spatuzza

Sulla questione Spatuzza-Graviano si sono accumulate svariate opinioni, rischiando però di perdere di vista i fatti. I fatti in questo caso sono composti da dichiarazioni, da nomi e da cognomi.
I Graviano sono quattro fratelli: Benedetto, Filippo, Giuseppe e Nunzia. Ma col termine “fratelli Graviano” si fa però riferimento a Filippo e Giuseppe, i componenti più famigerati della famiglia.

In questo caso è basilare capire chi dei due fratelli ha detto che cosa, dove e quando.
Il 4 dicembre 2009, durante il processo d’appello a Dell’Utri, già condannato in primo grado a 9 anni per “concorso esterno in associazione di tipo mafioso”, Gaspare Spatuzza viene sentito dalla Corte in qualità di imputato di reato connesso e collaboratore di giustizia e dichiara di aver avuto nel ‘93 un colloquio con Giuseppe Graviano a Roma, prima del fallito attentato all’Olimpico contro i Carabinieri.

Aveva una espressione gioiosa…mi disse che avevamo chiuso tutto e ottenuto quello che cercavamo – dice Spatuzza – Questo anche grazie alla serietà di quelle persone che avevano portato avanti questa storia, che non erano come, scusate il termine, quei quattro crasti dei socialisti, che si erano presi i voti dell’88/89 e poi ci avevano fatto la guerra. E mi ha fatto i nomi di due soggetti: Berlusconi, e qui venni a dire al Graviano se era quello del canale cinque, Graviano mi disse che era quello del canale cinque, aggiungendo che con lui c’è di mezzo un nostro compaesano, Dell’Utri.
Grazie alla serietà di queste persone ci avevamo messo noi praticamente il Paese nelle mani.

A questo punto, visto che si era chiuso tutto e avevamo risolto tutto, cerco di fare leva per una questione mia personalissima, perché noi accusiamo Totuccio Contorno per l’uccisione del papà di Giuseppe Graviano, Michele Graviano, e da Giuseppe Graviano mi è stato riferito che Contorno era responsabile anche della morte di mio fratello Salvatore. Quindi gli dissi: ‘Giuseppe, colpiamo Contorno, una volta che siamo qui e abbiamo chiuso tutto’. Poi Giuseppe Graviano mi disse che l’attentato contro i carabinieri si doveva portare a termine e con questo si doveva dare il colpo di grazia”.
Il Procuratore Generale chiede di chiarire meglio il perché Giuseppe Graviano non diede seguito alla sua richiesta di “colpire” Totuccio Contorno.
E Spatuzza chiarisce:
“Io dissi a Giuseppe Graviano ‘Giusè, colpiamo a Contorno una volta che siamo qua’. Eravamo a Roma, sapevamo dove abitava, sarebbe stata una cosa facile facile, ma lui mi disse che c’era il problema dell’esplosivo, perché doveva essere diverso rispetto a quello che usavamo normalmente e poi qualcun altro si era mosso, uccidendo due carabinieri in Calabria
”.

Nell’udienza dell’11 dicembre 2009, i magistrati vogliono fare qualche domanda a Giuseppe Graviano. Non che si aspettassero granché, perché sanno benissimo qual è la differenza tra un collaboratore di giustizia (uno che parla) e un mafioso irriducibile (che ovviamente non parla).
Giuseppe Graviano è presente in videoconferenza e il giudice gli chiede:
“Cosa vuol fare, vuole rispondere o vuole avvalersi della facoltà di non rispondere?”.
Giuseppe Graviano: “Mi scusi signor presidente, io stamattina ho inviato… ho affidato un manuale… ed è stato inviato alla signoria vostra e lì ho scritto tutto quello che io avevo da dire… Io dico che per il momento non sono in grado di essere sottoposto ad interrogatorio, quando il mio stato di salute me lo permetterà sarò io stesso a informare la signoria vostra, come ho detto ai procuratori di Firenze”.
Procuratore Generale: “Si, ma sostanzialmente lei allora cosa ci dice? Si avvale della facoltà di non rispondere?
Giuseppe Graviano: “Si, per il momento io non sono in condizioni… lei avrà letto il manuale che ho inviato stamattina, il mio stato di salute non mi permette per adesso di…”
Procuratore Generale: “Si, l’ho letto, questo è un discorso che sarà valutato se il suo stato di salute non le permette… ma noi prendiamo atto della sua facoltà, la legge le dà facoltà, di non rispondere, quindi lei si avvale, allo stato, di questa facoltà. Ne prendiamo atto e credo che qui chiudiamo, non c’è altro da fare”.
Giuseppe Graviano: “La ringrazio, buongiorno”.

Nessuna smentita. Al posto di dire “si, è vero, l’ho detta” oppure “no, non ho mai detto una cosa simile”, Giuseppe Graviano si dilunga sul fatto che il suo stato di salute non gli permette di essere sottoposto ad interrogatorio e che parlerà quando starà meglio.

Spatuzza però, sempre nell’udienza del 4 dicembre, aveva anche dichiarato che nel carcere di Tolmezzo, nel 2004, il fratello Filippo gli aveva detto: “se non arriva niente da dove deve arrivare, è bene che anche noi cominciamo a parlare con i magistrati”.
È questa la frase che Filippo Graviano, anche lui mafioso irriducibile come il fratello, nell’udienza dell’11 dicembre, nega di aver detto a Spatuzza, dicendo che gli mancavano solo due mesi al fine pena e che non avrebbe avuto motivo di chiedere qualcosa a qualcuno, “non sono il tipo… mi sono lontane queste cose”.

Riassumendo, abbiamo due frasi diverse, dette in momenti diversi, da due fratelli diversi.
La prima la potremmo chiamare “la frase con Berlusconi e Dell’Utri”, detta nel ’93 da Giuseppe Graviano, il quale non smentisce e non conferma, perché dice che parlerà appena starà meglio.
La seconda, “la frase del se non arriva niente da dove deve arrivare”, detta dal fratello Filippo nel 2004, che oggi nega di averla detta.
Oltre alle frasi ci sono le persone:
Gaspare Spatuzza, collaboratore di giustizia;
Giuseppe e Filippo Graviano, mafiosi che non parlano o che negano;
I magistrati, che devono valutare la veridicità di tutte le dichiarazioni, sia dei mafiosi irriducibili che dei collaboratori di giustizia.

Certo, alcuni dicono che non si può dare credito ad uno stragista pluriomicida. Ed è vero. Nessuno gli affiderebbe il figlio per delle lezioni private di latino, ma se si vuol sapere qualcosa di più sulle stragi e sugli omicidi ai quali ha partecipato, è evidente che non si può chiedere al bottegaio sotto casa.
Se Spatuzza dice la verità oppure no, non sarà certo uno dei suoi capi a stabilirlo. Nemmeno a lui affideremmo nostro figlio per le lezioni private.

Egidio Morici
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