È difficile immaginare che i ruderi di Selinunte un tempo fossero monumenti pieni di colori vividi. Pochi sanno infatti che un aspetto molto importante dell’architettura antica è stata la vivace policromia che caratterizzava l’ordine dorico. Negli edifici arcaici di Magna Grecia e Sicilia il diffuso uso di rivestimenti fittili offriva ampie possibilità per l’impiego delle terrecotte architettoniche policrome.

Ma l’uso dei colori nell’architettura antica è un fatto riconosciuto solo dopo il XIX secolo ed ancora oggi oggetto di ampi dibattiti. La scoperta della policromia architetturale fu progressiva e non accettata unanimemente in quanto un ordine dorico “dipinto” veniva giudicato come qualcosa di impuro. Quatremère de Quincy, noto archeologo e critico d’arte francese dell’ottocento, sosteneva che “l’architettura non ha assolutamente bisogno di colori per svolgere la sua vera destinazione”

L’idea di una policromia totale e permanente dell’architettura greca si deve all’architetto ed archeologo franco-tedesco Hittorff che concentra le sue ricerche in Italia meridionale e Sicilia allo scopo di realizzare una documentazione grafica sistematica dei monumenti antichi.

Hittorff affrontò il tema del colore nell’architettura antica proprio attraverso un lavoro sul Tempio B di SELINUNTE, i cui resti recano ancora evidenti tracce di intonaco e di colore. Gli studi di Hittorff innescarono accese discussioni che aprirono la strada verso il superamento di un’immagine conservatrice e idealizzata degli antichi edifici.

Frammento di Sima rinvenuto presso l’Acropoli di Selinunte dall’equipe del prof. Clemente Marconi

Egli descrive così i templi di Selinunte “… In tutti questi monumenti abbiamo trovato dei pezzi ancora ricoperti di stucco colorato, di colore rosso, blu, giallo e verde, molti elementi erano decorati con belle foglie e ricchi ornamenti, alcuni dei quali veramente straordinari”.

E’ ormai certo che il Tempio B di Selinunte era caratterizzato da un vistoso cromatismo. Si tratta di uno dei più piccoli e più recenti edifici sacri di Selinunte ubicato sull’Acropoli, in prossimità di due tra i più importanti edifici sacri della colonia greca: il Tempio R (il cosiddetto Megaron) e il Tempio C (il Tempio di Apollo)

Oggi le ricerche della New York University condotte dal prof. Clemente Marconi forniscono ulteriori prove della policromia che caratterizzava i Templi di Selinunte, attraverso il ritrovamento di terrecotte architettoniche che conservano ancora intatta l’originaria policromia.

Frammento del geison-sima frontonale
(Palermo, Museo Archeologico Regionale
«Antonino Salinas») (foto James Conlon).
© Institute of Fine Arts – NYU.

I colori utilizzati in età arcaica erano i toni caldi del bruno e dell’ocra, ma anche il rosso, il verde, il blu oltre al bianco e al nero impiegati per le bordature dei vari motivi decorativi. Successivamente prevalsero il rosso e il blu affiancati dal bianco, dal nero e dal giallo oro a richiamare i dettagli in metallo che talvolta erano direttamente applicati sugli elementi architettonici.

La combinazione di colori in alternanze studiate mirava a dare risalto e a rendere più leggibile l’articolazione interna dell’ordine architettonico.

Bibliografia di riferimento:
J. I. Hittorff, De l’architecture polychrome chez les Grecs, ou restitution complète du temple d’Empédocle dans l’acropole de Sélinunte, in Annali dell’Ist. Corrisp. Arch., II, 1830, pp. 263-284.
M.-C. Hellmann, L’architecture grecque. 1. Les principes de la construction, Paris 2002.
C. Marconi, Il tempio B di Selinunte: Hittorff, Serradifalco e la disputa sulla policromia dell’architettura greca nell’Ottocento, Sicilia Antiqua 4, 2008, pp. 59-91.
G. Rocco, Il colore nell’ordine dorico, Napoli 1994, pp. 47-49.

Prima pubblicazione: 2 agosto 2017