Solo oggi voglio condividere con voi, se ne avete voglia, una riflessione su quanto accaduto ieri a risultato acquisito e ad urne chiuse. 

Difatti, durante questo lungo periodo di campagna referendaria non ho volutamente preso posizione, da istituzione dello Stato ho ritenuto opportuno fare in questo modo, né ho partecipato a manifestazioni a favore o contro la riforma.

Felice ErranteAi tanti amici che mi hanno chiesto suggerimenti o indicazioni di voto ho sempre suggerito di approfondire le modifiche contenute nella proposta di revisione. Da cittadino italiano ho espresso il mio voto tentando di non rimanere coinvolto in un vortice da campagna elettorale che avrebbe potuto alterare il mio giudizio.

A mio modesto avviso ho fatto quello che ognuno avrebbe dovuto fare in ossequio all’art.138 della nostra carta costituzionale, cioè esprimere un giudizio positivo o negativo su un progetto di riforma della costituzione, proposto dal governo ed approvato ritualmente da entrambe le camere, salvo a non ottenere nella seconda votazione la maggioranza dei 2/3 dei componenti, che se si fosse raggiunta, ci avrebbe privato la partecipazione al referendum confermativo.

Ho partecipato quindi al processo di revisione costituzionale tentando, con il mio voto, di rendere un servizio alla Nazione che mi chiamava a valutare come positivo, o come negativo il progetto di riforma. Questo ho fatto e penso di avere votato bene. Mi sia concesso tuttavia osservare che solo una ristrettissima cerchia di cittadini, non sarei in grado di indicarne la percentuale, domenica ha espresso il proprio voto dopo una serena e ragionata valutazione della proposta referendaria.

I più hanno affidato il proprio giudizio dando allo stesso il peso che meglio di altri interpretava il sentimento del momento. Rabbia, antipolitica, demagogia, populismo, appartenenza partitica, carrierismo, sopravvivenza politica, ambizioni personali. Pur non essendo mai stato renziano, per ovvie ragioni ideologiche, a mio modesto avviso, nonostante alcuni errori commessi ed in particolare quello di avere personalizzato il voto, non ha perduto Matteo Renzi.

Devo dire che con grande dignità, già la sera stessa ancora a scrutinio aperto, ha ammesso pubblicamente la sconfitta della quale, da vero leader, si è fatto interamente carico; hanno perduto, invece, tutti quelli che recentemente intruppatisi nel suo partito ritenevano di potere andare sempre #avanti, magari #sereni, convinti di essere depositari della #verità, salvo poi a schiantarsi contro un muro sinistro. Troppi selfie e poco ascolto dei problemi veri della gente, troppo impegnati in un vortice di commenti sui social, di hashtag, di twitter, immersi in un mondo virtuale che non rappresenta la triste realtà della società di oggi.

Felice Errante