Oggi ricorre l’anniversario della strage di Bologna. Uno degli atti terroristici più gravi nel secondo dopoguerra. Previsto un minuto di silenzio alle 10.25.

I parenti delle vittime aspettano da 32 anni la verità e in questo giorno riaffiorano i ricordi tra rabbia e dolore di chi il 2 agosto 1980 ha perso genitori, figli o amici e ancora non conosce nomi e volti dei mandanti di questa strage.

Alla cerimonia parteciperà anche il ministro dell’Interno Anna Maria Cancellieri. Il titolare del Viminale, che ha ricoperto la carica di commissario straordinario del capoluogo emiliano per oltre un anno, torna in città e sarà accolto dal presidente dell’associazione dei parenti delle vittime Paolo Bolognesi, nella sala del consiglio comunale assieme al sindaco Virginio Merola.

Siamo molto contenti che sia la Cancellieri a rappresentare il governo – ha spiegato Bolognesi – e anche lei si è detta molto contenta di stare assieme a noi. Tra l’altro mi ha promesso che arriverà con delle risposte, speriamo sia la volta buona». I familiari delle vittime chiedono da anni al governo chiarezza sulla ricerca dei mandanti, come è stato rimarcato anche per il 32esimo anniversario, nel manifesto che accompagna le celebrazioni del 2012: «La strategia delle stragi dal dopoguerra ad oggi ha impedito all’Italia di divenire una democrazia compiuta. È nel cuore torbido delle istituzioni che vanno cercati i mandanti.

Fasi Giudiziarie

Nell’immediatezza dell’attentato la posizione ufficiale sia del Governo italiano, allora presieduto dal Senatore democristiano Francesco Cossiga, che delle forze di polizia fu quella dell’attribuzione dello scoppio a cause fortuite, ovvero all’esplosione di una vecchia caldaia sita nel sotterraneo della stazione; tuttavia, a seguito dei rilievi svolti e delle testimonianze raccolte sul luogo dell’esplosione, apparve chiara la natura dolosa dell’esplosione, rendendo palese una matrice terrorista, che contribuì ad indirizzare le indagini nell’ambiente del terrorismo nero.

L’Unità nella edizione del 03 agosto attribuiva la responsabilità dell’attentato all’area fascista.

Già il 26 agosto 1980 la Procura della Repubblica di Bologna emise ventotto ordini di cattura nei confronti di militanti di estrema destra dei Nuclei Armati Rivoluzionari: Roberto Fiore e Massimo Morsello (futuri fondatori di Forza Nuova), Gabriele Adinolfi, Francesca Mambro, Elio Giallombardo, Amedeo De Francisci, Massimiliano Fachini, Roberto Rinani, Giuseppe Valerio Fioravanti, Claudio Mutti, Mario Corsi, Paolo Pizzonia, Ulderico Sica, Francesco Bianco, Alessandro Pucci, Marcello Iannilli, Paolo Signorelli, PierLuigi Scarano, Francesco Furlotti, Aldo Semerari, Guido Zappavigna, GianLuigi Napoli, Fabio De Felice, Maurizio Neri. Vengono subito interrogati a Ferrara, Roma, Padova e Parma. Tutti saranno scarcerati nel 1981.

Fasi principali del processo:

19 gennaio 1987: inizio del processo di primo grado
25 ottobre 1989: inizio del processo d’appello
18 luglio 1990: pronuncia della sentenza, gli imputati sono tutti assolti dall’accusa di strage
12 febbraio 1992: le Sezioni Unite Penali della Corte di Cassazione dichiarano che il processo d’Appello dev’essere rifatto, in quanto la sentenza viene definita illogica, priva di coerenza, non ha valutato in termini corretti prove e indizi, non ha tenuto conto dei fatti che precedettero e seguirono l’evento, immotivata o scarsamente motivata, in alcune parti i giudici hanno sostenuto tesi inverosimili che nemmeno la difesa aveva sostenuto
ottobre 1993 inizia il secondo processo d’appello
16 maggio 1994: pronuncia della sentenza che conferma l’impianto accusatorio del processo di primo grado
23 novembre 1995: pronuncia della sentenza della Corte di Cassazione che conferma quella del secondo processo d’Appello.

Condanne

Lentamente e con fatica, attraverso una complicata e discussa vicenda politica e giudiziaria, e grazie alla spinta civile dell’Associazione tra i familiari delle vittime della strage alla stazione di Bologna del 2 agosto 1980, si giunse ad una sentenza definitiva della Corte di Cassazione il 23 novembre 1995. Vennero condannati all’ergastolo, quali esecutori dell’attentato, i neofascisti dei NAR Giuseppe Valerio Fioravanti e Francesca Mambro, che si sono sempre dichiarati innocenti, mentre l’ex capo della P2 Licio Gelli, l’ex agente del SISMI Francesco Pazienza e gli ufficiali del servizio segreto militare Pietro Musumeci e Giuseppe Belmonte vennero condannati per il depistaggio delle indagini.

Il 9 giugno 2000 la Corte d’Assise di Bologna emise nuove condanne per depistaggio: 9 anni di reclusione per Massimo Carminati, estremista di destra, e quattro anni e mezzo per Federigo Mannucci Benincasa, ex direttore del SISMI di Firenze, e Ivano Bongiovanni, delinquente comune legato alla destra extraparlamentare. Ultimo imputato per la strage è Luigi Ciavardini, con condanna a 30 anni confermata nel 2007. Anche lui continua a dichiararsi innocente.

Eventuali mandanti della strage non sono mai stati scoperti.