Sono state ore di grande agitazione quelle vissute nella giornata a Mazara del Vallo, capitale multietnica del Mediterraneo. A guastare la serenità della prima domenica di ottobre nella cittadina normanna la notizia piombata a casa dei proprietari dei pescherecci. Aperto il fuoco nel Canale di Sicilia contro pescatori italiani. Un vero e proprio atto di guerra. Ci risiamo con i sequestri unilaterali e ci risiamo con l’uso delle armi senza un perché.

La notizia, adesso, è che i 14 componenti dell’equipaggio dei due pescherecci potrebbero essere arrestati.  (a sinistra, foto del Mediterraneo tratta da dgtvonline.com) 

La guerra del pesce torna ufficialmente a riempire le pagine dei giornali. Due imbarcazioni di Mazara del Vallo, il “Daniela L” e il “Giulia PG” sono state bloccate in mattinata in acque internazionali da una motovedetta libica comandata da uomini in uniforme militare. A bordo dei due pescherecci mazaresi, complessivamente, 14 lavoratori compongono gli equipaggi misti (italiani e nord africani). Il “Daniela L”, che ha 195 tonnellate di stazza, e il “Giulia PG”, 190 tonnellate, stavano facendo le battute di pesca in acque considerate internazionali (ma non dai libici che sono intervenuti come altre volte bloccando i pescherecci e intimando di seguirli nel proto nordafricano).

Sembra essere ritornati ai drammatici momenti in cui agli inizi degli anni ’70 del secolo passato, quando i sequestri di pescherecci mazaresi superavano il centinaio l’anno con sparatorie, sempre unilaterali, che provocavano feriti e morti in mare. Non si può perdere la vita o rischiare la salute nel raggiungere il Canale di Sicilia per la battuta di pesca. Mazara del Vallo è piombata nell’orrore degli assalti a bordo perpetrati da militari o pseudo tali che terrorizzano pescatori italiani attraverso l’uso di armi.

Dalla Capitaneria di porto di Mazara del Vallo, attraverso l’ufficiale delegato telefonicamente raggiunto in tarda serata, ci fanno sapere che non possono ancora confermare con ufficialità che vi sia stato l’uso delle armi da parte dell’unità libica che ha affiancato i due natanti mazaresi. L’ufficiale delegato ha confermato che i membri di equipaggio sono sette per ciascun natante e stanno tutti bene. Non si conoscono ancora i motivi in contestazione che hanno spinto l’unità militare libica a sequestrare i due natanti. Peraltro, dalla Capitaneria di porto ci confermano che i due motopescherecci avevano regolarmente acceso il blue box. Questo significa che si conoscono i punti nave di entrambi i pescherecci.

Dalle indiscrezioni, non ufficialmente confermate, i natanti sarebbero stati sequestrati in acque internazionali, al di fuori del controllo libico. I due pescherecci avrebbero fatto ingresso nel porto di Bengasi, scortati dai militari libici, tra le 21,30/22,00. Ad attenderli il Console italiano, Guido De Santis. Sull’accaduto registriamo alcune dichiarazioni. Intanto quella delle 21,45 di Toni Scilla, parlamentare regionale di Grande Sud, in provincia di Trapani, che ha già contattato l’ambasciatore italiano in Libia, Giuseppe Buccino Grimaldi, per attivare la diplomazia.

“Ora abbiamo superato ogni limite – dice il deputato – non è accettabile che chi è in battuta di pesca rischi la vita”.

Scilla precisa di aver appreso che gli equipaggi rischiano di essere trasferiti in prigione. “E’ un atto vergognoso ed inaccettabile – aggiunge Toni Scilla  -. Così come è una vergogna la politica adottata finora a difesa della pesca, un fallimento totale”.

E’ un fiume in piena, il leader trapanese di Grande Sud. “Ci si è vantati di rapporti di cooperazione con i Paesi transfrontalieri – aggiunge Scilla -. La smetta la sinistra. Il Governo nazionale intervenga per assicurare la libertà immediata ai pescatori. Lo Stato italiano deve dimostrate autorevolezza ed inflessibilità. Apprendiamo che il giudice sta esaminando la richiesta del console italiano di non arrestare l’equipaggio. Si sta lavorando dopo l’arrivo di stasera a Bengasi per scongiurare la galera. Ringrazio l’ambasciatore italiano per essersi attivato e per il supporto che ha dato e darà nei prossimi giorni sino alla definizione della crisi. Se gli uomini dell’equipaggio dovessero essere arrestati, ci muoveremo sin da subito per l’immediato rilascio. Il rischio è concreto. Serve una nuova politica della pesca nel Mediterraneo, un tavolo unico con i Paesi rivieraschi per definire con chiarezza i limiti territoriali.

