sanità siciliaSoffro di una dislipidemia ereditaria che mi porta a tenere sotto controllo le componenti lipidiche del sangue ogni sei mesi circa, con prelievi in regime di esenzione.

Stamattina mi sono recato presso un laboratorio di analisi cliniche convenzionato con la ASL di Castelvetrano per il solito prelievo, ma mi dicono subito che oggi le esenzioni non valgono. Mi chiedo se si tratti di una giornata particolare, un po’ come quelle domeniche in cui al cinema danno dei film campioni d’incasso e non valgono né gli omaggi, né le riduzioni. Parlo con l’analista, il dottor Salvatore Montoleone, e mi dice subito che non si tratta di una situazione che può essere circoscritta alla sola giornata di oggi.

Il problema sono i tagli dei fondi alle strutture specialistiche convenzionate. Praticamente non ci sono soldi per coprire le esenzioni”. A questo punto chiedo se, facendo il prelievo direttamente in ospedale, anche perdendo un po’ più di tempo, riesco a far valere la mia esenzione.

Il dottor Montoleone sorride: “Guardi, se pensa che questo sia un problema solo delle strutture convenzionate si sbaglia. In ospedale non le faranno il prelievo, per una ragione molto semplice: manca il personale. Le dirò di più: i tagli riguardano ogni tipo di esenzione, comprese le invalidità permanenti e le ISEE. Pensi che noi ricevevamo quasi una chiamata al giorno dall’ospizio, soprattutto d’estate. C’è gente che non può muoversi da casa e i medici che all’occorrenza si recano al loro domicilio fanno parte di strutture convenzionate”.


Dico – Mi sembra di capire che chi ha bisogno può solo chiamare il Pronto Soccorso…-
Per molti interventi di soccorso – prosegue il dottor Montoleone – si rende necessaria la presenza del medico sull’ambulanza. E indovini un po’ da dove viene questo medico?”.
– Dalle strutture convenzionate? –
Bravo. Ed essendo il personale dell’ospedale insufficiente a rispondere a tutte le esigenze sanitarie della gente, ho qualche dubbio sulla reale possibilità di pronti interventi con medico a bordo a seguito di chiamate da parte di anziani che non stanno bene”.
– Ma allora questa politica dei tagli non si riferisce al superfluo. Praticamente si sta limando pesantemente ciò che alla fine è necessario all’utenza. Apparentemente tagliare i fondi alle strutture convenzionate può sembrare una cosa sensata, ma se la sanità pubblica non è più in grado di sostituirla, alla fine è il collasso.-
Esatto. È tutta la sanità siciliana che ormai versa in uno stato fallimentare. Non è certo la limitazione dei fondi alle strutture convenzionate che può risolvere il problema. Così si incide negativamente proprio sulle fasce più deboli dell’utenza e non solo”.

Capisco ormai che l’ennesima casta politico-amministrativa sembra aver trovato un ottimo capro espiatorio per la propria sopravvivenza. E gli effetti di questo disastro sanitario, come al solito se li beccano proprio i cittadini.

Se penso che già nel 2006 la sanità siciliana aveva prodotto oltre 900 milioni di euro di debiti, senza parlare dei debiti degli anni precedenti, mi rendo conto di avere di fronte un sistema pubblico impossibile da governare, sfuggito al controllo da oltre un ventennio.
E’ evidente che le strutture convenzionate non sono per niente un’integrazione di quelle pubbliche per una maggiore capillarità nel territorio, ma una loro sostituzione! Tanto che l’80% delle prestazioni specialistiche di tutta la Sicilia viene erogato dalle 1600 strutture “convenzionate”.
Ecco che allora, dal punto di vista del cittadino, è come se questi tagli riguardassero direttamente la sanità pubblica.
Intanto, il comitato intersindacale della categoria ha indetto per domani 2 luglio una chiusura delle strutture ed una manifestazione a Palermo in piazza Indipendenza, a partire dalle 9,30, davanti alla Presidenza della Regione.

A me non rimane altro che fare il prelievo a pagamento, ma scelgo di ritornare un altro giorno. Oggi proprio non me la sento.
Saluto il dottore e mi allontano, pensando agli anziani, agli invalidi e a chi non riesce ad arrivare a fine mese. Li vedo costretti ad una immobilità che va oltre l’impedimento fisico.
E mi sento in castigo.

Egidio Morici
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