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Il decreto di nomina a capo della Dia di Napoli è da qualche giorno dentro l’elegante carpetta che raccoglie i documenti portati alla firma del ministro.

C’è il decreto, il curriculum del nuovo dirigente, anche il comunicato stampa che il capo della Polizia Pansa si appresta a fare per spiegare e presentare la migliore scelta per tenere alta la guardia contro la camorra a Napoli.

Il capo centro della Dia di Napoli, Maurizio Vallone, è stato appena promosso ad altro incarico, il suo posto dovrebbe essere preso dal primo dirigente della Polizia di Stato, Giuseppe Linares (in foto), oggi a capo della divisione anticrimine della questura di Trapani, pertanti anni ha guidato la squadra mobile dello stesso capoluogo siciliano, colpendo uno ad uno gli autori di stragi e delitti, i responsabili delle connessioni tra mafia, politica e imprenditoria, un vero e proprio progetto investigativo che nel giro di pochi anni ha permesso di fare terra bruciata attorno ai latitanti che sono stati tutti catturati…ognuno di loro è stato arrestato seguendo le tracce lasciate da appalti pilotati, truffe, corruzioni (in poco tempo ben 12 dirigenti di uffici tecnici furono arrestati per corruzione), la mafia trapanese è stata grazie a complicità di politici e funzionari pubblici, dietro i grandi appalti come stanno provando anche una serie di sequestri di beni condotti dalla divisione anticrimine di Trapani da quando è diretta dal dott. Linares. Tante casseforti occulte a disposizione del super latitante Matteo Messina Denaro.

Linares è uno specialista nelle indagini antimafia che però adesso Polizia e Dia si apprestano a volere usare su un altro fronte, quello contro la camorra, lontano, quindi, da Trapani e dalla Sicilia. Quasi ci fosse un filo unico ad unire la Sicilia alla Campania. Per un po’ di tempo infatti a coordinare il gruppo che si occupa di dare la caccia a Messina Denaro è stato Vittorio Pisani, ex capo della Mobile di Napoli e questo è avvenuto all’indomani del fatto di essersi ritrovato indagato per i collegamenti pericolosi con la camorra, vicenda che oggi vede Pisani sottoposto a processo. Pisani di fatto sembrò prendere quel posto che naturalmente sembrava spettare a Linares che però nel frattempo fu promosso e nominato dirigente dell’anticrimine. Adesso per l’ex capo della Mobile si prospetta un nuovo “trasloco”, da Trapani a Napoli, dalla Polizia alla Dia. E la ricerca di Matteo Messina Denaro oggi sembra essere senza un regista.

Questo avviene nonostante diversi sono i segnali giunti dalla magistratura antimafia che pare avrebbe gradito per Linares un incarico siciliano. La cattura di Matteo Messina Denaro si dice sia un obiettivo preciso, e però più giorni trascorrono di questa latitanza, siamo arrivati a 20 anni, più sono gli episodi che inducono a pensare che non sempre sono state fatte le mosse giuste. Gli ultimi episodi: notoriamente la dott. Principato, procuratore aggiunto di Palermo, si è scagliata contro i suoi colleghi che l’anno scorso fecero arrestare l’agrigentino Leo Sutera, un soggetto che pare fosse in contatto diretto con Messina Denaro, di errori nelle indagini si è sentito dire a proposito della stessa citazione dinanzi al Csm del procuratore capo di Palermo, Francesco Messineo, andando indietro nel tempo la famosa indagine sulle talpe alla Procura di Palermo ha messo in evidenza la fuga di notizie che nel tempo avrebbe protetto le latitanza di Bernardo Provenzano e di Matteo Messina Denaro.

L’unico fronte che ha retto alle fughe di notizie e ad ha protetto il contenuto delle indagini è stato quello trapanese, come hannodimostrato i risultati, tutti i latitanti più pericolosi catturati in pochi anni, la caduta una dietro l’altra di diverse teste, uomini della politica e delle istituzioni che, come spesso dice il pm Andrea Tarondo, uno dei magistrati applicati nelle indagini antimafia a Trapani, “non avevano rispettato la distanza di sicurezza dalla mafia”.

