Lo scorso agosto qualcuno aveva dato alle fiamme gran parte degli ulivi nel terreno del boss palermitano Gaetano Sansone, dopo che era stato già affidato a “Libera” nell’attesa che possa costituirsi una cooperativa per gestirlo. Ma gli ulivi superstiti sono stati comunque generosi e venerdì scorso a raccogliere le olive che diventeranno l’olio di Libera c’erano tanti studenti, insieme ai rappresentanti della stessa associazione e ad esponenti dell’amministrazione comunale.

Presente anche il questore Giuseppe Gualtieri, che ha fatto un appello a non cedere al ricatto del caporale mafioso di turno, e a seguire l’esempio di Libera, rompendo “con certe logiche di schiavitù mafiosa”.

Interessanti le parole di Umberto di Maggio, responsabile regionale di Libera Terra: “Sono dei piccoli segni, ma è il potere dei segni contro i segni del potere. Il problema non è soltanto Matteo Messina Denaro, diciamocelo, ma è molto più esteso; quest’anno Libera si batterà contro la corruzione”.
Un compito molto arduo, soprattutto alla luce della recente proposta di scioglimento per inquinamento mafioso del vicinissimo comune di Campobello di Mazara, avanzata dal prefetto Trotta al ministro Maroni, che però non ha avuto ancora seguito.

Il Sindaco di Castelvetrano, Gianni Pompeo, presente alla manifestazione insieme all’ingegnere Giuseppe Taddeo e all’assessore alla pubblica istruzione Giovanna Errante Parrino, promette invece di sfilare con gli studenti in un corteo festoso, non appena arresteranno Matteo Messina Denaro.

L’attenzione di “Libera” non potrà che mantenersi comunque alta, visto l’impegno di formare insieme al Comune di Castelvetrano una cooperativa con “Avviso Pubblico” (associazione di Enti Locali e Regioni per la formazione civile contro le mafie) per gestire i terreni confiscati alla mafia. Questo perché, anche se oggi va tutto bene, non si potrebbe certo escludere che in futuro anche il comune di Castelvetrano potrebbe diventare oggetto di infiltrazione mafiosa.
Al di là di tutto però, la risposta c’è stata. Anche i simboli sono importanti, quando società civile ed istituzioni fanno la loro parte. E la forza di questo simbolo è forse ancora più potente di quanto si possa immaginare. Infatti Gaetano Sansone, al quale il terreno è stato confiscato, è stato vicino di casa di Riina, favorendone la latitanza, in via Bernini a Palermo: un fiancheggiatore, come quei diciannove arrestati nell’operazione “Golem 2”.

Essere lì, in quell’uliveto, è stato anche simbolo di quella parte di persone per bene che si sente distante anni luce da coloro che hanno coperto la latitanza di Messina Denaro. Castelvetranesi, nelle associazioni, nella società civile, nelle forze dell’ordine e nelle istituzioni, che simbolicamente hanno anche espresso la loro condanna per ogni forma di sostegno alla latitanza del boss. Un segno importantissimo, in netto contrasto con quelle parole così inquietanti pronunciate da un fiancheggiatore castelvetranese, intercettate dall’instancabile lavoro delle forze dell’ordine durante l’operazione “Golem 2”: “Gliel’ho detto un mare di volte! Me ne vado con lui (Matteo Messina Denaro, ndr)! Tanto a mio figlio non gli manca niente! Mia moglie lo stipendio ce l’ha!”
Ci piace pensare che i desideri di tutti coloro che erano presenti a quella manifestazione (e non solo), andassero in direzione completamente opposta.

Egidio Morici
per l’Isola del 12/11/10