arresti alcamo

Ottantacinque anni uno, settantaquattro anni l’altro. Tutti e due hanno passato buona parte delle loro vite in galera, uomini d’onore di Alcamo che con la mafia hanno deciso di stare ancora oggi nonostante l’età avanzata. Stanotte la Polizia, Squadra Mobile di Trapani e Commissariato di Alcamo li ha arrestati assieme ad altre otto persone, tra cui due donne.

Operazione “Dioscuri” l’hanno chiamata e non tanto per dire. Perché i due anziani finiti in manette sono fratelli, Nicolò detto Cola e Diego Melodia, e come racconta la mitologia greca i due come Castore e Polluce sono entrati presto in contrasto per chi doveva comandare nel territorio di Alcamo.

Un territorio dove poco o nulla è cambiato negli anni, dove nel tempo c’è stata una carneficina per il controllo del territorio, sostanzialmente per gestire le estorsioni, mettere le mani sugli appalti, riuscire a stare affianco alla politica. La “famiglia” dei Melodia è rimasta sempre a capo di tutto ciò. Il capo mafia è stato per anni Nino Melodia che è in carcere da qualche tempo, l’indagine esplosa con il blitz di stanotte dimostra che suo padre, “don” Cola Melodia si è messo a capo dell’organizzazione mafiosa dopo che anche l’altro figlio è finito in manette, Ignazio Melodia soprannominato “il dottore” proprio per la professione medica svolta.

A completare il quadro c’entra anche la moglie di Nino Melodia, Anna Maria Accurso, 46 anni, anche lei arrestata, collettore e tesoriere dei soldi proventi di estorsioni. Una indagine dove si scopre anche un filo che purtroppo gli investigatori non sono riusciti a seguire fino in fondo e che portava al super boss latitante Matteo Messina Denaro. E anche questa circostanza, ossia l’alleanza tra alcamesi e castelvetranesi non è una novità, negli anni in cui ad Alcamo venivano ammazzate barbaramente per strada le vittime designate di una feroce faida, c’era anche Messina Denaro a sparare assieme ai gruppi di fuoco fatti arrivare da Corleone, come Leoluca Bagarella e Giovanni Brusca. Diciassette anni dopo quegli omicidi, oltre 30 morti ammazzati in pochi mesi, i gruppi allora contrapposti oggi alla luce delle risultanze investigative risultano alleati, le “famiglie” Greco e Melodia non si fanno più la “guerra”: tra gli arrestati ci sono l’anziano Lorenzo Greco, 77 anni (in carcere per un paio di estorsioni) e la figlia, Anna, 49 anni, che una telecamera ha ripreso mentre andava a riscuotere il “pizzo” che un imprenditore aveva apposta lasciato in una canaletta di una strada provinciale.

L’operazione Dioscuri è racchiusa in una ordinanza di custodia cautelare in carcere firmata dal gip del Tribunale di Palermo, Antonella Consiglio, su richiesta della Procura antimafia del capoluogo siciliano, dai sostituti procuratori Paolo Guido e Carlo Marzella, coordinati dal procuratore aggiunto della Dda Teresa Principato. I reati contestati alle dieci persone arrestate sono quelli di associazione mafiosa, estorsione plurima, incendio plurimo, danneggiamento, detenzione illegale di armi ed esplosivi, ricettazione, emesse nei confronti di altrettanti sodali o soggetti contigui al mandamento mafioso di Alcamo e cioè: Anna Maria Accurso, 46 anni, Filippo Di Maria, 49 (impiegato forestale), Lorenzo Greco, 77 anni, pregiudicato mafioso (detenuto), Diego Melodia, 74 anni, pregiudicato mafioso, Nicolò Melodia, 85 anni, pregiudicato mafioso, Stefano Regina, 45 anni, pregiudicato (detenuto), Gaetano Scarpulla, 40 anni, Felice Vallone, 41 anni, pregiudicato mafioso (detenuto), Tommaso Vilardi, 66 anni e Anna Greco, 49 anni, pregiudicata.
mafioso (detenuto)

Si tratta di una indagine durata a lungo, cominciata nel 2006, e in questo periodo intercettazioni telefoniche ed ambientali, pedinamenti, controlli di ogni genere, hanno fornito uno “spaccato” di vita mafiosa agli investigatori della Polizia, diretti dal vice questore Giuseppe Linares, capo della Mobile, e dal dirigente del Commissariato, vice questore Valerio Aquila (di recente assegnato ai gruppi internazionali di investigazione che operano in Libano).

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Rino Giacalone per Antimafia Duemila

Il sindaco plaude alle forze dell’ordine per l’operazione Dioscuri

Il sindaco della città di Castelvetrano, dr. Gianni Pompeo, appresa la notizia della brillante operazione Dioscuri, che ha portato all’arresto di dieci persone accusate di associazione mafiosa, ed allo smantellamento di un organizzazione dedita all’estorsione, agli incendi, ai danneggiamenti ed alla detenzione illegale di armi ed esplosivi ed alla ricettazione, ha voluto manifestare il suo plauso alle forze dell’ordine: “Da politico e da cittadino non posso che provare soddisfazione quando viene ripristinata la legalità e viene messo fine ad un mandamento che, a quanto viene riferito, era fortemente legato al boss latitante Matteo Messina Denaro ormai indicato quale punto di riferimento della mafia nella Sicilia Occidentale – afferma Pompeo- voglio encomiare pubblicamente la Squadra Mobile di Trapani, diretta dal Dott. Giuseppe Linares, in collaborazione con i colleghi del Commissariato della Polizia di Stato di Alcamo e coordinata dai magistrati della Direzione Distrettuale Antimafia di Palermo: Antonella Consiglio,Teresa Principato,Paolo Guido e Carlo Marzella”.

Dichiarazione di Davide Durante, presidente Confindustria Trapani

“Un plauso alle Forze dell’Ordine ed alla Magistratura per l’operazione che ha portato all’arresto di una decina di persone che gestivano il racket delle estorsioni nel territorio alcamese. Un ringraziamento al Capo della Mobile Linares che, assieme ai Colleghi del Commissariato di Alcamo e dopo una lunga serie di indagini, ha raggiunto questo importante risultato.

Lungo l’elenco delle imprese che erano costrette a pagare il pizzo. Risulta, comunque, chiaro ed evidente che subire un ricatto mafioso crea un danno enorme all’impresa e costringe l’imprenditore ad operare scelte che in nessun caso possono definirsi legalmente, moralmente ed eticamente corrette.

Denunciare, quindi, rimane l’unica strada percorribile; non ci sono alternative, oggi più che mai, perché forte è il sostegno dello Stato e, non meno importante, della società civile.

Confindustria Trapani è presente con le proprie aziende in tutto il territorio provinciale ed esprime attraverso il vicepresidente Paolo Salerno la presidenza dell’Associazione Antiracket ed Antiusura – Trapani. A prescindere, comunque, dai ruoli ricoperti diamo la massima disponibilità ed assicuriamo la massima discrezione a tutti coloro che volessero rivolgersi alle Forze dell’Ordine utilizzando i canali associativi”.