Ricordo ancora come fosse oggi il periodo degli esami di stato al termine degli studi liceali, girava una voce in base alla quale ad una studentessa venne rivolta la domanda: “Signorina che cosa è per lei la storia?” al che dopo una breve riflessione la candidata rispose. “Mia madre”, questa risposta insieme al resto dell’esame le portò il massimo dei voti.

Li per li un po’ tutti rimanemmo indignati davanti a questa notizia, ma col passare degli anni mi sono reso conto che quella che per me era una risposta senza senso, in effetti aveva invece una sua profonda concretezza, e più passava il tempo e più mi rendevo conto di quanto ciò fosse vero, oggi a distanza di circa vent’anni se qualcuno mi dovesse fare una domanda del genere risponderei anch’io come quella candidata dei lontani anni ottanta.

Siamo tutti figli della storia, scritta col sangue e con l’inchiostro, con le gioie e con le sofferenze, con le distruzioni e ricostruzioni ma anche (prendendo a prestito il celebre titolo di Tolstoj) da guerra e pace….

John Follain, ex corrispondente da Roma del Sunday Times ci accompagna all’interno della ultima terribile guerra mondiale, nell’estate del 1943 quando gli Alleati lanciarono il primo assalto alla “Fortezza Europa” di Hitler invadendo la Sicilia, occupata dalle forze dell’Asse.

Alle 2.45 del 10 luglio i mezzi navali americani approdavano nei pressi di Gela, mentre la flotta britannica puntava su Siracusa. L’operazione “Husky”, come fu chiamata, colse di sorpresa italiani e tedeschi, che furono ben presto costretti a una precipitosa ritirata verso il continente.

Il 17 agosto, con l’ingresso delle truppe anglo-americane a Messina, l’obiettivo della campagna di Sicilia poteva dirsi raggiunto, anche se a prezzo di decine di migliaia di vittime, fra militari e civili. “L’isola di Mussolini” è la cronaca dettagliata – quasi ora per ora – del più imponente sbarco alleato della Seconda guerra mondiale, dopo quello di Normandia, ricostruita attraverso le memorie non di personaggi di spicco, ma di persone comuni, destinate in genere a rimanere nell’anonimato. Come vissero quei trentotto giorni i marine americani, gli aviatori britannici, i soldati italiani e tedeschi, gli abitanti dell’isola? Quale peso ebbero sulle loro esistenze le decisioni dei governi, le scelte strategiche degli stati maggiori, gli errori tattici dei generali, le rivalità personali fra i comandanti delle armate alleate? John Follain, giornalista e scrittore, risponde a queste domande attraverso i racconti di otto testimoni – tre ufficiali britannici, un sergente americano, il segretario del generale Patton, un cannoniere tedesco, un sottufficiale della divisione “Livorno” e una donna siciliana (all’epoca, una bambina di nove anni) -, che costituiscono uno straordinario spaccato di vita quotidiana in tempo di guerra.

Sullo sfondo di avvenimenti che avrebbero cambiato il corso del conflitto – gli incontri al vertice tra Hitler e Mussolini o la caduta del Duce -, emergono con forza ricordi ed emozioni: l’angoscia provata in trincea, l’orrore per la morte dei compagni, la difficoltà di sopravvivere in una terra straziata dai combattimenti, ma anche la gioia per la vittoria, la solidarietà fra commilitoni e, a volte, la compassione per il nemico. In pagine di grande vigore narrativo e ricche di episodi di toccante umanità, Follain fornisce un’avvincente descrizione dell’impresa che segnò l’inizio della controffensiva terrestre alleata e, per l’Italia, del lungo cammino verso la liberazione.

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