pino veneziano

Quest’anno, il Premio Pino Veneziano, giunto alla dodicesima edizione, attraverso la rievocazione della figura del cantastorie e artista selinuntino, nel solco delle edizioni precedenti, intende celebrare la forza simbolica e spirituale del paesaggio, che all’interno del suggestivo Parco archeologico di Selinunte, sede del Premio, è anche risorsa ambientale, culturale ed economica.

Queste premesse hanno motivato la decisione di conferire il premio al poeta e scrittore Franco Arminio che con la sua attività di artista si è adoperato per valorizzare e rilanciare quei luoghi dell’entroterra spopolati in primo luogo dall’emigrazione e successivamente dall’urbanizzazione.

Di questa sua attività, che Arminio stesso chiama “paesologia”, parleremo venerdì 29 luglio, alle ore 21 – in occasione del conferimento del Premio –, anche in presenza di Fabrizio Barca, ex ministro per la Coesione territoriale, che ha coinvolto Arminio nella Strategia nazionale delle aree interne, e con Ignazio E. Buttitta docente di antropologia all’Università di Palermo e presidente della Fondazione “Ignazio Buttitta”.

Nella stessa serata, avremo modo di ascoltare Livio e Manfredi Arminio con delle musiche ispirate alla loro terra d’origine, l’Irpinia, e alcuni brani di Pino Veneziano liberamente rivisitati da Valentina Richichi, che per l’occasione presenterà pure dei suoi brani inediti. L’incontro prevede anche un cuntu di Gaspare Balsamo e la visione di Tracce, suoni e misteri, progetto artistico multimediale di Werner Cee, compositore e sound artist tedesco.

vinicio capossela selinunte

Vinicio Capossela | Foto Valerio Spada

La seconda serata del Premio, in programma lunedì 1 agosto, sempre alle ore 21, sarà dedicata all’incontro con Vinicio Capossela, cantautore e scrittore, estimatore di Pino Veneziano e della tradizione poetica e musicale cui il cantastorie selinuntino si richiama. Ed è proprio con il suo ultimo progetto discografico, Canzoni della Cupa, un album diviso in due parti – Polvere, «il lato esposto al Sole, il lato della ristoccia riarsa, su cui il grano è stato mietuto»; e Ombra, «il lato lunare, il lato dello sterpo e dei fantasmi» – che Capossela, attraverso un lavoro da speleologo sulla canzone popolare, propone un’indagine in un certo senso affine allo spirito del Premio che gli verrà assegnato, occupandosi in maniera molto personale delle sonorità e delle tradizioni canore dell’Alta Irpinia, partendo da Calitri, il paese in cui è nato.

La serata conclusiva del Premio vedrà pure la presenza del cantautore Rocco Pollina e di Giana Guaiana che, per l’occasione, proporranno alcuni loro brani e diversi classici di Pino Veneziano.
Sempre all’interno della programmazione del Premio, Franco Arminio e Fabrizio Barca cercheranno di scoprire e leggere il territorio della Valle del Belìce, incontrando le comunità di Sambuca di Sicilia (Palazzo Panitteri, giovedì 28 luglio, ore 19), Borgo dei Borghi 2016, e di Menfi (Casa Planeta, venerdì 29 luglio, ore 11).

pino veneziano 2

Franco Arminio | Foto Mario Dondero

La manifestazione è organizzata con il patrocinio dei comuni di Castelvetrano, Menfi e Sambuca di Sicilia, della Fondazione Ignazio Buttitta, della Rete Museale Belicina e dell’Assessorato ai Beni Culturali Ambientali e all’Identità della Regione Sicilia.

Ingresso Libero

——————–

Pino Veneziano nasce a Riesi il 2 luglio del 1933.

Durante la guerra, il padre carabiniere che ha prestato servizio prima a Castelvetrano e poi a Sciacca, abbandona la famiglia. Pino, interrompe la seconda elementare e comincia a lavorare come guardiano di capre e garzone di fornaio.
A 17 anni, con la madre e il fratello, si trasferisce a Castelvetrano, dove lavora come garzone nei bar. Agli inizi degli anni ’60 è cameriere a Selinunte e verso la fine del decennio, con due amici, apre il suo primo ristorante.
Impara a suonare la chitarra a circa 40 anni. Poco dopo scrive la sua prima canzone, “Lu sicilianu”.
Le altre vengono quasi una dopo l’altra: una trentina circa.
Negli anni ’70 e fino alla metà degli anni ’80 il ristorante Miramare, e poi il Lido Azzurro, diventano un punto di riferimento per la borgata di Marinella di Selinunte. Pino serve ai tavoli e poi canta le sue canzoni. Tra i suoi clienti ci sono anche Lucio Dalla e Fabrizio De Andrè, che lo vuole come spalla nel suo primo concerto in Sicilia.
Pino regala le sue canzoni anche alle Feste dell’Unità. Nel 1975 incide il suo primo e unico disco, “Lu patruni è suvecchiu” (Il padrone è di troppo), edito dai Circoli di Ottobre; il poeta Ignazio Buttita nella nota di copertina lo definisce: «Un cantastorie che fa politica e la sublima con la poesia».
Nell’estate del 1984 nel ristorante di Pino si ferma anche Borges, il quale si commuove ascoltando le sue canzoni che, per lui, non hanno bisogno di traduzione. Chiede anche di accarezzare il volto di Pino per “vederlo”.

Nel 1984 una compagnia di anziani di Riesi in gita a Selinunte, casualmente fornisce a Pino informazioni su suo padre che si trova in un casa di riposo a Gela. Quando va a trovarlo scopre che anche il padre suona la chitarra e canta motivi popolari.
Il 1986 è l’ultimo anno in cui Pino lavora al ristorante; intristito dalla morte della moglie (avvenuta nel 1980) e provato da una vita di fatica, per arrotondare la pensione fa il posteggiatore al Parco Archeologico di Selinunte. Continua, comunque, a scrivere canzoni
Muore il 3 luglio 1994, il giorno dopo il suo compleanno.