Un articolo sulla pagina di Castelvetrano del Giornale di Sicilia dello scorso 21 marzo, a firma di Elio Indelicato, titola a caratteri cubitali: Terrorizzati da un branco di randagi, “Denunciamo ma nessuno interviene”.

Nel testo però ci sono dei punti oscuri.
Prima di affrontarli è bene sapere qual è la funzione del canile comunale.

Si tratta di un rifugio sanitario, dove non è previsto il ricovero definitivo degli animali: in sostanza, secondo la legge 15 del 2000, i cani accalappiati vengono microcippati, sterilizzati, curati e, se non si riesce a farli adottare, reinseriti nel territorio come “cani di quartiere” o “cani sprovvisti di proprietario”. L’indole e la loro compatibilità col territorio vengono valutate dal veterinario dell’Asp, ovvero dell’Azienda Sanitaria Provinciale che gestisce il canile insieme all’amministrazione comunale e all’associazione animalista.
Quest’ultima, tra le altre cose, ha il compito di fare gli accalappiamenti, ricevendo le segnalazioni dei vigili urbani, ai quali i cittadini si rivolgono.

Nell’articolo, il giornalista Indelicato richiama l’episodio del camionista sbranato da un branco di grossi meticci di doberman a Livorno, per poi raccontare (come se potesse esserci una qualche connessione) di un’insegnante di una scuola elementare (Antonina Callea), nei pressi della via Caravaglios che, “nei giorni scorsi”, dopo essere stata rincorsa da alcuni randagi, “si è salvata entrando velocemente a scuola”.
Indelicato fa anche riferimento ad un residente (Francesco Mendola) che ha lanciato l’allarme attraverso il quotidiano.
E scrive: “Sono state in questo periodo parecchie le segnalazioni e le denunce e adesso lo stesso Francesco Mendola, dopo aver invitato i Vigili ad accertarsi della presenza minacciosa dei cani, ha messo nero su bianco, come a dire adesso ognuno si assuma le proprie responsabilità. Il Vice Comandante della Polizia Municipale Giovanni Catalano è anche lui un testimone oculare, che abita in quella zona e ha invitato gli operai preposti alla cattura dei cani ad intervenire prima che avvenga qualcosa di grave. Intanto dal Canile Municipale fanno sapere che si tratta di cani rimessi nel territorio, di cui solo due sono stati sterilizzati e microcippati…”.

Tutto molto strano

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Soprattutto perché, al canile, nello specifico ai volontari della Laica, l’associazione animalista che lo cogestisce, non è mai pervenuta alcuna segnalazione riguardo ai cani di via Caravaglios.
Il giornalista non chiede ai volontari (perché sa benissimo che sono loro ad occuparsi degli accalappiamenti, anche se nel suo articolo li chiama “operai preposti alla cattura dei cani”) come mai non siano ancora intervenuti dopo “parecchie segnalazioni e denunce”. Anzi, è lui ad informare l’associazione (il giorno prima di pubblicare l’articolo) che c’è una denuncia sui quattro cani di via Caravaglios e chiede anche se siano già stati sterilizzati e microcippati. “Solo due di loro”, gli risponde la Laica. Tanto basta per dedurre che tutti e quattro i cani sono stati rimessi nel territorio dalla struttura pubblica, “di cui solo due sono stati sterilizzati e microcippati”.
Il lettore avrà pensato: e gli altri due? Cosa combinano al canile, rimettono in giro cani non sterilizzati? Il lettore però non può sapere che gli altri due non hanno ancora raggiunto l’età adatta per l’intervento di sterilizzazione. Il giornalista invece avrebbe potuto saperlo, se solo si fosse informato meglio, anche se magari la notizia ad effetto sui randagi del terrore ne avrebbe risentito un po’.

Altro punto oscuro riguarda il vigile urbano Giovanni Catalano. Il fatto che abbia invitato, come scrive Indelicato, “gli operai preposti ad intervenire, prima che avvenga qualcosa di grave” è assolutamente falso.
Spesso i vigili chiamano i volontari per interventi di vario tipo, dai cani feriti dalle auto in corsa a quelli maltrattati, compresi quelli dei quali hanno notato comportamenti effettivamente aggressivi. Ma niente, non in questo caso.
Difficile pensare che se davvero si fosse trattato di un branco così terrificante e pericoloso, i vigili avrebbero preso la cosa così sottogamba. In quel caso, avrebbero contattato immediatamente il canile; il veterinario dell’Asp avrebbe valutato l’eventuale sopravvenuta incompatibilità dei cani rimessi nel territorio o l’urgente accalappiamento di altri cani non ancora passati per il canile e la Laica sarebbe intervenuta sul campo.

Sono cose che il giornalista, che si è occupato spesso di notizie riguardanti il canile e il randagismo, dovrebbe conoscere molto bene.
Invece i quattro cani di via Caravaglios (due adulti microccippati e sterilizzati, mentre gli altri due non hanno ancora raggiunto l’età adatta per la sterilizzazione) vengono trasformati in un branco di pericolosi randagi che minacciano gli alunni e il canile in una struttura che fa orecchie da mercante di fronte a tutta una serie di denunce e segnalazioni in realtà mai pervenute.

AGGIORNAMENTO di giovedì 27 marzo – ore 17:50:

Il Vice Comandante della Polizia Municipale Giovanni Catalano, fa sapere che si è interessato attivamente alla vicenda in questione. Comunica di non aver richiesto in modo diretto l’intervento degli operai preposti alla cattura, ma di aver parlato con il responsabile comunale del canile (cosa ben diversa da quella riportata dal giornalista Indelicato).

Successivamente, il responsabile ha sentito l’associazione che lo ha informato sulla tipologia dei quattro cani di via Caravaglios (due adulti sterilizzati e microcippati e altri due non ancora in età da sterilizzazione).

Le numerose denunce e segnalazioni non si riferiscono in realtà a questi quattro cani, ma più in generale a tutta la zona e a periodi precedenti, risalenti a più di un anno fa (l’articolo del Giornale di Sicilia lascia invece intendere che le numerose segnalazioni e denunce si riferiscono al presente, nello specifico a questi quattro cani).

L’associazione Laica conferma di non aver ricevuto richieste dirette di intervento da parte dei vigili urbani, ma spiega l’equivoco: “Nell’articolo del Giornale di Sicilia si è fatta forse un po’ di confusione – afferma la presidentessa della Laica Liliana Signorello – forse perchè si è fatto riferimento ad una vecchia organizzazione del canile, dove gli operatori preposti agli accalappiamenti erano ancora i dipendenti comunali e non i volontari dell’associazione”.

La Signorello fa sapere di essere disponibile ad incontrare il signor Mendola, per trovare una soluzione, anche se, a causa del sovraffollamento, al momento il canile non è autorizzato al prelievo di altri animali. “Ci preme incontrare il signor Mendola – ha affermato la presidentessa Liliana Signorello – per avere maggiori informazioni e magari provvedere a spostare in zone diverse, quegli animali che in branco possono avere dei comportamenti potenzialmente pericolosi. Essere animalisti non vuol dire, come erroneamente si può pensare, non avere a cuore la sicurezza dei cittadini, soprattutto dei bambini”.

Egidio Morici
http://www.500firme.it/

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