Per avversare l’approvazione del DDL “Orlando” del Governo le Camere penali italiane, dopo l’astensione proclamata lo scorso mese di marzo, rinnovano l’astensione dalle udienze penali dal 10 al 14 aprile 2017 con tutti i processi rinviati e i palazzi di giustizia bloccati.

Le caratteristiche del provvedimento governativo di modifica normativa che gli avvocati ritengono assolutamente inaccettabili, sono la sospensione dei tempi della prescrizione nel corso del giudizio per ulteriori tre anni e l’ampliamento dei casi di processo a distanza per l’imputato attraverso la video conferenza.

In un Paese civile che non sia soggetto a continui richiami di responsabilità da parte delle Corti di giustizia europee, sarà necessario assicurare che i procedimenti penali abbiano una ragionevole durata che non mortifichi i diritti delle parti processuali che non possono attendere anni prima di avere giustizia.

Lo Stato è doverosamente obbligato ad assicurare efficienza dell’amministrazione della giustizia penale senza nascondere la propria inefficienza dovuta alla lentezza dell’apparato giudiziario, dilatando ancora una volta i tempi della prescrizione dei reati.
Il cittadino deve saper contare su tempi certi ed accettabili entro i quali la Giustizia dovrà provvedere a giudicarlo, attraverso maggiori investimenti, assunzioni, impiego di uomini e mezzi che rendano più efficiente e rapida la macchina della giustizia italiana.
Appare evidente ed aperta violazione dei principi costituzionali e convenzionali del contraddittorio e della immediatezza, l’ampliamento dell’utilizzo dello strumento della video conferenza al protagonista del processo penale che da imputato detenuto non gli verrà garantita la presenza fisica in aula penale, costretto a seguire il processo che magari deciderà della sua vita su un piccolo schermo, ed a comunicare durante l’udienza con il proprio avvocato solo telefonicamente.
“Criticabile è anche la scelta di proporre, in sede di approvazione del disegno di legge, il voto di fiducia, con soppressione del doveroso dibattito parlamentare in materie attinenti i diritti dei cittadini e paradigmatica di un modo di intendere la Giustizia come strumento di difesa della collettività piuttosto che di tutela delle garanzie, dimenticando che l’una non può esistere senza l’altra”.
La culla della cultura giuridica e dei principi costituzionali, diventerebbe un’italietta che vuole scimmiottare altre realtà anglosassoni ma senza possedere quelle capacità di pragmatica efficienza che non si guadagnano certamente con ritocchi al rialzo di termini e mortificazioni della tutela dei cittadini, ma con olio di gomito impegnando gli organi dello Stato alle vere riforme strutturali di un sistema giudiziario che ormai sta sempre più perdendo la fiducia dei cittadini.

Avv. Franco Messina, presidente della scuola territoriale di Marsala
Avv. Francesco Moceri, vice presidente della Camera penale di Marsala