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Beni per un valore di oltre 22 milioni di euro sono stati sequestrati dalla Guardia di finanza di Palermo su provvedimento della sezione Misure di prevenzione del Tribunale di Trapani al boss mafioso latitante Matteo Messina Denaro o a persone ritenute a lui vicine. Sotto sigillo aziende commerciali, immobili, terreni e disponibilita’ finanziarie intestate o comunque riconducibili a persone vicine al latitante ritenuto il successore di Provenzano.

In particolare e’ stato disposto dal Tribunale il sequestro di beni e valori a carico di Mario Messina Denaro, 59 anni, cugino del latitante; Francesco Luppino, 55 anni; Angelo Vito Barruzza, 47 anni; Leonardo Bonafede, 79 anni; Salvatore Dell’Aquila, 50 anni; Franco Indelicato, 42 anni e Leonardo Ferrante, 65 anni. Secondo gli inquirenti avrebbero svolto “attivita’ di rilievo in seno alla famiglia mafiosa operante nel trapanese”, ma avrebbero soprattutto favorito la latitanza di Matteo Messina Denaro.


Avrebbero contribuito a “mantenere un costante collegamento tra il latitante con altre persone in liberta’ e anche con ex latitanti come i boss Salvatore e Sandro Lo Piccolo, svolgendo in questo modo funzioni di vitale importanza per la sopravvivenza e il funzionamento di Cosa nostra”.

I beni sottoposti a sequestro, direttamente riconducibili a queste persone anche se formalmente intestati a prossimi congiunti, sono costituiti da cinque immobili nel territorio di Castelvetrano (Trapani). Gli immobili sono riconducibili a Mario Messina Denaro.

Sequestrati anche quattro immobili e diversi terreni tra Castelvetrano e Partanna, riconducibili a Leonardo Ferrante; due immobili e un terreno situati tra Castelvetrano e Campobello di Mazara (Trapani) riconducibili a Francesco Lupino; un immobile e numerosi terreni a Campobello di Mazara, riconducibile a Salvatore Dell’Aquila; due immobili e terreni sempre tra Castelvetrana e Campobello di Mazara riconducibili a Leonardo Bonafede; due appartamenti tra Campobello di Mazara e Piacenza, riconducibili a Vito Angelo Barruzza; l’intero capitale sociale e relativo complesso di beni costituiti in azienda, di numerose ditte e societa’ operanti nel trapanese e numerosi rapporti in conto corrente, depositi, libretti al portatore ad alcuni degli indagati.

fonte. Adnkronos