Il sindaco di Castelvetrano dott. Gianni Pompeo non si sottrae al tiro a bersaglio contro i cronisti che si occupano di mafia. Lo fa con un comunicato diffuso nella giornata del 19 aprile dove rivendica il diritto a protestare per avere visto la sua città messa sotto accusa dai giornalisti, segnatamente da un articolo a mia firma, dice lui in modo gratuito nel nome di Messina Denaro.

La realtà dei fatti è diversa. Nessuna città è messa sotto accusa dai giornalisti, e la mia persona invece si, e davvero in maniera gratuita e offensiva quando si definisce una bufala il contenuto dell’articolo che lo ha fatto andare su di giri però in maniera eccessiva ed esagerata. Così come i giornalisti esercitano il diritto di cronaca, e nel caso specifico non c’è nessuno che può sostenere il contrario, altrettanto il sindaco Pompeo ha il legittimo diritto a dire come la pensa e di difendere la città quando la ritiene ingiustamente vilipesa. Quando però questo avviene. Perchè in quell’articolo nessuna delle cose da lui sostenuta è riscontrabile e non si tratta di “bufale”.

L’episodio oggetto della querelle, un furgone che girava per Castelvetrano con la lugubre scritta “cu voli mali a Mattè avi la morte d’arrè”, è vero e accertato, non è vero quello che sostiene il sindaco Pompeo: a parte il fatto che non c’è nessuna generalizzazione, l’articolo è stato indirizzato verso un episodio che si ripete essere vero e accertato, la Polizia ha identificato il responsabile, la circostanza grave è quella che il sindaco di Castelvetrano nella sua nota, per dare addosso ai (al) giornalista dica una bugia. Sostiene infatti che la stampa ha nascosto il fatto che la vicenda era stata chiarita. Pompeo scrive: “quando la vicenda si è rivelata una bufala non ha trovato analoga rilevanza nè adeguati spazi sulla stampa”, come dire si è rappresentata una realtà, si è ingigantito un episodio, quando questo è stato risolto e ricondotto nel proprio alveo non vi è stata alcuna cronaca. Ma questo non è vero. E viene da pensare che l’attacco è così gratuito, offensivo e bugiardo, sia stato fatto non per l’episodio in se per se ma per altro.


Sono abituato a fare cronaca e lo faccio anche adesso. La notizia del furgone con la misteriosa scritta è stata riportata in un articolo a mia firma e sul quotidiano La Sicilia nell’edizione di domenica 11 aprile. Nell’articolo si faceva riferimento al mistero che si era creato in città (lo testimoniavano dievrsi interventi di semplici cittadini, finiti anche su Facebook che si interrogavano sul significato che poteva avere quella scritta) e ancora si ricordavano altri episodi strani avvenuti nel tempo, un giovane picchiato da ragazzi che indossavano magliette dedicate al padrino, un murales “sporcato” l’anno scorso con l’effige del boss latitante Matteo Messina Denaro. Nello stesso articolo si citava in sintesi il contenuto delle indagini di una recentissima operazione antimafia “Golem 2” dalla quale è emersa una sorta di idoliatria che circonda il boss latitante. Si usava il condizionale sul furgone, sul resto si sono utilizzati termini certi, trattandosi di fatti veri. Qualche giorno dopo il mistero è stato risolto, i poliziotti hanno trovato il furgone, il 13 aprile hanno identificato il titolare e autore della scritta, non c’entrava il capo mafia latitante, così ha detto lo stesso ambulante agli agenti, ma quella frase era una forma di pubblicità alla propria attività. Da buon cronista tutto è stato pubblicato nell’edizione dell’indomani, quella del 14 aprile, la prima utile, ancora sul quotidiano La Sicilia, e nell’articolo si è dato atto anche che il gesto di quell’ambulante aveva messo in apprensione la città di Castelvetrano. Altro che demonizzazione della città come scrive il sindaco Pompeo nella sua nota del 19 aprile.

Il sindaco Pompeo credo che abbia sprecato una occasione per essere conseguente alle cose da lui affermate nei giorni successivi all’operazione antimafia Golem 2. Ma sopratutto non gli fa onore scrivere le cose che dice quasi dimostrandosi una persona che non è capace di leggere, ma so che non è così. Non credo semmai che siano farina del suo sacco le dichiarazioni rese alla stampa. C’è una cosa che gli fa onore: il fatto che quando questa mattina l’ho chiamato al telefono per esternargli le mie ragioni e fargli notare la sua informazione parziale sui fatti (non sapeva del secondo articolo che era uscito) ha rivendicato a se ogni responsabilità. A differenza di chi lancia la pietra e nasconde la mano. Il colloquio telefonico non ha mutato gran chè delle sue convinzioni sull’episodio, ma ha dovuto prendere atto che sull’accaduto esiste un secondo articolo che non è una smentita al precedente, ma aggiorna la cronaca dei fatti come era giusto fare, e dunque non c’è una stampa che scrive a convenienza.

