Dopo vent’anni finalmente deposta la lapide con la foto.

Pochi giorni dopo il funerale, la madre non sopportò la vista di quella che era stata deposta, prese un martello e la distrusse. Ieri, in occasione del ventennale della sua morte è stata realizzata una nuova lapide in memoria di Rita, ma a causa di problemi burocratici verrà deposta in un apposito spazio nel cimitero soltanto nei prossimi giorni. La messa di commemorazione è stata presieduta da Don Luigi Ciotti e il Vescovo della Diocesi di Mazara, monsignor Domenico Mogavero

Rita Atria nasce da una famiglia mafiosa a Partanna (TP), il 04/09/1974.

A undici anni perde il padre Vito, mafioso della famiglia di Partanna, ucciso da “cosa nostra”. Sono gli anni dell’ascesa dei corleonesi e della seconda guerra di mafia. Alla morte del padre, Rita si lega ancora di più al fratello Nicola ed alla cognata Piera Aiello (la quale ha sempre contestato al marito Nicola le frequentazioni). Nel giugno 1991 Nicola Atria verrà ucciso dai mafiosi. Sua moglie Piera Aiello decide dunque di collaborare con la giustizia.

Rita Atria, a soli 17 anni, nel novembre 1991, decide di seguire le orme della cognata, cercando, nella magistratura, giustizia per quegli omicidi, raccontando tutto ciò che vedeva e sentiva in casa propria e raccontando tutto ciò di cui era a conoscenza all’allora Procuratore Capo di Marsala, il giudice Paolo Borsellino al quale si legò come ad un padre.

Piera e Rita sono due donne innocenti che decidono con coraggio di dissociarsi dal sistema criminale in cui si ritrovano.

Alla notizia dell’uccisione il 19 luglio 1992 di Paolo Borsellino, una settimana dopo il 27 luglio 1992, Rita deciderà di lasciarsi cadere nel vuoto dal settimo piano in Viale Amelia a Roma , località segreta dove si trovava secondo il programma di protezione per i Testimoni di Giustizia.

Ora che è morto Borsellino, nessuno può capire che vuoto ha lasciato nella mia vita.

Tutti hanno paura ma io l’unica cosa di cui ho paura è che lo Stato mafioso vincerà e quei poveri scemi che combattono contro i mulini a vento saranno uccisi. Prima di combattere la mafia devi farti un auto-esame di coscienza e poi, dopo aver sconfitto la mafia dentro di te, puoi combattere la mafia che c’è nel giro dei tuoi amici, la mafia siamo noi ed il nostro modo sbagliato di comportarsi. Borsellino, sei morto per ciò in cui credevi ma io senza di te sono morta.

RITA ATRIA

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foto di Sarah Nilo