Filippo Drago, 46 anni, rappresenta la quarta generazione di una famiglia da sempre mugnai a Castelvetrano. Con la sua azienda, “Molini del Ponte”, in questi ultimi anni, ha avviato una ricerca dei grani antichi di Sicilia e ha iniziato a promuoverli nel mondo.

Quale è la ragione che lo ha spinto a recuperare gli antichi grani di Sicilia?

«La disperazione… ragioni di cuore ed economiche. Uscire da un mondo governato dagli industriali che con le loro farine negano a noi piccoli produttori un vivere lavorativo sereno; nello stesso tempo la voglia di riappropriarci della nostra identità di artigiani e di contadini. È un’intuizione nata più di 10 anni fa da ricordi e momenti legati alla mia infanzia trascorsa nel parco giochi che era il mulino di mio padre Francesco Paolo».

Lei è un difensore di ferro dei mulini a pietra. Ma questo non trova forza sulla produzione industriale dei grani. È possibile combinare tradizione e industria?

«Si, è vero, sono un difensore dei mulini a pietra naturale. Al servizio del tradizionale metodo di molitura a pietra naturale, meglio conosciuto come mulino ad acqua, ho affiancato sistemi all’avanguardia di controllo di grani e farine. Dal controllo ottico dei chicchi alla rimozione della polvere depositata sulla superficie del chicco, alle analisi delle farine per dimostrarne la salubrità».

Grani senza glutine, intolleranze. Alcuni aspetti della nostra salute oggi ci hanno imposto modifiche nelle nostre abitudini alimentari. I grani antichi come possono aiutarci in questo senso?

«Non esistono grani senza glutine e non esiste soltanto una quantità di glutine, ma è da verificare anche la qualità del glutine. Sotto accusa oggi sono i grani moderni; rimandiamo questo aspetto a figure diverse da noi mugnai. In ogni caso è da considerare il recupero della biodiversità da utilizzare come mezzo di comunicazione, quindi un messaggio chiaro che anche in Sicilia è possibile un lavoro onesto che porti frutti e occupazione».

Come vede la nostra isola nei prossimi dieci anni? È speranzoso?

«Oggi attraversiamo un momento favorevole: la Sicilia piace e piacciono tutte le eccellenze della nostra terra; è importante non rimanere isolati ed è importante creare le giuste alleanze per far conoscere ed esportare il made in Sicily in tutto il mondo. Attenzione, ci vuole un pizzico di follia unito all’esperienza di professionalità, onestà e lealtà. Fra dieci anni? Vedo una Sicilia più ricca, più sana e più pulita del pianeta. Ricordiamoci sempre che il successo di un prodotto è la somma di tanti ingredienti, il primo dei quali è legare il territorio a un prodotto e quest’ultimo al produttore».

di Max Firreri
per Giornale di Sicilia