“Per celebrare la memoria di una persona bisogna innanzitutto guardare dentro di noi, fare un esame di coscienza, e ricordare nel miglior modo possibile chi, come Guazzelli, ha servito lo Stato”. Con queste parole don Angelo Chillura ha aperto la funzione nel Santuario di San Calogero in memoria del maresciallo Giuliano Guazzelli, ucciso 19 anni fa per mano di un commando di cosa nostra. Alla Santa messa, organizzata dal Comando provinciale dei carabinieri di Agrigento, hanno preso parte le più alte cariche istituzionali agrigentine, oltre che tutti gli ufficiali del Comando provinciale dell’Arma.

Dopo la funzione religiosa, i carabinieri, con in testa il colonnello Mario Di Iulio, hanno raggiunto il viadotto “Morandi”, nel luogo in cui venne ucciso a colpi di kalashnikov Giuliano Guazzelli. Dopo la deposizione di una corona di fiori, è stato suonato il Silenzio in memoria del maresciallo.

Guazzelli, soprannominato il mastino per la sua abilità investigativa, venne ammazzato a 59 anni, mentre era in prima linea nella lotta contro la mafia. In venti anni di indagini fra Palermo ed Agrigento, era divenuto un esperto del fenomeno mafioso e dei rapporti tra mafia, politica ed affari. In particolare si era occupato della stiddra che allora si opponeva ferocemente a cosa nostra ed in maniera particolare aveva indagato sulle stragi di Porto Empedolce. Era un personaggio ruvido, ma anche scomodo e per questa ne fu decisa l’eliminazione. Inizialmente il delitto fu attribuito alla Stidda, così nel dicembre 1992 vennero arrestati in Germania dei presunti killer.

Processati e condannati all’ergastolo dal tribunale di Agrigento, vennero successivamente assolti dalla corte d’Assise d’Appello di Palermo per insufficienza di prove.

Passati alla pista Cosa Nostra, per l’omicidio sono state inflitte sei condanne definitive al carcere a vita. All’ergastolo sono finiti Salvatore Fragapane, Joseph Focoso, Simone Capizzi, Salvatore Castronovo, Giuseppe Fanara e Gerlandino Messina.

Nel maxi-processo denominato “Akragas” sono stati inflitti anche 18 anni di carcere al pentito Alfonso Falzone che ha aiutato i magistrati della direzione distrettuale antimafia di Palermo ad incastrare mandanti e sicari.

Attività professionale
Originario della Garfagnana, nel 1954 è già Carabiniere e si trasferisce a Menfi, in Sicilia, dove si sposa ed ha tre figli

Assegnato al nucleo investigativo di Palermo, lavora al fianco del colonnello Giuseppe Russo, indagando sul clan dei Corleonesi. Di quella squadra perdono la vita sia Russo che il maresciallo Vito Jevolella, così Guazzelli si trasferisce a Trapani, dove gli viene bruciata l’automobile.

Successivamente è chiamato a guidare la polizia giudiziaria, al tribunale di Agrigento, dove cura rapporti alla Procura su presunte irregolarità nella gestione della banca di Girgenti e sull’omicidio di Salvatore Curto, politico del Partito Socialista Italiano alla Provincia di Agrigento.

Soprannominato il “mastino” per la sua abilità di investigatore, il maresciallo Guazzelli in venti anni di indagini tra Palermo e Agrigento era diventato un esperto del fenomeno mafioso e dei rapporti mafia, politica e affari. In particolare si era occupato della cosiddetta “Stidda”, organizzazione mafiosa parallela e talvolta in competizione con Cosa Nostra nell’agrigentino.

Nell’agrigentino aveva indagato anche sulla strage di Porto Empedocle. Tra i suoi meriti quello di aver convinto Benedetta Bono, amante del boss Carmelo Colletti, a collaborare con la giustizia.

Il caso Mannino
Guazzelli era stato incaricato dal procuratore di Agrigento di indagare sulla partecipazione dell’onorevole Calogero Mannino al matrimonio del figlio del boss di Siculiana, Gerlando Caruana. Il primo rapporto che Guazzelli sottopose al procuratore Vajola venne cassato e il maresciallo fu sollecitato a rifarlo. L’originale fu però ritrovato, dopo la sua morte, negli armadi della caserma di Agrigento. La posizione di Mannino fu quindi archiviata dai giudici di Sciacca.

Il figlio del maresciallo riferì ai magistrati che il padre gli aveva confidato che “le carte di Mannino erano state messe a posto dal Messana”; inoltre riferisce che Mannino aveva manifestato al Guazzelli timori per la sua incolumità, esclamando: “o ammazzano me o ammazzano Lima”

Fu proprio nel marzo del 1992 che Cosa Nostra decise di eliminare Salvo Lima.

L’assassinio ed i processi
Giuliano Guazzelli fu assassinato il 4 aprile 1992 sulla strada Agrigento-Menfi sulla sua auto Fiat Ritmo, gli assassini a bordo di un Fiat Fiorino, lo sorpassarono su un viadotto, spalancarono il portellone posteriore e lo uccisero[8] a colpi di mitra e fucili a pompa. A Menfi, cittadina d’adozione del maresciallo, fu proclamato il lutto cittadino.

Guazzelli all’epoca dell’omicidio aveva già maturato l’età pensionabile, ma aveva deciso di restare in servizio, nonostante avesse subito numerosi intimidazioni ed era già riuscito a sfuggire ad un altro agguato.

Inizialmente il delitto fu attribuito alla Stidda, così nel dicembre 1992 vennero arrestati in Germania dei presunti killer.
Processati e condannati all’ergastolo dal Tribunale di Agrigento, vennero successivamente assolti dalla Corte d’Assise d’Appello di Palermo per insufficienza di prove.

Passati alla pista Cosa Nostra, per l’omicidio sono state inflitte sei condanne definitive al carcere a vita. All’ergastolo sono finiti Salvatore Fragapane, Joseph Focoso, Simone Capizzi, Salvatore Castronovo, Giuseppe Fanara e Gerlandino Messina.
Nel maxi-processo denominato “Akragas” sono stati inflitti anche 18 anni di carcere al pentito Alfonso Falzone che ha aiutato i magistrati della Direzione Distrettuale Antimafia di Palermo ad incastrare mandanti e sicari.

fonte. wikipedia