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E’ già disponibile in edicola il nuovo testo di Vito Marino, uno spaccato della nostra tradizione, con fatti ed episodi visti o vissuti in prima persona durante la giovinezza o sentiti raccontare da persone anziane. Ecco la prefazione dello stesso autore:

Quando una persona arriva ad una certa età ed ha risolto, essendo già in pensione, il problema sempre assillante del lavoro, il futuro incomincia a destare poco interesse, anzi direi una certa preoccupazione e si cerca di non pensarci.

Intanto il cerchio si stringe sempre di più e le persone care a poco a poco se ne vanno lasciando attorno soltanto il vuoto ed un mondo d’amati ricordi. Come un emigrante che sogna sempre la sua terra lontana, la mente, con crescente nostalgia ritorna al passato, all’infanzia così lontana, ma così viva e colorita dei sogni e delle speranze di allora: l’anima si riempie di struggente malinconia.

Si vorrebbe fermare il tempo, ritornare giovani e riprovare le gioie ed i dolori già vissuti, ma i sogni svaniscono presto e rimane la triste realtà. L’uomo però non si arrende mai e allora cerca altre vie per tornare al passato, raccogliendo foto, filmini, quaderni di scuola, cartoline, scrivendo rimembranze o poesie autobiografiche.

Qualcuno può interpretare queste riflessioni come nostalgie di persone anziane e niente di più; su questo non sono per niente d’accordo, non si può assolutamente creare il futuro dimenticando il passato. Il passato crea le solide fondamenta su cui costruire un avvenire migliore; è un mare d’esperienze, pagate anche a caro prezzo, da trasmettere ai più giovani per non commettere errori.

Durante le mie ricerche ho consultato internet e, in biblioteca, pubblicazioni d’autorevoli scrittori-ricercatori come il Pitré, Vigo, Favara, Salomone Marino, Cesare Abba e i Castelvetranesi G.B.Ferrigno, il Canonico Vivona e G.B.Noto, soltanto per documentarmi e citare certi avvenimenti storici e di cronache antecedenti alla mia nascita, poiché gli usi e costumi da loro citati, durante la mia infanzia erano già scomparsi o modificati.

Con un bagaglio carico di ricordi e d’appunti vari, presi giorno dopo giorno nel corso di diversi anni, su episodi visti o vissuti in prima persona durante la giovinezza o sentiti raccontare da persone anziane, voglio anch’io ritornare al mio passato, e nello stesso tempo scrivere un pezzettino di storia della nostra cara Sicilia, per far conoscere ai giovani, e ricordare a chi ha una certa età, le tradizioni popolari della nostra terra, oggi in disuso. Non ritengo assolutamente giusto portare con me nel nulla eterno le mie esperienze e conoscenze vissute in seno della scomparsa civiltà contadina.

Si è sempre sostenuto che la civiltà dell’uomo è iniziata con l’invenzione della ruota e che si è sviluppata con l’uso della scrittura. Con la scrittura, l’uomo ha avuto la possibilità di comunicare con popoli lontani nello spazio e nel tempo, lasciando messaggi ai posteri e leggendo quelli degli antenati. A mio giudizio, lasciare i propri pensieri e ricordi per iscritto ai posteri, rappresenta anche una battaglia vinta contro il nulla eterno.

Sono contento di essere nato a cavallo fra la vecchia civiltà contadina, scomparsa intorno agli anni ’50, e la moderna civiltà tecnologica del benessere e del consumismo; posso così ricordare la prima e fare il confronto con la seconda.

In questi argomenti non intendo fare una critica storica alla scomparsa civiltà, lascio questi compiti a chi ha fatto studi più particolareggiati; posso soltanto dire che si trattava di un mondo del tutto diverso, certamente povero e faticoso ma ricchissimo di valori umani, dove l’ambiente naturale era ancora rispettato e la famiglia patriarcale aveva il posto fondamentale nella società. In quella famiglia, sempre con numerosa prole e spesso conviventi tutti in un’unica stanza, c’era sempre posto anche per i vecchi genitori (lu tata o lu patri, e la matri, oppure: lu papà e la mamà) e per i nonni (lu tata ‘ranni e la matri ‘ranni o mamma ‘ranni, oppure semplicemente lu nannu e la nanna), e finanche per i bisnonni (nanni vavi o sbinnonni). Questi anziani, per la loro esperienza di vita e per la loro tarda età, meritavano e ricevevano rispetto ed ubbidienza da tutta la famiglia. Essi avevano un compito importante nell’educazione dei bambini: se pensiamo che la maggior parte della popolazione siciliana era analfabeta, spettava ai nonni con la loro pazienza ed esperienza, attraverso racconti di fatti da loro stessi vissuti o visti o sentiti, insegnare il saper vivere e a sopravvivere onestamente e dignitosamente anche alla povertà ed alle avversità della vita.