Nel pomeriggio diverse dichiarazioni sulla vicenda.

“Quello che fa rabbia è che questi sequestri stanno diventando una routine”, sottolinea il Sindaco di Mazara del Vallo, Nicola Cristaldi, che riferisce però come stavolta siano stati sparati anche dei colpi di arma da fuoco contro le imbarcazioni. “Questa è una novità gravissima – aggiunge – i membri dell’equipaggio stanno bene, ma a bordo la tensione è alta, così come la preoccupazione dei familiari a Mazara”.

I segni dei colpi sono ben visibili sulle fiancate dei pescherecci. I natanti erano in acque internazionali anche se, come è noto, i Libici ritengono quelle acque di loro pertinenza. Infatti, le acque territoriali di ogni paese terminano dopo 12 miglia marine, mentre i libici, ai tempi di Gheddafi, hanno esteso unilateralmente a 72 miglia marine le loro acque territoriali. Un atto unilaterale che la Libia posto Gheddafi ha confermato: non a caso i due pescherecci sono stati sequestrati.  

Dopo la notizia del sequestro il consolato italiano si è già attivato come spiega Giovanni Tumbiolo  , presidente del Distretto produttivo per la pesca ‘Cosvap’ di Mazara del Vallo: “I due motopesca sono stati fermati dopo le 13 a circa 40 miglia al largo delle coste libiche e stanno per essere trasferiti a Bengasi. Ci siamo già attivati avvisando l’ambasciata e il consolato italiani in Libia. Sappiamo già che ad attendere i nostri marittimi in porto, a Bengasi, ci sarà il console Guido De Santis”.

“Bisogna mettere fine a questa guerra, perché di guerra si tratta – avverte Tumbiolo -. Siamo alla mercé di miliziani in giro per il Mediterraneo che non rispondono alla catena di comando di Paesi che si accingono a preparare nuove Costituzioni e nuovi governi. Tutto questo è pericoloso. Dobbiamo tutelare i pescatori”.

“È chiaro che l’ennesimo sequestro di due pescherecci di Mazara da parte dei libici necessita di un chiarimento con le autorità di Tripoli. I rapporti con i nuovi governi del Nord Africa vanno improntati all’insegna del rispetto dei trattati internazionali”. Lo afferma il deputato del Pd Enrico Farinone, vicepresidente della Commissione Affari Europei. «Serve un intervento forte del nostro governo, supportato dalla Ue – continua Farinone – Anche in questo modo si aiutano a crescere i governi nati dopo la primavera araba».

E’ facile in queste occasioni scemare nella dietrologia. La gravità dell’accaduto, però, ci spinge ad evidenziare la grande responsabilità politica del governo nazionale e regionale che hanno affrontato con leggerezza le criticità della pesca siciliana.

Le relazioni internazionali passano per Bruxelles, d’accordo: ma ci chiediamo com’è possibile che gli europarlamentari siciliani non si siano mai intestati una iniziativa concreta per scrivere nuove regole nell’utilizzo ai fini dello sfruttamento delle risorse ittiche del Canale di Sicilia.

Le relazioni con gli Stati frontalieri sono materia comunitaria. Ed allora tutte le conviviali recenti e passate organizzate da diversi soggetti a cosa sono serviti? Il Governo regionale guidato dal dimissionario Raffaele Lombardo ha affidato risorse e compiti a soggetti diversi e convenzionati per costruire relazioni stabili con gli i Paesi del Magreb. Ma con quali risultati?

Conviviali e convegni a tema a mai finire, quello sì. Ma poi? Come digerire, per un onesto lavoratore del mare e di nazionalità italiana un colpo d’arma da fuoco? Eppure diversi sono gli accordi commerciali siglati dal Governo italiano e dal Governo libico. Forse che la pesca e la laboriosità dei pescatori mazaresi dà fastidio ad interessi economico-politici ben più grandi?

Ci aspettiamo una presa di posizione da parte del Governo italiano, è veramente pericoloso far passare il messaggio che per difendere i propri interessi nel Canale di Sicilia si possa sparare. Come non è accettabile che si debba finire in galere come un omicida arrestato in flagranza di reato e prima di conoscere i motivi del sequestro. Seguiremo con attenzione i risvolti di questa si appare una vera e propria crisi internazionale.

 

Giuseppe Messina