Detto questo. Al sindaco Pompeo vorrei ricordare che i fiumi di inchiostro usati per raccontare quello che ripeto è un fatto e non una invenzione sono gli stessi che vengono usati quando si scrive delle altre notizie, quelle positive alle quali lui fa riferimento e che non ci vuole molto tempo a capire che possono essere quelle diffuse dall’ufficio stampa. Continuando. Le storie positive vengono raccontate ogni giorno ma vede signor sindaco il fatto è che rispetto a queste storie positive spesso ci scontriamo con i silenzi assordanti. Le storie positive sono per esempio quelle che hanno avuto come protagonista il consigliere comunale del Pd Pasquale Calamia che ha avuto in tempi non sospetti, e cioè quando non si era a ridosso di alcuna operazione di Polizia, il coraggio di augurarsi che la città di Castelvetrano venga annoverata per la città dove venga catturato il boss latitante Matteo Messina Denaro e non la città dove si nascondono il boss ed i suoi complici. Quello che è successo a Calamia è cosa nota anche a proposito di chi ha dato fuoco alla sua casa. C’è poi un’altra storia positiva che non tocca la sua città ma il territorio del Belice, ed è quella di un piccolo imprenditore olivicolo di Partanna, Nicola Clemenza, che ha avuto la bella idea di creare un consorzio per commerciare olio e vino, e però è noto ciò che gli è accaduto per avere voluto questa iniziativa. Tre le cose positive annovero anche il sequestro di un grosso centro commerciale, in questo caso la reazione ci fu, una petizione contro il sequestro che paventava la perdita di posti di lavoro a causa di quell’indagine della magistratura. Così non è stato, c’è un processo in corso contro Messina Denaro e Grigoli per questi fatti, ricordo al sindaco che il suo Comune in quel processo non è costituito come parte civile, c’è solo l’associazione antiracket di Trapani, una occasione persa vien da dire per un Comune che come dice Pompeo lavora nel solco della legalità anche con piccoli gesti quotidiani. Altra storia positiva è quella di avere scoperto un ex sindaco del suo Paese, Tonino Vaccarino, mi pare anche suo collega di partito, che filosofeggiava con il boss, ci raccontano, per conto dei servizi segreti e che oggi sosteiene che il boss farebbe bene a costituirsi anche per vedere quella figlia che lui non conosce. Anche in questo caso ci sono stati silenzi e poca, anzi, zero indignazione. Matteo Messina Denaro dovrebbe costituirsi non per gli affetti familiari ma per tutti quegli affetti familiari che ha stravolto, per quei figli che non hanno conosciuto o che non sono cresciuti con i loro padri, per le i morti ammazzati dalle bombe da lui piazzate in giro per l’Italia, un lungo elenco di uccisi che attendono giustizia anche con il suo arresto. Il sindaco Pompeo qualcosa su questo lo ha detto, senza fare riferimento a questioni “intime” del boss ha espresso chiaro il pensiero invitando Messina Denaro a costituirsi, ma rischia di rovinare tutto quando rivolge contro la stampa accuse ingiuste, quasi che qualcuno possa esserne contento.


Potrei fornire al sindaco Pompeo, che ci invita a scrivere in positivo della sua città, pagine e pagine sulle cose belle di Castelvetrano, la cronaca giornalistica è fatta anche di cose meno belle. Le utlime pagine più belle che sono state scritte riguardano per esempio la recente presenza di don Luigi Ciotti in città, l’incontro con gli studenti, la visita alla sede di Libera, una occasione perduta per il signor sindaco che sicuramente per impegni più importanti non c’era, ma l’amministrazione era presente col vice sindaco anche al dibattito dedicato nella stessa giornata ai temi dei beni confiscati, alla lotta alla mafia. Giornata indimenticabile quella perchè in quel pomeriggio i carabinieri di Castelvetrano misero a segno l’arresto del latitante di Marsala, Francesco De Vita. Una divagazione rispetto a quello di cui ci stiamo ora interessando, ma una piacevole divagazione, perchè è giusto ricordare e sapere ricordare, quanto leggere e sapere leggere. O anche fare le rassegne stampa in modo correto, ma questo non riguarda il sindaco Pompeo ma il collega Quarrato che svolge questo incarico al Comune di Castelvetrano.

Ultima notazione. Lungi da me rendere ingiustizia alle città, fare di tutta l’erba un fascio. L’anno scorso nei giorni in cui ho scritto di quel murales “macchiato” con la caricature del boss latitante a Castelvetrano, ho scritto di altri murales sporcati, ad Erice, senza fare differenza alcuna sulle considerazioni rivolte agli ignoti autori, e dunque è fuori luogo anche la considerazione finale della sua nota stampa. Quando scrivo dell’esistenza di un sistema che in questa provincia mette insieme, mafia, politica, impresa, economia, un sistema illegale che ha quasi assunto parvenza di legalità, ovvio che mi riferisco ai soli protagonisti di questo sistema, e che la maggiorparte dei cittadini sono semmai delle vittime, magari non lo danno a vedere, non per complicità, ma non c’è alcuna voglia di fare generalizzazioni. Figurarsi se la generalizzazione possa farla per Castelvetrano, una città alla quale sono legato per questioni anche affettive, lì ho miei cari parenti, lì spesso ho trascorso giornate di relax, sono cresciuto da giovanissimo, frequentando la città e Selinunte. E quando capita, oramai, purtroppo sempre più di rado, continuo a farlo.

Rino Giacalone