In Sicilia anche i porti possono essere abusivi.

È il caso di Selinunte, frazione di Castelvetrano, poco distante da Triscina (ormai patria riconosciuta dell’abusivismo edilizio).

E se una casa costruita sulla spiaggia può essere frutto di un illecito da parte di un privato, nel caso del porticciolo turistico di Marinella di Selinunte le responsabilità sbiadiscono e si confondono sullo sfondo dei vari governi locali che si sono succeduti nel corso degli anni, tra barriere frangiflutti che diventano moli di attracco e strettissimi corridoi di cemento che diventano banchine.

“Il porto è abusivo aveva ammesso l’ex sindaco Gianni Pompeo – non è facile far funzionare una cosa abusiva”.
“Si tratta di una vasca sbagliata – aveva confermato l’ingegnere capo del Comune – non è un porto”.

Sarà per questo che da anni continua a riempirsi di alghe e sabbia. Ecco che allora ci vogliono centinaia di migliaia di euro per le bonifiche. Qualche esempio? 107 mila euro nel 2012, 148 mila euro nel 2010, 80 mila euro nel 2009, soltanto per citare quelle degli ultimi anni.

E poi ci sono i tentati rimedi “definitivi”. L’ultimo è il più creativo:
un varco nel molo di ponente, per fare uscire le alghe che entrano dall’imbocco principale. Costo? 86 mila euro. Da quel buco però non è mai uscita nemmeno un’alga. In compenso è entrata la sabbia e allora si è pensato ad una saracinesca da alzare o abbassare secondo le correnti. Costo? 30 mila euro. Ma la saracinesca è “sbagliata”, un po’ come la stessa vasca, perché non si abbassa fino in fondo e si ferma a pelo d’acqua. Per correre ai ripari il Comune è costretto a spendere qualcosa in più per posizionare delle rocce davanti al varco, in modo da tapparlo. Anche se sabbia e alghe sono passate lo stesso, attraverso le intercapedini tra le pietre, saturando una buona fetta di porto.

Niente di fatto. Altro giro, altra bonifica.
L’ultima, in ordine di tempo, quella avvenuta mentre si votava alle amministrative dello scorso maggio.
E qui la creatività dell’impresa che si è occupata dei lavori ha raggiunto vette considerevoli.
Dato che lo smaltimento delle alghe a discarica autorizzata costa parecchio, perché non scaricare tutto in un campo di ulivi? Detto, fatto! Il proprietario del terreno ha autorizzato, loro hanno scaricato le alghe, una trentina di alberi di ulivo sono morti, la forestale ha sequestrato e il titolare dell’impresa è stato denunciato.
Cose che capitano, è una questione di coerenza: ci si poteva aspettare uno smaltimento in regola in un porto abusivo?
Il tutto, ovviamente, con lavori di “somma urgenza” senza gara d’appalto, come quasi tutte le bonifiche che si sono succedute nel corso degli anni.

Infine, la ciliegina sulla torta: una gru per la movimentazione delle barche. Ogni porto che si rispetti deve averne una. E il porticciolo turistico di Selinunte, dal 2007, ce l’ha. E’ costata quasi 100 mila euro. Si dirà: bene, almeno c’è una cosa che funziona. E invece no, perché quel mostro blu e giallo non ha mai messo a mare nemmeno un gommone. Per le barche dei pescatori pare che sia troppo basso e i natanti vengono portati in acqua da un camion dotato di gru propria.
Ma nel 2010, dopo anni di inattività, dal Comune fanno un controllo e si accorgono che il mostro non funziona.

Che fare? Farlo riparare, ovviamente. Costo? 5.250 euro!
Nella relativa delibera si legge che “si rende necessario ed urgente provvedere alla manutenzione straordinaria della gru a bandiera al servizio dei pescatori e diportisti…”.
Da quella riparazione sono passati più di due anni. E quante barche ha sollevato il mostro? Nessuna.
Che sia abusiva anche la delibera?

Egidio Morici
e.morici@alice.it