Dopo 13 anni ha lasciato il suo lavoro da dirigente di banca a Londra ed è tornato in Sicilia, a Petrosino. Obiettivo: diventare il Sindaco della sua città natale.

Mentre i cervelli scappano dal nostro Paese Gaspare Giacalone, 42enne siciliano dirigente della Banca europea per la ricostruzione e lo sviluppo, ha preso una decisione decisamente in controtendenza.

Il suo curriculum è il tipico cursus honorum del cervello in fuga: studi brillanti in Italia e carriera luminosa all’estero. Dopo una laurea in economia a Palermo e un master in Business administration a Torino, Giacalone si è trasferito a Londra dove per 13 anni ha studiato prestiti su misura per i Paesi in via di sviluppo.


UNA SCELTA CONTROCORRENTE

“Un lavoro bellissimo, perfetto per i miei studi, quello che avevo sempre sognato di fare”, racconta a Lettera43.it.

Lo scorso Natale, però, la vita del giovane manager siciliano è cambiata all’improvviso.
Dopo le vacanze passate in Sicilia, è tornato a Londra e ha chiesto un incontro ai suoi capi: «I miei amici di Petrosino mi avevano chiesto di candidarmi. Dentro di me ho accettato subito: nessuno di noi dimentica mai veramente la terra d’origine. Ma dovevo capire che cosa ne pensavano i miei superiori a Londra».

Di fronte alla scelta di tornare in Sicilia per provare a fare il sindaco, i top manager della banca londinese sono balzati sulla sedia: ovviamente, nessuno aveva idea di dove si trovasse Petrosino, ma soprattutto del motivo per cui il talentuoso dipendente volesse tornarci.

«Erano molto incuriositi, volevano conoscere le mie motivazioni, capire che schieramenti politici ci fossero in una piccola realtà come Petrosino. Alla fine erano talmente entusiasti che mi hanno dato anche alcuni consigli per la campagna elettorale, come organizzare comizi con tè e pasticcini».

Con i suoi datori di lavoro, Giacalone ha stabilito patti chiari: se dovesse vincere le elezioni potrà rimanere in aspettativa per tutta la durata del mandato. Ma, se perde, il giorno dopo dovrà tornare a Londra.

«Un accordo che mi ha permesso di non chiudere definitivamente la mia parentesi a Londra che, dopo 13 anni, considero la mia seconda città». Ma se trovare un accordo con i datori di lavoro è stato semplice, adesso per Giacalone è arrivata la parte difficile: convincere i suoi concittadini a dargli fiducia.

«A Petrosino avevo fatto l’assessore a 20 anni, subito dopo le stragi, durante la primavera siciliana. Esperienza esaltante che purtroppo si era chiusa con le dimissioni dovute alle classiche pressioni dei partiti. Adesso, a chiedermi di candidarmi è stato un gruppo di giovani. Petrosino ora è un po’ l’emblema di tutta la Sicilia: splendide risorse naturali totalmente deturpate dalla classe politica che ha amministrato negli ultimi anni. I ragazzi che mi hanno contattato desiderano un cambiamento, non vogliono lasciare la nostra terra e sognano di potere avere un futuro anche qui».

Così la campagna elettorale, finanziata da una raccolta fondi interna, prevedono manifesti che parlano di lavoro vero e di rilancio dell’agricoltura, e una parola sbattuta ovunque: futuro.

UNA LISTA CON SEL E IDV

La sua lista, appoggiata da Sinistra ecologia e libertà (Sel), Italia dei valori (Idv) e Federazione per la Sinistra e si chiama proprio così: coltiviamo il futuro.
Puro fumo negli occhi per i politicanti scafati dei dintorni: per loro questo bancario multilingue, sostenuto dai giovani dei dintorni, è quasi un marziano. «Mi chiamano londinese, m’invitano a tornare da dove sono venuto. Non riescono a capire perché abbia rinunciato alla mia carriera a Londra per tornare a Petrosino. Mi chiedo: se gli stessi politici non capiscono che la mia scelta deriva proprio dall’amore che ho per la mia terra, dallo spirito di servizio, allora in che modo hanno fatto politica negli ultimi anni?».

PAURA DEL CAMBIAMENTO

A Petrosino, 7 mila anime affacciate sul Mediterraneo, sono ancora in voga certi meccanismi sociali tipicamente siciliani: le novità, soprattutto all’inizio, fanno paura.
Soprattutto quando sembrano minacciare equilibri consolidati. «Credo che qualcuno abbia capito che possiamo vincere e per questo ha paura e cerca di delegittimarmi, di mascariarmi, come si dice qui. Io però resisto per tutti quei ragazzi che mi hanno detto che se vinco non dovranno andarsene, non dovranno scappare. Non voglio vincere per mire personali, ma per dare un piccolo segnale di cambiamento, di futuro». E in una terra che come la Sicilia vive di segnali non è certo una cosa da poco.

Giuseppe Pipitone
per www.lettera43.it