Da una prima stima a essere danneggiato è stato almeno il 60% del raccolto. Il mercato dell’oliva da tavola prodotta nella Valle del Belice quest’anno sta accusando il colpo dopo che lo scorso settembre una grandinata ha danneggiato la gran parte della produzione. A denunciarlo è la Coldiretti Trapani ma anche l’associazione di produttori «Terra degli ulivi» che ha sede proprio a Castelvetrano.

La grandinata ha colpito i territori di Castelvetrano, Campobello di Mazara e Partanna, il comprensorio dove insiste la maggiore coltivazione di olive cultivar «Nocellara del Belice». «Le olive oggi si presentano con visibili danni con conseguenziali danni nella commercializzazione – denuncia Francesco La Croce a capo dell’Associazione produttori «Terra degli ulivi» – in alcuni casi non possono essere lavorate e immesse in commercio». Alla già difficile annata agraria a causa del caldo torrido di quest’estate, si è così aggiunto un ulteriore elemento che danneggia il comparto.

«Gli agricoltori per salvare la produzione di olive da tavola erano stati già costretti a intervenire in maniera straordinaria con numerosi turni irrigui sostenendo costi di produzione elevatissimi, poi la grandinata ha, di fatto, vanificato l’impegno di un anno intero». Il danno alla produzione locale avrà ripercussioni sul mercato mondiale. Perché le olive raccolte e lavorate nel comprensorio tra Castelvetrano, Campobello di Mazara e Partanna, arrivano sulle tavole anche degli americani e nell’Est europeo. «Auspichiamo un intervento degli organi preposti per sollevare dal danno le aziende agricole» si auspica Giuseppe Meringolo, direttore di Coldiretti Trapani. Preoccupati sono anche le grosse aziende che commercializzano una grossa fetta del comparto in Italia: «Quanto è successo, a catena ha le sue ripercussioni sull’intera filiera – spiega Francesco Lombardo di “Geolive” a Castelvetrano – c’è stato un aumento del costo della materia prima che è rimasta indenne e abbiamo ora difficoltà nel garantire gli impegni commerciali coi clienti». Proprio qualche settimana fa a Castelvetrano fu firmato un accordo nazionale di filiera per le olive da tavola per la qualità, la sicurezza alimentare e il prezzo.

A firmarlo sono stati Unaprol, l’organizzazione produttori «Terra degli Ulivi» della Valle del Belice, «Latium» (Roma), Consorzio «Peranza Alta Daunia» (Foggia), due aziende di Castelvetrano, due di Latina e due campane.

«Il comparto dell’oliva da tavola, col suo 4% nazionale del comparto olivicolo, è considerato un «figlio minore», sul quale non si è posta mai la giusta attenzione» ha spiegato proprio in sede di firma Pietro Sandali, direttore generale Unaprol.

Il fatturato soltanto nel Belice supera i 14 milioni di euro con le sole due grossi aziende «Geolive» e «Gruppo Curaba». La cultivar Nocellara (nata nel 1999) è una delle 4 Dop italiane, insieme all’Ascolana, alla Bella di Cerignola e all’oliva di Gaeta. La parola d’ordine è, comunque, massima qualità: «È quello che oggi ci chiede il consumatore finale – ha spiegato Francesco Lombardo di «Geolive» – e che ci consente di arrivare sui mercati esteri». Come gli Usa, primo Paese consumatore di oliva da mensa. Ma l’Italia deve competere con le produzioni di Spagna e Grecia. Impresa non facile ma non certo impossibile. Insomma una grandinata micidiale quella di settembre che ha compromesso non poco questa stagione . Fortunatamente le piogge di questiultimi giorni sono state invece salutari per le olive che a causa della siccità erano ridotte ai minimi termini.

di Max Firreri
per Giornale di Sicilia