Appena qualche settimana fa il nuovo assessore ai lavori pubblici, Mimmo Signorello, aveva affermato con decisione: “E’ vero che la sabbia entra all’interno del porto, però il buco (varco nel molo, ndr) è servito a non fare entrare più le alghe, che erano il vero fastidio”.

Neanche un mese dopo però, una serata di maltempo ha aggiunto nuove alghe a quelle già presenti nei fondali del porto, fino a rendere gli accumuli molto visibili, soprattutto con il mare calmo. Intere zone dello specchio d’acqua si sono saturate, a dimostrazione che molto probabilmente il buco non è servito davvero a nulla.

Anche la sabbia avanza inesorabilmente, nonostante le rocce sistemate alla meno peggio davanti una paratia che non ha mai svolto la sua funzione, dal momento che non è mai stato possibile abbassarla fino in fondo.
Ormai, dentro il porto, si è formata una piccola spiaggia sulla quale i bambini giocano nelle belle giornate di mare calmo.
Insomma, tra alghe e sabbia, siamo di fronte ad un totale fallimento che ha ridotto di parecchio lo spazio per l’ormeggio dei pescherecci, con i comprensibili malumori dei pescatori stanchi di essere presi in giro. Anche se il problema non è solo dei pescatori, dal momento che le alghe che imputridiscono dentro l’acqua non proprio pulita, cominciano ad emanare cattivo odore che evidentemente non può essere apprezzato da turisti e villeggianti.

Ma quanto è costato ai cittadini questo procedere per tentativi ed errori, così distante da un’amministrazione efficiente in tempi di crisi?
Il foro prodotto nel molo è costato 86 mila euro, per la saracinesca che non si abbassa sono stati spesi altri 30 mila euro. Adesso, per rimuovere la sabbia pare occorreranno 75 mila euro, ai quali bisognerà aggiungere anche il costo della rimozione delle alghe e del suo smaltimento a discarica autorizzata. In tutto fanno 191 mila euro, esclusa la rimozione delle alghe.
Uno spreco considerevole di denaro pubblico, soprattutto se si pensa a tutti quei bambini in classe col cappotto, in certe scuole senza riscaldamento per tutto l’inverno.
Intanto i pescatori selinuntini, ormai esasperati, continuano ad essere convinti che occorrerebbe allungare il braccio del molo di protezione esterno di una cinquantina di metri, ma l’assessore Signorello ribatte che “sono i tecnici che devono vedere come si può fare”.
E alla luce degli ultimi risultati, non rimane davvero che incrociare le dita.

Certo, laddove non riesce il pubblico, può sempre provarci il privato. Magari è per questo che l’assessore ai lavori pubblici ha rivelato che l’amministrazione comunale vorrebbe “fare un progetto con privati per gestire nel miglior modo possibile il porto”. Il problema è che un soggetto privato non avrebbe alcun vantaggio a gestire una cosa che non funziona, sarebbe come proporre di gestire una pizzeria col forno distrutto e l’impianto idrico in malora.
Ma qui si tratta di un bene pubblico, per cui bisogna tenersi pronti.
Può accadere di tutto.

Egidio Morici
per L’isola del 16/04/2011