E’ un episodio tutto da chiarire, per adesso non ci sono elementi certi con collegamenti al boss latitante Matteo Messina Denaro o a qualcuno dei suoi favoreggiatori, ci sono però due clamorosi arresti che suscitano inquietudine e fanno capire in che maniera un capo mafia latitante possa restare latitante, per 17 anni come è nel caso del boss belicino.

La Procura antimafia di Palermo, i pm Marzella e Guido, hanno chiesto e ottenuto dal gip Michele Alaimo l’arresto di due tecnici specializzati nella collocazione di “cimici” e “video camere” di quelle impiegate per le classiche intercettazioni. Sono il messinese Vincenzo Portali di 33 anni, titolare di una società specializzata in questo campo, e un suo dipendente, il mazarese Michele Messina, di 30 anni.

Sono accusati di furto, con l’aggravante di avere favorito Cosa Nostra. Sono stati arrestati dai Ros dei carabinieri. In sostanza loro non avrebbero collocato delle video camere, come sono specializzati fare, ma ne avrebbero rimosse tre, poste su luoghi di Campobello di Mazara, nel trapanese, strategici secondo la Procura antimafia di Palermo a proposito delle ricerche del boss. Le telecamere erano puntate sulle abitazioni di Franco Luppino, il famoso zio Franco che teneva i contatti tra le cosche di Messina Denaro e i Lo Piccolo quando questi erano latitanti, e sulla casa di Salvatore Messina Denaro, il fratello del latitante. Tre telecamere rimosse attorno al settembre del 2008.

La scoperta è stata fatta dai carabinieri che di colpo videro interrompersi i collegamenti per poi riprendere da tutt’altra parte, l’errore degli arrestati quello di usare le originarie schede collocate nelle telecamere rubate poi in loro attrezzature. Non c’entra la concorrenza sleale tra società specializzate nelle intercettazioni, non c’entra la volontà di coprire il boss, l’episodio resta misterioso e tutto da chiarire, i due arrestati intanto si scaricano a vicneda la responsabilità dell’accaduto. E magari Messina Denaro se la ride di questi “incidenti” di percorso che capitano agli investigatori.

Rino Giacalone
per Antimafia Duemila