La mattina del 9 maggio 1978, il corpo dilaniato di Peppino Impastato fu ritrovato sui binari della ferrovia Palermo-Alcamo. L’allora maggiore, Antonio Subranni, orientò subito le indagini sulla pista dell’attentato terroristico suicida. Invece, il giovane attivista che denunciava la mafia dai microfoni di Radio Aut era stato assassinato.

A 40 anni da quel terribile omicidio la redazione di Repubblica.it è tornata sul luogo del delitto, con il fratello di Peppino, Giovanni, e con due suoi compagni, per ripercorrere il depistaggio istituzionale che per troppo tempo ha tenuto lontana la verità.

Giovanni Impastato chiede che l’inchiesta sul depistaggio non venga chiusa e che l’archivio di Peppino sia restituito alla famiglia, “perchè – dice – quella notte fu sequestrato illegittimamente dai carabinieri”. Per il depistaggio, sono indagati il generale Subranni (di recente condannato a 12 anni nel processo Trattativa Stato-mafia) e tre sottufficiali, la procura di Palermo ha chiesto l’archiviazione per prescrizione.

di Enrico Bellavia e Salvo Palazzolo, video di Giorgio Ruta