usura

L’incredibile storia di Bennardo Mario Raimondi, artigiano palermitano, messo sul lastrico dagli usurai, e abbandonato dalle nostre istituzioni.

Non vorremmo mai scrivere e portare alla ribalta fatti come questo che stiamo per affrontare, in un paese che si definisce democratico e civile come in teoria dovrebbe essere il nostro. Una storia che ha dell’incredibile, ma che incredibile non è. Bennardo Mario Raimondi è un piccolo artigiano palermitano e lavora, sarebbe meglio dire lavorava, nel settore della ceramica. Nel 2000, per una serie di motivi, la sua piccola realtà artigianale, entra in crisi. Raimondi ha un figlio disabile che necessità di cure, un padre anziano che soffre di varie patologie e necessità anch’egli di assistenza, inoltre ha contratto un mutuo per pagare la casa dove vive.

A quel punto Raimondi, dopo aver bussato a varie porte per accedere alla possibilità di avere altro credito, da quelli che dovrebbero elargire prestiti e fidi legali, le banche, ma che regolarmente oggi risultano i primi a praticare tassi da usura nei crediti che raramente concedono a chi «santi in paradiso non ha», si vede costretto a dover scegliere la strada più breve e finisce nelle mani di abili strozzini, di cui il capoluogo palermitano di certo abbonda. Chiede in prestito la cifra di 40 milioni di vecchie lire (20.000 euro di adesso). Mentre svolge la sua attività, per cercare di riportare alla normalità la sua vita, il destino si accanisce contro di lui: nel giro di pochi mesi gli muore un fratello e un figlio di appena due mesi. La sua vita è sconvolta da questi eventi ed è costretto per alcuni periodi a occuparsi di altri problemi e non può svolgere il proprio lavoro.

Ovviamente da quel momento inizia un vero e proprio calvario, da cui Raimondi non riuscirà più ad emergere: la cifra per il rientro, nel giro di poco tempo, si triplica; l’artigiano ovviamente non riesce a far fronte a questa mole di interessi e non potendo “onorare” il debito, iniziano le forti pressioni e le minacce. In casi come questi, chi incappa nelle maglie dello strozzino, difficilmente riesce ad uscire e la lucidità sparisce del tutto: Raimondi, cerca di “diversificare” il credito, e lo fa nell’unico modo che una persona disperata può trovare, conscio o non conscio poco importa quando si tratta di vita o di morte, e si rivolge ad altri “cravattari”. La situazione precipita , le minacce si moltiplicano e crescono d’intensità, gli rubano perfino l’auto per costringerlo a pagare. Raimondi ha paura di denunciare il tutto alla Polizia… E’ costretto a vendere la casa, chiudere l’attività e svende ogni cosa, ma non basta. Poi non vedendo più alcuna via d’uscita, dopo sei anni dal primo prestito a strozzo, decide di segnalare il tutto alle autorità competenti, convinto che le istituzioni si occuperanno di lui e lo “custodiranno” sotto la propria ala protettiva.

Povero illuso: gabbato un’altra volta. “Ho perso tutto e tutti – dichiara Raimondi – casa e attività; intorno a me si è creato il vuoto. Dopo avere collaborato con le forze dell’ordine e con la magistratura, oggi mi sento ridicolo, sfruttato, abbandonato, stanco e povero. Lo scorso anno, dopo avere reiterato le mie denunce e richiesto la riapertura delle indagini contro gli usurai, ho messo in vendita, provocatoriamente, un rene. Per questo sono stato minacciato addirittura di morte. Ho ricevuto qualche piccolo aiuto, ma nulla più e le minacce continuano. Avrei tanto lavoro da produrre, richiestomi da fornitori e amici, ma non posso neppure comprare la materia prima, l’argilla. Dunque, non avendo più cose da vendere e essendomi ridotto a elemosinare davanti alle chiese e certe volte a chiedere i soldi per la benzina per portare mio figlio a fare la terapia riabilitativa, ho deciso – e stavolta sono costretto a farlo davvero perché nessuno più mi aiuta – di mettere in vendita un rene. Non si può vivere così senza futuro, senza dignità. Devo garantire un minimo alla mia famiglia, e nonostante le ripetute minacce di morte, oggi non mi spavento di nessuno. Mi spavento solo del futuro che lo Stato, le associazioni o altri non garantiscono a persone che rischiano la vita per il rispetto della legalità e della propria dignità.” Esiste una legge antiusura, che constatato giudizialmente il reato di usura, dovrebbe aiutarlo finanziariamente, ma non gli è stato riconosciuto lo “status di vittima” anzi, si è sentito pure rispondere – come ci ha confermato per telefono – che un funzionario della nostra istituzione preposta per questi casi, gli avrebbe detto: “ma chi te lo ha fatto fare di denunciarli?”. Che altro aggiungere.

Oggi alle 17, dovrebbe essere ricevuto dal Presidente della Regione siciliana, Raffaele Lombardo e dal presidente della commissione Attività produttive Salvino Caputo.
Raimondi però non è fiducioso, ha imparato a proprie spese che la politica fa molto poco: “E’ una storia che ho già vissuto, sono stato chiamato dalla provincia e dalla prefettura; si riempiono la bocca di grandi parole e poi non accade assolutamente nulla, spariscono con estrema velocità”. Adesso però Bennardo Raimondi fa sul serio: quel rene che provocatoriamente aveva messo in vendita l’anno scorso, adesso è pronto a venderlo per davvero, del resto non sa che fare di diverso, se non accoratamente appellarsi sempre e comunque al popolo italiano, che si distingue per le grandi risposte di solidarietà che è capace di dare, al contrario della politica. Lo so è triste dover sempre attingere al cuore del nostro popolo, quello che si spacca la schiena ogni giorno per portare a casa ciò che serve per vivere, quel popolo che non esita a donare via sms per i terremotati dell’Abruzzo e di Haiti, quella gente italica che guarda con sdegno la misera piega che il nostro paese ha imboccato. Siamo noi l’unica vera speranza per noi stessi. Per questo abbiamo attivato un conto corrente in favore di Bennardo Mario Raimondi, perché noi italiani siamo la sola unica speranza per ricevere un aiuto concreto: pochi magari, maledetti ma subito.

Gaetano Baldi
per liberoreporter.it