Riceviamo e pubblichiamo la replica di Egidio Morici (in foto) alla lettera aperta scritta dalla famiglia Radosta Chinzi e pubblicata su questo blog lo scorso 5 agosto.

egidio-morici-trerForse i titolari di T.R.E.R. avrebbero preferito il silenzio sui numerosi licenziamentidi una riorganizzazione aziendale che, come affermano, vuole rimanere sul mercato con un format nuovo e più snello.

Ma dato che così non è stato, hanno pensato di reagire al mio articolo con una curiosa replica, dove si parla di tutto tranne che dei licenziamenti dei propri dipendenti e delle loro tutele.
Hanno scelto di non dare spiegazioni e,  in modo un po’ grossolano, se la sono presa con chi ha reso noto ciò che doveva rimanere nascosto.
E allora il diritto di cronaca è stato scambiato per “critica sull’operato di una famiglia che ha dato tanto alla città di Castelvetrano”.
 
Il modello del padre benevolo che dà lavoro alla gente è molto diffuso. Da tempo immemore, in tanti settori si sentono frasi del tipo “se la barca va a fondo, va a fondo per tutti”, secondo l’assunto che i sacrifici non possono che essere collettivi. Ed in questo caso effettivamente lo sono, a giudicare dal numero sempre crescente dei dipendenti lasciati a casa. Sono cose che capitano, soprattutto se si vuole un format più snello.
Il fatto che la cosa sia stata portata a conoscenza di più persone però non c’entra nulla con la critica, visto che non ho espresso alcun giudizio. Personalmente, ho solo descritto una situazione, informando la comunità (nel mio piccolo, quindi senza pretese).
Ma anche se avessi criticato, sarebbe stato nel mio diritto farlo. E’ una cosa ancora permessa dalla Costituzione.
Ad ogni modo non sta a me sindacare le scelte degli imprenditori. Non ne avrei il titolo e non intendo certo acquisirlo attraverso le lezioni di impresa gratuite che mi sono state simpaticamente offerte dai titolari. Credo proprio che non sarei tagliato per le scelte “forti” che incidono anche sul futuro degli altri.
 
Il mio articolo non voleva affatto parlare male della classe imprenditoriale castelvetranese, né tantomeno dei proprietari di T.R.E.R. che, in un periodo difficile sono stati costretti a fare delle scelte impopolari.
Credo che, per quanto dolorose, si sia trattato di valutazioni obbligate che però in qualche modo non hanno violentato la dignità dei dipendenti.
Non come certi imprenditori del marsalese che, qualche anno fa sono stati denunciati per estorsione, perché consegnavano al lavoratore un assegno con la cifra corretta, costringendolo però a scambiarlo in banca e restituire una parte del denaro in contanti.
Egidio Morici