In molti casi non si trattava nemmeno di distanza di sicurezza non rispettata ma proprio di vere e proprie commistioni. Nonostante gli obiettivi raggiunti dal gruppo di intelligence guidato da Linares, nel 2010 ha dovuto passare ad altri le leve del comando. Questo mentre si concludeva l’ultima delle operazioni condotte contro il clan Messina Denaro, il blitz Golem 2. Quando sembrava che la successiva mossa poteva essere quella della cattura del boss latitante, la Polizia ha preferito cambiare tutte le carte in tavola, indagini e investigatori cambiate e rivoluzionate. Intanto gli indagati di Golem 2, 14 in tutto, oggi sono processati dinanzi al Tribunale di Marsala, e per i quali i pmGuido e Sabella hanno chiesto oltre 200 anni di carcere, solo 30 anni per il boss latitante Matteo Messina Denaro. Un processo che per sette udienze è stato bloccato ad ascoltare proprio l’ex capo della Mobile di Trapani, Giuseppe Linares, che rispondendo ai pm, ai difensori ed ai giudici, ha ricostruito la storia più recente del mandamento mafioso più importante al momento, quello di Castelvetrano, retto dal latitante Matteo Messina Denaro. Testimonianza che nei contenuti messi bene in evidenza è stata ripresa dai pm Sabella e Guido all’interno di una memoria da 800 pagine che ha accompagnato la requisitoria dinanzi ai giudici diMarsala.All’indomani della conclusione della testimonianza di Linares, i due pm Paolo Guido e Marzia Sabella, hanno messo per iscritto il loro apprezzamento per quella testimonianza, per quel lavoro investigativo – definito “competente, puntuale, da profondo conoscitore” – che oggi però sembra destinato a interrompersi per sempre con il trasferimento a Napoli dell’investigatore. Un trasferimento quello di Linares che però ha ricevuto inquietanti anticipazioni. Diverse indagini hanno svelato come la mafia trapanese ha per anni inseguito questo obiettivo, il trasferimento da Trapani di Linares, famosa una intercettazione dove si è sentito dire ad un mafioso, il boss capo della cupola della trapanese, Francesco pace, “sinnavia a ghiri, ma ora sinni va”, se ne doveva andare ma ora se ne va…è rimasta solo una coincidenza temporale che nel giro di pochi giorni da quella intercettazione un potente politico trapanese, il senatore Antonio D’Alì avrebbe cercato un appuntamento con l’allora capo della Polizia De Gennaro. Nel medesimo arco temporale maturò invece l’improvviso trasferimento da Trapani, nell’estate del 2003, del prefetto Fulvio Sodano, circostanza questa che è entrata a far parte dei faldoni dove sono raccolti gli atti di accusa contro il senatore D’Alì, sotto processo per concorso esterno dinanzi al gup di Palermo in un processo col rito abbreviato (7 anni e 4 mesi la richiesta di condanna).

Incarico indubbiamente prestigioso quello che il Viminale e la Dia, Pansa e De Felice, rispettivamente capo della Polizia e capo della Dia, vogliono dare al dott. Giuseppe Linares, nomina peraltro anticipata in questi giorni da Il Mattino di Napoli che non ha mancato di evidenziare come la successione a Vallone, tra qualche giorno ex capo centro della Dia di Napoli, è di quelle che meritano grande eclatanza, ma resta il fatto che in Sicilia le indagini antimafia sembrano segnare il passo. Sul campo ci sono bravissimi investigatori, a cominciare da quelli della Mobile di Trapani, manca un buon coordinamento, e questo certamente finisce con l’essere un ulteriore punto a vantaggio del latitante Messina Denaro che di punti a proprio favore ne ha diversi a cominciare dalla rete di insospettabili che lo continua aproteggere. E allora promuovete Linares e lasciatelo lavorare in Sicilia!