Sono costretto a replicare a ciò che ha pubblicato il giornalista Gianfranco Criscenti via web, in ordine al mio ruolo di “consigliere” del Preside Fiordaliso riguardo la mancata partecipazione degli studenti dei Licei di Castelvetrano alla manifestazione organizzata dall’associazione antiracket di Trapani, su espressa richiesta via face book del sedicente pentito Vincenzino Calcara e svoltasi il 19 gennaio scorso al Teatro Selinus di Castelvetrano.

Conosco l’opera giornalistica di Criscenti per averne, in questi anni, apprezzato e seguito gli articoli sulla stampa e sono certo di rivolgermi a persona intellettualmente impegnata ed intellettivamente reattiva, di cui non voglio dubitare dell’indiscutibile buona fede professionale ed essendo abbonato alla sua pagina “l’Isola”.

Ciò però non posso certo dire di lui nei miei confronti.

Egli dimostra di sapere le minimali informazioni su di me, ma dimostra di non conoscermi e soprattutto di non sapere nulla delle mie attività professionali, specie quelle di avvocato penalista.

Accetto serenamente il confronto, nonostante il piglio censorio del giornalista in ciò che ha scritto, che lascia trasparire chiaramente un inaccettabile pregiudizio nel riportare la notizia che dovrebbe essere dato storico e non attacco personale, inusuale questo nell’attività di cronaca.

Il Preside Fiordaliso, da oltre trent’anni impegnato nell’educazione alla legalità nelle scuole, nella sua qualità di mio dirigente scolastico, mi chiede un parere sull’opportunità di far partecipare i miei alunni del Liceo Scientifico nella mia qualità di referente del progetto istituzionalizzato per l’educazione alla legalità “da qui al 23 maggio” che, da oltre 11 anni ho il compito di organizzare nell’istituto scolastico in cui insegno discipline giuridiche ed economiche.

Ciò dopo avere acquisito il parere dei suoi collaboratori anche del Liceo Classico “V.Pantaleo” ed anticipandomi la sua decisione di negare la partecipazione di quegli alunni, il dirigente scolastico ha ritenuto di acquisire anche il parere dei suoi collaboratori del Liceo Scientifico “M.Cipolla” e fra questi anche del mio.

Ogni anno abbiamo scelto di celebrare il ricordo di una vittima di mafia, seguendo un percorso di studio e di lavori multimediali che gli studenti affrontano, anche attraverso tappe intermedie di incontri in aula magna, per pervenire alla manifestazione annuale del 23 maggio. Da quando ho partecipato come presidente dell’A.ge, alla fondazione della sezione Libera di Castelvetrano, ho sempre ospitato il direttivo nelle iniziative della scuola ed ho voluto che fosse ospite, nelle due edizioni, la carovana antimafia della Libera. In ordine a tale concreto impegno, propongo di consultare il sito scolastico del Liceo Scientifico “M. Cipolla” e di collegarsi con l’indirizzo www.daquial23maggio.it per avere contezza dell’iniziativa dei ragazzi liceali nel Corteo per la Legalità del 23 maggio 2010 a cui hanno partecipato oltre 2.000 giovani alunni che hanno sfilato per le vie di Castelvetrano.

Così come è calendarizzato anche quest’anno nella nostra aula magna, altro appuntamento con la previsione per il 16 e 23 maggio prossimo di uno spettacolo in onore e ricordo di Paolo Borsellino.

Quindi, il Preside Fiordaliso non “si consigliò con l’avvocato di Vaccarino”, ma bensì col docente referente del progetto legalità da undici anni svolto al Liceo Scientifico, componente del collegio dei docenti dell’istituto scolastico che ha poi sottoscritto un documento di solidarietà al dirigente scolastico, firmato anche da moltissimi altri insegnanti.

Sono docente dipendente in part time, per potere conciliare la mia attività di avvocato penalista che esercito sin dal 1984 iscritto al Foro del Tribunale di Marsala e proprio nell’esercizio della mia attività professionale, ho assunto l’incarico della difesa dell’ex sindaco di Castelvetrano Tonino Vaccarino sin dall’anno 1992.

