Italia dei roventi anni Settanta, del regime democristiano, della corruzione e
delle stragi perpetrate dai fascisti»
Ignazio Buttitta:
«Un cantastorie che fa politica e la sublima con la poesia. Il suo discorso è semplice, popolare,
ma convincente. E riesce a farsi capire dai braccianti, in maggioranza analfabeti e
semianalfabeti. Gli argomenti sono la verità cantata da popolano a popolano, senza
inganni».
Ascanio Celestini:
«La cosa che mi colpisce di Pino Veneziano è che uno di quei cantanti – artisti della cultura
orale che in altre nazioni, per esempio gli Stati Uniti d’America, sarebbero diventati oggetto di
culto, un po’ come Woody Guthrie o i padri del blues. Purtroppo in Italia si è perso questo
legame con i nostri padri musicali della cultura orale».
Gaetano Savatteri:
«La voce di Pino Veneziano fa affiorare l’incanto delle notti stellate, la risacca del mare, le
poche case affacciate sulla spiaggia, la forza selvaggia di una natura che prendeva il
sopravvento perfino sulle rovine antiche. Un mondo che non c’è più. Un mondo
scomparso. La voce di Pino ci parla di quel mondo, di quel tempo. Ma non è una voce spenta.
Non è una voce sopraffatta. Ci parla ancora. Ci cunta ancora canzoni».
Enrico Stassi:
«Per molti di noi negli anni Settanta, Pino e Marinella di Selinunte erano la stessa cosa e
potevamo dire allo stesso modo: “Andiamo da Pino” o “Andiamo a Selinunte”. Sapevamo
come sarebbe andata: avremmo mangiato da dio, alzato un po’ il gomito, avremmo ascoltato
le canzoni di Pino, suonato e cantato insieme a lui, ci saremmo sentiti ancora una volta
con un futuro davanti e tutto per noi. Ma allora si viveva sull’onda e sulle emozioni del
momento: il tempo dell’azione superava sempre quello, più lento, della riflessione. Ecco
perché solo in questi ultimi anni, tornando indietro nel ricordo e grazie al contributo di
Umberto (Leone) e dei tanti amici di Pino, ci si è resi veramente conto di quale
sensibilità umana e politica fosse ricco il suo mondo poetico, di quante insospettabili e
importanti frequentazioni fosse punteggiata la sua vita, di quanto fosse necessario provare a
raccontarlo e ricantarlo. La memoria di Pino Veneziano, in fondo, è la nostra memoria, e
rimane un inutile esercizio stabilire se eravamo la “meglio” o la “peggio” gioventù».