PM Scarpinato“Il potere economico della mafia si converte in potere sociale e politico in contesti disagiati. Grigoli, conquistando l’oligopolio della distribuzione alimentare, era riuscito a dare lavoro a centinaia di persone vicine a Cosa nostra o raccomandate dalla mafia. Si tratta di uno degli esempi di come Cosa nostra approfitta in modo distorto del bisogno di lavoro di certe aree sociali.”

Lo ha detto il procuratore aggiunto di Palermo, Roberto Scarpinato, alla conferenza stampa che ha illustrato i particolari del maxi sequestro di prevenzione disposto dalla Dia a carico dell’imprenditore trapanese, Giuseppe Grigoli, ritenuto «cassiere» del boss latitante Matteo Messina Denaro. Dall’indagine patrimoniale è emerso che Grigoli, che gestiva in regime quasi di oligopolio la distribuzione Despar, in diverse province, impiegava nei suoi negozi uomini dei clan.

«L’interesse di Messina Denaro nell’impero economico dell’imprenditore di Castelvetrano – ha aggiunto – è emblematicamente esemplificato dal fatto che il capomafia conosceva alla virgola la contabilità di supermercati di Grigoli in centri dell’agrigentino come Ribera. Questo l’ha scoperto la Dia attraverso un lavoro certosino di esame delle fatture che ha riscontrato una serie di pizzini trovati nel covo del capomafia Bernardo Provenzano».

Il sequestro di beni per oltre 700.000.000 di euro riconducibili all’imprenditore Giuseppe Grigoli, ritenuto il ‘cassierè del boss mafioso latitante Matteo Messina Denaro, «disarticolano, almeno in parte, il potere economico» del capomafia – continua il PM Roberto Scarpinato.

Parlando ancora del boss di Castelvetrano (Trapani), ha aggiunto: «Stiamo cercando di prosciugare l’acqua in cui nuota e di cui si nutre». Il sequestro di oggi, secondo Scarpinato, «è un duro colpo inferto all’impero economico della mafia trapanese». Presenti alla conferenza stampa di oggi anche il direttore della Dia, Antonio Girone e il suo vice, Lucio Carluccio, oltre al capocentro della Sicilia, Rodolfo Passaro. «Quella di oggi – ha spiegato Girone – è un’operaizone di grande rilievo». E ha ricordato che la «volontà della Dia è quella di aggredire i patrimoni dei boss mafiosi»

I beni sequestrati a Grigoli per un totale di 700 milioni sono:
– 12 società
– 220 fabbricati tra palazzine e ville
– 133 appezzamenti di terreno per 60 ettari
– 1 yatch di 25 metri

Giuseppe Grigoli, imprenditore di Castelvetrano in provincia di Trapani è ritenuto prestanome del boss trapanese latitante Matteo Messina Denaro ed è a capo di una holding del settore della Grande distribuzione organizzata con le società Grigoli distribuzione e Gruppo 6 Gdo detentrici del marchio Despar nella Sicilia Occidentale.

Il sequestro sulla base della decisione della sezione per le misure di prevenzione del tribunale di Trapani guidata da Antonio Cavasino che ha accolto la richiesta del direttore della direzione investigativa antimafia Antonio Girone il quale ha annunciato la costituzione di una task force finalizzata ad «aggredire i patrimoni illeciti» ha detto.

Il nuovo provvedimento è stato reso possibile anche dalle nuove norme in materia di prevenzione introdotte nel cosiddetto decreto sicurezza e ha coinvolto anche i beni mobili e immobili intestati ai familiari di Grigoli tra cui la moglie Maria Fasulo e le figlie Francesca e Cecilia.
Gli investigatori hanno ricostruito nel dettaglio l’impero economico di cui Grigoli era intestatario in nome e per conto di Matteo Messina Denaro a cui, secondo gli investigatori, non era legato solo da vincoli di parentela ma soprattutto di affari. E ciò sarebbe avvenuto a partire dal 1974 anno in cui i coniugi Grigoli avevano un reddito netto di 3.372.000 lire mentre nel 2001 sarebbero arrivati a 1.419.240.000 euro (oltre 600 milioni il reddito di Grigoli, oltre 818 milioni quello della moglie) che poi sarebbe sceso per arrivare nel 2006 a un totale di 724,9 mila euro.

Una ricchezza accumulata, ha spiegato il procuratore aggiunto di Palermo Roberto Scarpinato, grazie a un sostanziale oligopolio nel settore della grande distribuzione. Un fatto provato anche da un “pizzino” ritrovato nel covo di Bernardo Provenzano a Montagna dei Cavalli nel territorio di Corleone, dove il boss è stato arrestato: in quel documento Matteo Messina Denaro chiedeva a Binnu u tratturi di intervenire a tutela di Grigoli in provincia di Agrigento perché si trattava di un uomo a lui vicino ma di Grigoli ha poi parlato anche il pentito agrigentino Maurizio Di Gati.

ANSA – KTH/GIM 18-NOV