tribunale di castelvetrano

I troppi anni trascorsi dai fatti contestati e le leggi varate dai governi Berlusconi per accorciare i tempi di prescrizione di vari reati hanno, di fatto, sgonfiato uno dei procedimenti penali più corposi avviati dalla Procura di Marsala nel campo delle truffe commesse ai danni dello Stato attraverso i meccanismi della legge 488/92, varata per lo sviluppo delle aree economicamente depresse del Mezzogiorno.

Il procedimento è quello scaturito dall’indagine della Guardia di finanza che nel febbraio 2007 sfociò nell’operazione «Re Mida». A far diventare oro tutto quello che toccava era, secondo l’accusa, il 49enne ingegnere castelvetranese Vito Abate, titolare dello studio «Erasmus», che curava le pratiche relative alle richieste di finanziamento e talvolta acquisiva anche le società.

Nel febbraio 2007, oltre ad Abate, furono posti agli arresti domiciliari anche gli imprenditori palermitani Calcedonio e Alessio Di Giovanni, padre e figlio, i mazaresi Pietro Tranchida, ragioniere, e Simone Lentini, commercialista. Ad altre 13 persone furono notificati avvisi di garanzia. Oltre 30 milioni di euro gli «indebiti» contributi pubblici incassati. Per realizzare, sulla carta, o comunque solo in parte, strutture turistico-alberghiere a Triscina.

Nel 2008, la Procura depositò gli atti con cui il ministero delle Infrastrutture revocò i contributi. Il trascorrere del tempo, però, al pm Nicola Scalabrini ha consentito, ieri, di invocare condanne soltanto per il capo di imputazione relativo alla tentata truffa che sarebbe stata commessa con la richiesta di erogazione, nel 2005, della terza quota del finanziamento. Per questo reato, il pm ha chiesto 5 anni di carcere, più 1000 euro di multa, per l’ingegnere Abate. Due anni e mezzo, invece, sono stati invocati per l’architetto Pietro Polizzi e due anni per Simone Lentini.

Per gli altri sei imputati (Francesco Puglisi, Nicolò Di Bella, Alceo Galan, Carlo Parmigiani, Salvatore Tarantino e Carmela Zanuccoli) il pm ha dovuto chiedere il non luogo a procedere per prescrizione dei reati. «Con vari artifici contabili ben orchestrati, operazioni fittizie e false fatture – ha spiegato, ieri, il pm Scalabrini – l’obiettivo era quello di non mettere capitale proprio, ma sfruttare solo i finanziamenti pubblici». Alla sbarra, per gli illeciti amministrativi, anche tre società (Numidia, difesa dall’avv. Luigi Pipitone, Eurorame e Dental House), per le quali sono state invocate multe da 630 mila a 500 mila euro.

Antonio Pizzo
per La Sicilia