Era nell’aria, ma nessuno ci credeva. Si sono rincorse nei giorni scorsi con sempre più insistenza le voci incontrollate di dimissioni del dirigente generale del dipartimento regionale Istruzione e Formazione professionale, Ludovico Albert. Noi stentiamo a crederci per tutta una serie di ragioni che nel corso degli ultimi due mesi abbiamo cercato di rappresentare negli articoli pubblicati con regolarità quotidiana.

Dicevamo delle dimissioni. Sembra proprio così: l’epopea piemontese pare essere tramontata. E se così dovesse essere allora non avremmo dubbi a definirla fallimentare. Un’esperienza che pare essere stata demolita sotto i colpi dei ricorsi prodotti sia da molti Enti formativi, sia da gruppi di lavoratori. I ritardi amministrativi, le difficoltà create da decine e decine di provvedimenti amministrativi firmati da Albert, la scelta di riformare il settore della formazione professionale a colpi di decreti assessoriali e dirigenziali. L’impopolare decisione di disattendere le leggi regionali aprendo il settore ai licenziamenti facili ed alle aggregazioni societarie che hanno destato tanti dubbi.

Scelte targate Pd che hanno incancrenito le relazioni interne al sistema formativo e incrinato tanti rapporti nel mondo della politica in senso lato. Posizioni politico-amministrative assunte inizialmente dall’assessore pro tempore, Mario Centorrino – stessa area politica di Albert, il Pd – poi larvatamente confermate dall’attuale assessore regionale alla Istruzione e Formazione professionale, Accursio Gallo. Scelte del Pd che hanno risucchiato nel baratro anche il presidente della Regione siciliana, Raffaele Lombardo, reo, a detta di tanti, di aver lasciato la gestione del settore formativo al Partito democratico.

Oggi le dimissioni di Albert. Un nuovo scenario che spingerebbe a pensare, ad elezioni regionali ormai imminenti, a qualunque ipotesi. Anche a un definitivo ‘divorzio’ tra Lombardo e il Pd?

Oggi, a ‘bocce ferme’, va detto che non sempre le scelte tecniche sono sininimo di risultati efficaci. Noi lo abbiamo sostenuto con insistenza in questi mesi.

L’auspicio è che l’ultimo scorcio di legislatura porti consiglio al governo dimissionario e si ristabilisca un minimo di clima sereno nel settore.