Evidentemente Criscenti, da capace ed attento giornalista, conoscerà la vicenda processuale che si è sviluppata in quegli anni attraverso la pesantissima condanna del Vaccarino emessa dal Tribunale di Marsala, per associazione mafiosa e traffico di stupefacenti in vari episodi contestati dalla D.D.A. presso la Procura della Repubblica di Palermo.

Su mio ricorso in appello, la Corte d’appello di Palermo, assolve Vaccarino per l’associazione mafiosa e per molti episodi di traffico di stupefacenti (DPR 309/90) e lo condanna per un unico episodio di un vecchio traffico di droga imputato agli anni 80. La Corte di Cassazione conferma e chiude la vicenda nel 1998.

In aprile dello stesso anno viene depositata alla Procura della Repubblica di Palermo una denuncia per calunnia aggravata nei confronti di Vincenzino Calcara, da parte del Vaccarino che veniva accusato ingiustamente per tutti gli episodi per i quali la Cassazione aveva confermato l’assoluzione.

Nel 2001 la stessa D.D.A. presso la Procura di Palermo, che prima aveva ottenuto la condanna di Vaccarino, chiede ed ottiene il rinvio a giudizio di Calcara che subisce un processo al Tribunale di Marsala, ove Vaccarino si costituisce parte civile attraverso la mia opera professionale, ma solo sino al 2003, quando egli ha ritenuto di revocare il mandato al difensore e a farsi assistere da altro collega palermitano.

Mi risulta che Calcara abbia beneficiato di una sentenza di prescrizione del reato di calunnia, nonostante la pesante richiesta di condanna da parte del Pubblico ministero di Marsala.

Orbene, se Criscenti avesse conosciuto meglio la mia attività professionale, sebbene di parte, avrebbe potuto valorizzare la mia innegabile conoscenza di quelle poderose carte processuali che mi hanno consentito di redigere una corposa relazione illustrativa sul contributo collaborativo di Calcara e di sottolineare le gravi incongruenze e imprecisioni del racconto di quel pentito, avendone offerto invio alla commissione ministeriale sulla valutazione dei collaboratori di giustizia e a tutte le cariche istituzionali dello Stato, compreso al Presidente della Repubblica, già nell’anno 1996.

Gli esiti di quel lavoro di studio sul contributo della collaborazione del sedicente pentito di mafia Calcara, sono stati confermati in molte sentenze successivamente emesse dall’Autorità giudiziaria che ha messo in dubbio la credibilità delle sue dichiarazioni. Sulla neppure sottintesa e malevola affermazione di Crescenti sulla mia “non obiettività” sull’affaire Calcara, anzicchè del riconoscimento della mia approfondita conoscenza processuale, rimando il giornalista all’attenta lettura di un breve studio monografico da me redatto e pubblicato nel luglio del 1998 sulla rivista internazionale “Il reo e il folle”, in materia di psicopatologia penitenziaria, sul tema “omertà e infamia” in cui viene affrontato l’argomento, fra gli altri, anche con Paolo Cendon, Paolo Mancuso, Alessandro Margara e Piero Luigi Vigna, che certamente Criscenti riconoscerà quali giuristi di fama nazionale.

Ebbene, alla luce di queste precisazioni, confermo la mia convinzione che è stato opportuno non far partecipare le scolaresche ad una manifestazione organizzata da uno screditato e contraddittorio pentito e su sua richiesta, poiché la scelta responsabile del dirigente scolastico è stata approvata e condivisa dai docenti dei Consigli d’Istituto del Liceo Scientifico, Classico e Pedagogico e da attestati di solidarietà sottoscritti da moltissimi insegnanti e alunni.

