Nell’ambito delle manifestazioni programmate in occasione della XIV Settimana della Cultura, il 21 aprile, al teatro Selinus di Castelvetrano si terrà un importante convegno che getterà sicuramente nuova luce su un eccezionale reperto, custodito presso il Museo Civico di Castelvetrano, la cosiddetta “stadera bizantina”. Tra i relatori, la dott.ssa Mirella Cancemi e l’archeologo Ferdinando Lentini.

La bilancia ha una sua intrinseca carica di suggestione che va al di là della funzionalità pratica dell’oggetto, richiamando quel senso di armonia e perfezione che sempre hanno stimolato la fantasia dell’uomo.

Questo strumento paradigmatico di equilibrio è divenuto simbolo per antonomasia della giustizia umana e divina, iconogramma della legge e anche, come appresso si ricorderà, delle deità mitologiche che simboleggiavano questa qualità (Temi, Astrea e, soprattutto, Minerva). Si può dunque affermare che la bilancia sia simbolo di civiltà, punto di passaggio da una società primitiva e asociale (dove non si sente il bisogno di “misurare” alcunché) ad una cultura più evoluta e articolata in senso socio politico ed economico.

Diversamente dall’apparecchio tradizionale, i cui pesi poggiati su un piatto indicavano il valore ponderale di quanto era stato collocato sull’altro, per le merci di maggiore ingombro e di minore pregio era usata la stadera, pare originaria della Campania dove l’avrebbero introdotta i Greci. Essa presentava una leva a braccia diseguali col fulcro, generalmente fisso, situato su una estremità e dotato di un gancio per l’impugnatura o per la sospensione a un qualche sostegno. Un contrappeso mobile, spesso, come nella nostra, a forma di protome, indicava, scorrendo sulla leva, il peso dell’oggetto posto sull’unico piatto ovvero attaccato ad un gancio, sia l’uno che l’altro applicati all’estremità della leva in prossimità del fulcro.

Per quanto riguarda la nostra stadera, come di recente ha fatto notare lo storico dell’architettura Angelo Curti Giardina al convegno Sacralità, feste, riti e santi tra Selinunte e Castelvetrano, essa, ritrovata nel mare prospiciente Triscina di Selinunte, è da mettere in relazione con quei sempre più frequenti ritrovamenti di brani di epoca cristiana – siano essi rovine di edifici, o oggetti – che testimoniano come, in età tardo-romana e bizantina, i resti della città di Selinunte e il suo vasto territorio, siano stati abitati da quel populus christianus che essendo sbarcato in terra di Sicilia dalle vicine coste d’ Ifriqiya, trovò rifugio tra le rovine parzialmente disabitate dell’antica colonia dorica. La stadera di Triscina ha infatti una particolarità mai riscontrata su altri strumenti di misura coevi: essa reca forgiata su alcuni elementi la croce patente, simbolo cristiano che ne attesta così la provenienza da un relitto mercantile di probabile origine bizantina del VII – VIII sec. d.C. […]”.

Ancora Angelo Curti Giardina – su uno studio ancora inedito sulla stadera di Triscina – nota come “[…] la completezza dello stato di fatto del reperto sia di notevole rilevanza, esso infatti sarebbe da annoverarsi forse come unico esempio di stadera bizantina di mirabile fattura ancora leggibile nella sua interezza, sia nei curatissimi particolari, che nell’espressione tutta “romea” – ossia dell’impero bizantino – delle stesse cifre incise sulla leva graduata a due scale, e a bracci diseguali; oppure ancora nel c.d. romano rappresentante il mezzo busto della dea Atena – Minerva, scelta in questo caso come simbolo mitologico della ponderazione, dell’uguaglianza, del giudizio, della ragione nonché della moderazione […]”.

Da tale studio, si evince inoltre che altri reperti simili – però di epoche vicine al nostro – sono stati portati alla luce in diverse località italiane e non, ad esempio a Brindisi all’interno del c.d. “Relitto di Punta Penne” si è rinvenuta una stadera romana completa di ogni elemento, con un contrappeso raffigurante proprio Minerva, oppure ancora si può osservare nel Museo di Santa Giulia a Brescia una collezione di pesi bronzei (I sec. a.C. – I sec. d.C.) provenienti da diverse stadere, alcuni raffiguranti Atena – Minerva, altri Dioniso – Bacco e uno Zeus – Giove. Ancora sul relitto della “Iulia Felix” al largo di Grado, la Soprintendenza del Friuli Venezia Giulia ha recuperato un peso di stadera raffigurante sempre una Minerva (II sec. d.C.), così come sul litorale di Karaburun in Turchia, un altro peso analogo (I-II sec. d.C.) è stato ripescato dagli archeologi dell’Università di Foggia.

Gli ultimi due reperti citati hanno notevoli somiglianze manifatturiere col nostro mezzo busto, essi infatti ritraggono Minerva coperta da un elmo che finisce con una circonferenza utile ad agganciare il peso alla leva.