Riaffiorano i ricordi. O meglio, non sono mai andati via. Marco Zora, Valeria Maltese, Giusi Boscaino, Vincenzo Di Stefano e Gabriella Titone hanno ancora vivi quei momenti. I ricercatori italiani erano a bordo della nave oceonografica “Thetis” del CNR (Consiglio nazionale delle ricerche), quando è stata speronata e affondata nel Canale di Sicilia, dopo la collisione con la portacontainer MSC “Eleni”. Oggi ricorre il tredicesimo anniversario di quell’incidente in mare in cui perse la vita Petr Mickejkich, un ricercatore russo che non riuscì a uscire dalla nave prima che affondasse.

La nave del CNR stava svolgendo una campagna oceanografica denominata “DoLaser07”. Nel periodo di ricerca la Capitaneria di porto di Mazara aveva emanato un’ordinanza secondo la quale «tutte le unità navali di qualsiasi genere, in transito nelle zone interessate ai rilievi e ricadenti nell’ambito di giurisdizione di questo Circondario marittimo dovevano tenersi a una distanza di sicurezza non inferiore a 1000 metri dalla Thetis». Quel 3 agosto del 2007, invece, non fu così.

La “Thetis” – lunga 32 metri e larga 7 – venne speronata in una mattinata piena di nebbia e affondando mentre la “Eleni” proseguiva sulla sua rotta. Momenti tragici, difficili che nessuno di loro riesce a cancellare. Vincenzo Di Stefano, ricercatore anche lui e appassionato di subacquea, una settimana dopo la collisione è voluto tornare sul luogo dell’impatto: «Ho visto quella boa legata al relitto e il mio primo pensiero è andato al nostro collega russo Petr che non ce l’ha fatta a salvarsi», ricorda Di Stefano. In totale furono 11 i naufraghi di quell’incidente.

Oggi Vincenzo Di Stefano continua a lavorare al CNR-IAS di Capo Granitola. «A 13 anni da quel tragico incidente, rivolgo un grande abbraccio a tutti coloro che hanno messo a rischio la loro vita per venirci a cercare in mare aperto nonostante le condizioni sfavorevoli», dice.

In questi lunghi anni la battaglia dei ricercatori contro la MSC per avere verità e giustizia si è spostata nelle aule dei Tribunali. Una lunga vicenda che si è conclusa qualche anno fa col giudizio della Corte di Cassazione e la conferma della condanna a 5 anni per Salvatore Esposito, il comandante della MSC “Eleni” (i reati contestati sono stati quelli di naufragio colposo, omicidio colposo, lesioni personali colpose ed omessa assistenza in mare).

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