[di Antonio Pizzo per Giornale di Sicilia] Riconosciuta l’attenuante della provocazione, il giudice delle udienze preliminari di Marsala Annalisa Amato ha condannato a nove anni e quattro mesi di carcere il 61enne commerciante ambulante castelvetranese Salvatore Accardi, che la sera del 10 gennaio scorso uccise, con un colpo di fucile, il 40enne pregiudicato Ignazio Pellicane.

Da quello che è emerso dalle indagini di carabinieri e Procura, l’omicidio sarebbe stato il tragico epilogo di una lunga serie piccole richieste estorsive che andavano avanti da anni. Pare, da oltre dieci anni. Più volte, infatti, il pregiudicato ucciso avrebbe chiesto al commerciante piccole somme di denaro, oppure non pagava per i panini e le bibite che consumava. Questo aveva portato all’esasperazione il commerciante castelvetranese, conosciuto da molti come “lu zu Turiddu”.

Era questo, infatti, anche il nome che campeggiava sulle insegne del suo camion-panineria, che nel tardo pomeriggio dello scorso 10 gennaio era stato parcheggiato in via Caduti di Nassiria, nella zona commerciale di Castelvetrano. Qui, intorno alle 19, si presentò nuovamente Ignazio Pellicane. Accardi gli avrebbe spiegato che in quel momento non aveva ancora denaro in cassa perché aveva appena iniziato a lavorare.

Il pregiudicato, però, non avrebbe voluto sentire ragioni e sarebbe addirittura salito sul camion, dove c’erano anche il figlio e una collaboratrice di Salvatore Accardi. Ci sarebbe stato anche un contatto fisico. Forse, anche uno schiaffo. E il commerciante, temendo, secondo la difesa, gravi conseguenze, per se, ma soprattutto per il figlio e la collaboratrice, imbracciò il fucile e fece fuoco.

La stessa sera, Salvatore Accardi confessò il delitto ai carabinieri. Fu ascoltato in caserma dopo essere stato fermato mentre era in auto. L’uomo fu rinchiuso nel carcere di Trapani con l’accusa di omicidio volontario. Inoltre, benché in possesso della licenza per uso caccia, gli è stata contestata anche la detenzione illegale di arma in luogo diverso dalla propria abitazione.

Il fatto che avesse l’arma con se fa presumere che il commerciante temesse l’arrivo del Pellicane e la possibilità che ne potesse scaturire un violento alterco. Dopo il grave fatto di sangue, a Castelvetrano, alcuni pare abbiano approvato il gesto di disperazione di “lu zu Turiddu”. Tra la popolazione, infatti, c’è chi lamenta una scarsa presenza dello Stato nella tutela dei commercianti che, in base agli orari e alla tipologia della loro attività, si trovano più esposti alle vessazioni di alcuni gruppi di pregiudicati che, anche se arrestati, tornano poi in libertà frequentandogli stessi luoghi.

Nel processo, svoltosi con rito abbreviato, gli avvocati difensori Paolo Paladino e Pamela Nastasi hanno sostenuto che Accardi “agì per legittima difesa”. Per l’imputato, il pm Anna Cecilia Sessa aveva chiesto la condanna a 12 anni di carcere. Richiesta alla quali si sono associati gli avvocati di parte civile: Giacomo Frazzitta, Roberta Tranchida e Massimo Mattozzi.

Ai familiari dell’ucciso il gup ha accordato risarcimenti in denaro a titolo “provvisionale”. In attesa, cioè, della causa civile. Considerate, però, le modeste condizioni economiche del commerciante, difficilmente potranno essere soddisfatte le richieste dei familiari dell’ucciso. Dopo il verdetto del gup, uno dei due difensori, Paolo Paladino, ha dichiarato: “E’ una sentenza equa, anche se ci sono i margini di un ulteriore miglioramento in appello”.

di Antonio Pizzo
per Giornale di Sicilia