«Maurizio? È stato un figlio vivacissimo e dinamico ma sempre affettuoso e disponibile verso i più deboli». Sotto la mascherina si intravede un sorriso sul volto di Antonia Galatà, ex docente di Storia e filosofia, mamma di Maurizio Vignola, il giovane medico castelvetranese morto nel 2004. Il cuore di Maurizio si è fermato di battere il 21 dicembre, 16 anni fa come oggi, dopo una fulminante leucemia che l’ha avuta vinta in una battaglia senza tregua, durata davvero poco. Eppure Maurizio Vignola aveva percorso a gran velocità la sua vita verso una carriera di successi: la laurea in Medicina, la specializzazione europea a Montpellier, lo studio e la ricerca e poi la cattedra di professore ordinario presso l’Università di Palermo a soli 38 anni.

«Con mio figlio ho sempre avuto un rapporto particolare di fiducia e stima – racconta la mamma Antonia Galatà – di lui ho sempre apprezzato i giudizi pacati, ragionati, la dolcezza con cui riusciva a dare notizie anche non belle che lo toccavano da vicino». Successe quando comunicò alla mamma la ripresa della malattia del padre Ferruccio che non gli avrebbe dato speranza. «Era il 2002 – ricorda la signora Galatà – poi mio marito morì l’anno successivo ma nel frattempo iniziammo a vivere la malattia di Maurizio». Mesi difficili vissuti nella compostezza di un dolore intimo di madre che mai si potrà rimarginare.

Maurizio Vignola in tutti questi anni ha vissuto nel ricordo della sua famiglia – la moglie Tiziana e i figli Andrea e Cristina – ma anche nella memoria tenuta viva da quanti l’hanno conosciuto. È stato rotariano, impegnato in prima linea nell’Handicamp, l’iniziativa per i diversamente abili del Rotary; metteva da parte l’egoismo per coltivare la collaborazione e la condivisione. Nell’impegno sociale come nel lavoro. «Lui è stato un’irripetibile sintesi di talenti, bellezza, equilibrio, qualità morali e grande capacità di amare, che neppure lui comprendeva pienamente e che viveva con una semplicità tale da impedirci pure di invidiarlo», lo ha ricordato l’amico avvocato Ferdinando Emanuele.

«Si definiva un cittadino del mondo», ricorda ancora la mamma. A 14 anni fece un’esperienza a Seattle: «Io dimostrai a mio marito le mie preoccupazioni di madre, ma quando Maurizio tornò era davvero cresciuto». Negli anni di vita Maurizio Vignola ha combinato sapere e ricerca nella Pneumologia: «Il suo desiderio era quello di aiutare a trovare le cure proprio per questo tipo di malattie – ricorda il professore Jean Bousquet – lui provò sempre di correlare i risultati biologici con i parametri clinici e realizzò lo scopo di trasferire i risultati dal laboratorio al letto del malato».

La vita di Maurizio Vignola è finita troppo in fretta. «Lui correva non camminava, mi diceva il professore Giovanni Bonsignore quando gli chiedevo degli studi di Maurizio», ricorda ancora la madre. Oggi alla memoria del dottor Vignola è dedicata l’aula magna dell’ospedale “Cervello” di Palermo ma anche lo spiazzale antistante il Liceo Classico di Castelvetrano e, qualche mese fa, gli è stata dedicata una strada nella frazione di Torretta Granitola, a Campobello di Mazara. «Io e mio marito abbiamo cresciuto i figli trasmettendo loro quelli che per noi sono stati valori fondamentali di vita» dice la signora Antonia Galatà. E Maurizio Vignola nel suo breve tragitto di vita li ha saputi esprimere nella tenerezza di figlio, padre e marito ma anche di illuminato ricercatore.

 

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