Durante l’inverno, seduti attorno al braciere con la carbonella accesa, i nipotini a bocca aperta, ascoltavano “li cuntura” (i racconti) della nonna, ricchi di morale e sani insegnamenti, dove il bene sconfiggeva sempre il male. Quanta semplicità in quel mondo scomparso, divorato dal tempo malvagio!
Purtroppo, in questo periodo storico, la donna doveva ubbidire ai voleri dei genitori o del marito e rispettare nella società diverse limitazioni. Si trattava di una società maschilista accettata tuttavia in maniera normalissima; nessuno si accorgeva di questo stato di cose, poiché non c’era un secondo termine di paragone con cui fare dei confronti. Anch’io mi sono reso conto di ciò solo molto più tardi, quando le usanze sono cambiate.
Nei miei ricordi d’infanzia (siamo nell’immediato dopo guerra) è sempre presente il bassissimo tenore di vita fra la maggioranza della popolazione. A questo stato di cose ci eravamo abituati; i mezzi di comunicazione di massa erano molto scarsi e non conoscevamo il benessere già raggiunto da altri popoli. Solo dall’America arrivavano notizie da parte dei numerosi siciliani lì emigrati; le lettere e i numerosi pacchi dono che arrivavano ci inducevano a fantasticare e a sognare: l’America era per noi un mondo di fiaba, qualcosa che andava oltre la realtà della vita.
Con il nascere della nuova civiltà del benessere cambiano i costumi, il modo di vivere, di pensare, di occupare il tempo libero, di lavorare, di giocare, di comunicare in seno alla famiglia e nella società; purtroppo incomincia a ¬disgregarsi il matrimonio, i legami familiari sono meno stretti, sorgono gli inquinamenti, i disastri ecologici, l’AIDS, i figli che uccidono i genitori per denaro, madri, che buttano nel cassonetto della spazzatura le loro creature appena nate, suicidi di ragazzi, la mucca pazza….
Gli argomenti da me trattati sono molto vari, ma tutti riguardano la passata civiltà contadina con particolare riferimento alla classe più umile della popolazione.
Per avere un’immagine più chiara su certi argomenti, basta visitare un museo della civiltà contadina. Mi rammarico moltissimo con il mio paese, che, essendo stato prettamente agricolo ed artigiano, non è riuscito a crearne uno racimolando anche parte del moltissimo materiale tuttora esistente e che va alla malora, accantonato nei magazzini dei privati cittadini.
Una volta, usi, costumi, vocaboli e flessioni dialettali, cambiavano da un paese ad un altro e addirittura da un quartiere ad un altro dello stesso paese. Ristagnavano e non si allargavano a causa della difficoltà della gente a spostarsi per carenze nei trasporti e per motivi economici e culturali. Pertanto posso prestare dichiarazioni in modo particolare sul mio paese, dove sono nato ed ho trascorso la maggior parte della mia vita.
Considero gli argomenti da me trattati delle realtà storiche, perché trattasi di vicende da me vissute in prima persona o perché mi sono pervenute da fonti attendibili di diversa provenienza.
Ho voluto titolare gli argomenti in dialetto, per rendere meglio evidente il loro contenuto e l’antica origine siciliana.

Vito Marino – breve biografia

Vito Marino, nato a Castelvetrano nel 1940, dove attualmente vive, diplomato ragioniere, ha frequentato la facoltà di economia e commercio, senza conseguire la laurea.
Pensionato delle Ferrovie dello Stato, si dedica alla pittura, alla poesia, alla narrativa in vernacolo, alla ricerca delle tradizioni popolari siciliane, al giornalismo dilettantistico, alla ricerca storica ed al canto corale.
-Ha partecipato a vari cori polifonici; attualmente fa parte del coro di parrocchia della SS. Annunziata di Castelvetrano e a quello diocesano di Mazara del Vallo.
-Per la poesia ha partecipato a vari concorsi, riscuotendo per sei volte il primo premio nei seguenti concorsi: -“Rima d’oro 1990” indetta da Radio Castelvetrano. -“X concorso Città di Monreale 1991”. -“San Martino delle Scale 1994”. -“I° Concorso di poesia A.L.A.P.A.F. di Bagheria 1995”. -“L’angolo del poeta Città di Vittoria 1997”. -“IV edizione Premio Poesia Città di Partanna 2000.
Inoltre ha riscosso numerosi altri premi minori e ha partecipato a recital e a diverse antologie di poesie.
-Per la narrativa ho riscosso per tre anni consecutivi il I premio al “Concorso Artistico Provinciale” indetto dal CRAL-SIP di Trapani.
Iinoltre, ha scritto direttamente in vernacolo 120 racconti, alcuni dei quali sono stati pubblicati sul sito www.castelvetranoselinunte.it e su “notiziario del belìce”.
-Per il giornalismo, ha già pubblicato centinaia di articoli nei giornali locali: “Belìce”, “Scirocco”, “Città mia”, Alta Marea. Attualmente collabora con i giornali “Opinione”, Kleos e Agave.
-Ha partecipato come relatore al convegno studi “Sacralità, Feste, Riti e Santi tra Selinunte e Castelvetrano” indetto nel marzo 2012 da Officina di Studi Medievali Mediterranee.