[di Antonio Pizzo per GDS] Emergono nuovi particolari dall’inchiesta della Procura di Marsala su un infermiere accusato di abusi su pazienti sedati. Le violenze sessuali di cui è ritenuto responsabile Giuseppe Maurizio Spanò, 53 anni, avvenute nello studio privato del medico gastroenterologo Giuseppe Milazzo, risalgono almeno al 2012.

A scoprirlo è stato il consulente informatico nominato dalla Procura in fase d’indagine. Il professionista ha trovato sul telefono cellulare di Spanò e nella memoria del disco rigido del computer del dottor Milazzo («Io non so usare il computer», avrebbe detto il medico agli inquirenti) in uso anche all’infermiere , foto e video relativi ad altre violenze sessuali, complete, su pazienti sedati. Violenze datate almeno 2012 e 2015. O addirittura abusi commessi ancora prima e le cui immagini sarebbero state «salvate» in quegli anni.

Questo, per l’accusa, dimostra, oltre alla «reiterazione» del reato, anche la «premeditazione e la lucidità» dello Spanò, per il quale, lo scorso 5 aprile, il pm Silvia Facciotti ha invocato la condanna a 13 anni di carcere. Ovvero, il massimo della pena in considerazione dello «sconto» di un terzo previsto dal rito abbreviato. A stoppare, momentaneamente, il processo in corso davanti al gup Riccardo Alcamo ci ha, poi, pensato lo stesso imputato con una singolare richiesta di «legittima suspicione». Una mossa che per i legali di parte civile (avvocati Francesca Lombardo, Vincenzo Forti, Calogera Falco e Ignazio Bilardello) è soltanto «dilatoria». Per allungare, insomma, i tempi del processo e cercare di scontare quanto più possibile l’eventuale condanna agli arresti domiciliari, dove l’infermiere si trova dal 15 marzo 2016. O magari per qualche altro scopo.

Intanto, dalle immagini filmate dalle telecamere piazzate dai carabinieri nello studio medico di Milazzo, che è anche primario di Medicina all’Ospedale di Salemi, nonché presidente nazionale dell’Aigo, non si vede mai il medico entrare nella stanza mentre l’infermiere abusa sessualmente dei pazienti. E per questo motivo, Milazzo non è stato indagato per questi fatti.

di Antonio Pizzo
per Giornale di Sicilia

Articolo completo sul numero del quotidiano del 25 aprile 2017