aggressione-papa.jpg

Il clima di odio creato dal Fatto, da Annozero, dal gruppo Espresso e da Di Pietro continua a mietere vittime eccellenti. Anche la notte di Natale. Anche all’estero, vedi Città del Vaticano, dove una squilibrata svizzera, Susanna Maiolo, contagiata dai mandanti morali d’oltreconfine, è calata in gran fretta per saltare addosso a Benedetto XVI e oscurare così la fama di Massimo Tartaglia, l’altro psicolabile che s’era appena dedicato al collega brianzolo.

Il secondo fattaccio è avvenuto subito dopo che il Cavaliere aveva annunciato: “Ora in Italia c’è più amore”, dopo aver consultato il suo personale “a m o r ò m e t ro ”, un rilevatore installato nella villa di Arcore in grado di misurare il tasso di inciucio e di impunità nell’atmosfera (le lancette volgono al bello ogni qual volta all’orizzonte si profila D’Alema). Dopo Papi, dunque, il Papa. Il quale l’ha presa molto più sportivamente di Papi, seguitando a celebrare messa senza tante storie. Sua Impunità intanto, preoccupato che Sua Santità gli rubasse la scena, s’è subito imbucato nell’attentato al Papa con una telefonata al Tg1 dell’apposito Scodinzolini, che gli ha apparecchiato il solito tg ad personam. Lì ha profittato dell’occasione per piazzare l’ultimo sondaggio taroccato (“due italiani su tre sono con me”), per annunciare di essere “più guarda bile” (testuale) e di aver iniziato a “mangiare cibi solidi”, per lanciare oscure minacce al Paese (“ricomincerò presto a lavorare per il bene dell’Italia”) e per accomunare se stesso e Ratzinger nel mirino delle “fabbriche di menzogne, di estremismo e di odio”: le sole che non hanno ancora chiuso i battenti e licenziato gli operai.

Notevole anche il racconto dell’“incessante pellegrinaggio di cui sono oggetto ad Arcore” (Lourdes e Medjugorje gli fanno una pippa, ed è solo l’inizio: vedrete all’Epifania, quando i re mogi e le pie escort porteranno alla mangiatoia di Hardcore oro, incenso e Mills, soprattutto incenso).

Intanto il portavoce vaticano padre Lombardi, stupefatto da cotanta canea, minimizzava elegantemente l’accaduto e, alla domanda su che farà la giustizia pontificia all’attentatr ice, rispondeva serafico: “Non è un problema giudiziario, ma sanitario: la signora Maiolo verrà curata in un centro specializzato”. Una frase che, se pronunciata da un Bersani qualunque a proposito di Tartaglia, avrebbe fatto di lui il mandante morale dell’attentato in piazza Duomo. Infatti il Bersani qualunque s’è ben guardato dal pronunciarla, anzi ha subito aperto al dialogo sulla riforma costituzionale.

Non risulta invece che il Vaticano intenda riformare la propria Costituzione in seguito allo spintonamento del Papa. Questo spiega perché la Chiesa cattolica regna da duemila anni, mentre i leader del Pd scadono dopo due mesi. Fabrizio Cicchitto, appena avvertito del vile gesto nella notte santa, s’è sfilato il cappuccio di paille e ha aperto la caccia ai mandanti morali dell’odio anticattolico: ma gli venivano in mente solo le sparate degli amici leghisti contro il cardinal-imam Tettamanzi e quelle dell’amico Feltri contro il direttore di Avvenire, così ha lasciato perdere.
Peraltro l’odio che ha armato la mano della folle spintonatrice elvetica dev’essere piuttosto datato, visto che la picchiatella ripete ogni anno la stessa scena: stesso maglione rosso, stesso lato sinistro della navata centrale, stesso salto felino sul Papa
senza rincorsa. Come a dire: io sono sempre qua, venite a prendermi. Invano: ogni anno la Guardia Svizzera, la cui efficienza è seconda soltanto alla Guardia Berlusconiana, si fa cogliere di sorpresa. Il che spiega per quale motivo le Brigate Matte
annidate nei centri di igiene mentale di tutta Europa abbiano scelto l’Italia e il Vaticano per le loro scorribande. Anche se la Guardia Svizzera almeno un’attenuante ce l’ha: era distratta dall’inquietante presenza in San Pietro di Renato Schifani.

di Marco Travaglio
per “Il Fatto Quotidiano”