Sulla partecipazione a qualsiasi manifestazione antimafia, un principio sarà difficilmente contrastabile e cioè che nessun collaboratore di giustizia può impartire ai giovani alcuna lezione di legalità né, a maggior ragione, un collaborante che è stato platealmente smentito da tutti gli altri collaboratori di giustizia e la cui inattendibilità è stata stigmatizzata, fra tutte, dalla sentenza irrevocabile n. 9/98 emessa il 12 giugno 1998 dalla Corte d’Assise di Caltanissetta, che afferma che: “Il fatto che i predetti collaboratori escludono, molti di loro in modo perentorio, l’inserimento in COSA NOSTRA dello SPATOLA e del CALCARA, appare un dato assai significativo del mendacio di questi ultimi sul punto.” – “Sono poi le stesse dichiarazioni fornite dal CALCARA a dimostrare la sua estraneità all’associazione denominata COSA NOSTRA.” – “…. Circostanze tutte queste che appaiono incompatibili con l’inserimento organico del CALCARA nella predetta consorteria mafiosa ..” – “egli ha inoltre dimostrato delle conoscenze dell’organigramma e della struttura di COSA NOSTRA che si sono rivelate assolutamente errate ed inadeguate al ruolo da lui rivendicato. Le collaborazioni dei numerosi soggetti sopra indicati, tutte sopravvenute a quella del CALCARA, hanno infatti consentito di evidenziare l’erroneità delle indicazioni da lui fornite sugli argomenti summenzionati e che lo stesso ha potuto a lungo accreditare per vere solo perché nel momento iniziale della sua collaborazione unici altri collaboratori del trapanese erano SPATOLA Rosario – al cui esempio egli deve evidentemente essersi rifatto nello spacciarsi falsamente per un affiliato a COSA NOSTRA, e FILIPPELLO Giacoma ……non in grado di essere a conoscenza delle più recenti vicende della predetta organizzazione.”

“Ed è ancora  assai più significativo che il CALCARA non sia in grado di indicare il rappresentante provinciale in MESSINA DENARO Francesco, che pure era anche il rappresentante della famiglia in cui il predetto CALCARA ha dichiarato di essere inserito. Le circostanze sopra indicate evidenziano che il dichiarante in esame non era inserito nell’organizzazione criminosa denominata COSA NOSTRA, dalle conoscenze spesso imprecise e lacunose ….”

Le ragioni del mendacio del CALCARA .. non sembrano riconducibili a spirito di vendetta nei confronti delle persone chiamate in causa, bensì dall’intento di conseguire dei vantaggi economici e dei benefici giuridico-amministrativi maggiori di quelli che avrebbe ottenuto limitando la sua collaborazione al settore della propria diretta esperienza criminale, senz’altro più modesta di quella di un associato a COSA NOSTRA.”

“E del resto della spregiudicatezza del CALCARA nel rendere dichiarazioni false pur di conseguire vantaggi al di là del dovuto costituisce sicura testimonianza la missiva dallo stesso inviata, durante la detenzione in Germania, al proprio difensore…, missiva con la quale egli si dichiarava disposto ad inventare delle false dichiarazioni sull’omicidio del Sindaco di Castelvetrano Vito Lipari, omicidio che aveva suscitato particolare clamore, pur di affrettare la propria estradizione.”

Cosa pensa Criscenti di tali affermazioni aventi forza di giudicato definitivo penale contenute nella sentenza citata, che sono di parte e non obiettive come il tacciato ruolo dell’avvocato Messina ex difensore di Vaccarino?

Prof. Avv. Francesco Messina

Per dovere di cronata ecco la nota del giornalista Criscenti

Mafia: Fiordaliso, quando decise di non mandare gli studenti all’incontro con Calcara, si consiglio’ con l’avvocato di Vaccarino

pubblicata da Gianfranco Criscenti il giorno martedì 15 febbraio 2011 alle ore 17.45

Il preside Francesco Fiordaliso – per chi non lo conoscesse, è quel dirigente scolastico di Castelvetrano che ha impedito ai suoi studenti di partecipare all’incontro con il pentito Vincenzo Calcara ed il procuratore Antonio Ingroia (Teatro Selinus, 19 gennaio 2011) –  farebbe bene a cambiare ”consigliere” sulla legalità.

L’avvocato Francesco Messina, difensore di Tonino Vaccarino, nonchè docente di Diritto nel liceo scientifico diretto da Fiordaliso, nei giorni scorsi, nel corso di un incontro pubblico, ha affermato di aver ricevuto da Fiordaliso una richiesta di un parere sull’opportunità di partecipare all’incontro organizzato al ”Selinus” dall’associazione antiracket di Trapani. Lo stesso legale ha detto di aver sconsigliato la partecipazione.

Fiordaliso non poteva scegliere ”consigliere” migliore ed obiettivo… considerato che Calcara è uno degli accusatori dell’ex sindaco Vaccarino. Complimenti!