Ma non è che quello che si vuole mettere in discussione sia il valore della guerra, le gesta degli eroi, lo saggio della carneficina. Tutti sappiamo che, da quando l’umanità tenta di conservare la propria storia, sono le guerre, le conquiste ed i condottieri che ne punteggiano le vicende.

E’così! Così lontane sono le sere quando il tramonto del sole alle spalle dei templi di Selinunte, nel 409 A.C, compiva il suo percorso senza che lo sguardo dei selinuntini massacrati potesse più condividerne la magnificenza. Così vicina è talvolta la vivida eccitazione dei letterati, chini in solitario raccoglimento sui libri che ne narrano, così lontani dalla realtà, dagli odori della vita.

E neanche si può più affidare ai passi degli amanti sulla sabbia e al mancato riflesso ondulato dei loro corpi sull’acqua del mare, la descrizione ed il ricordo della felicità. Della perduta felicità. Effimero e labile com’è nelle sue tracce il piacere d’amore, questo si dissolve nello stesso attimo in cui vive solitario, senza lasciare traccia. Allora a cosa affidare la memoria “dell’uom mortale” se non al gesto che riferisce della sua fine, cioè alla morte? Ma alla morte stessa naturalmente, estrema sintesi dell’uomo guerriero, che ne coglie il senso proprio perché può incontrare, oltre ogni patto, oltre qualsiasi dissenso, la lacerante felicità di uccidere e di essere ucciso. E così, ricordato dai posteri e quindi assegnato all’unica possibilità di godere di qualcosa di eterno, così è raggiunto un’esaltante risultato.

Allora proviamo a dire basta con l’ipocrisia. I troni insegnano che il potere di distruggere lascia dietro di se tracce indelebili. Queste consentono di vivere in eterno viaggiando da una strage all’altra. Dunque smettiamo di esecrare la guerra ed il caos dei suoi effetti. Anzi prescriviamola come medicina omeopatica, come una grande orchestra in prova che va perfezionando l’esecuzione di un concerto sotto la guida di eccellenti maestri, in attesa della prima ed ultima esecuzione: l’esecuzione finale.

Medicina essenziale della cultura dell’umanità tale da consentire, nei libri di storia, di mantenere in eterno il vanto per gli eserciti vincitori ed i nomi dei loro condottieri, esaltandone le gesta ed il fiero spregio della vita. (però, che strano, in tempo di pace chi uccide è un criminale!) Restano i perdenti, ma perché parlare di loro, non ci sono più, sono scomparsi, furono e sono comparse, solo innumerevoli comparse, necessarie perché più alto possa essere amplificato il vanto e le urla dei vincitori!

“IN GUERRA E IN PACE”, saggio di Elvira Biondo e Vittorio Brusca, andrà in scena al teatro Selinus di Castelvetrano nel giorno di lunedi 11 dicembre alle 18.30, per il Corso di Coreografia Sperimentale che conclude così il suo primo anno di lavoro.