Compie 50 anni, colui che è ritenuto all’unanimità il capo di “cosa nostra” in provincia di Trapani, tanto da essere inserito al quarto posto nella speciale classifica dei latitanti più ricercati al mondo (manca all’appello dal 1993).

Matteo Messina Denaro nasce il 26 aprile del 1962 a Castelvetrano. E’ figlio di Francesco Messina Denaro detto “Don Ciccio” capo mandamento della mafia trapanese. I suoi soprannomi sono “U Siccu”, per la sua fisionomia alta e smagrita, e “Diabolik”.

Il giovane Matteo impara in fretta le abitudini mafiose. Sin da quattordici anni inizia ad usare le armi da fuoco e a diciotto uccide quella che sarà la prima vittima di una sconfinata serie di omicidi.

All’età di 20 anni incomincia a entrare nei veri affari di Cosa Nostra; un paio di ragazzi lo fiancheggiano: Giuseppe Clemente e Francesco Geraci, che verranno arrestati in seguito. Famosa, a questo proposito, è la confidenza fatta ad un amico: “Con le persone che ho ammazzato, io potrei fare un cimitero”. Secondo alcune fonti sarebbero almeno 50 gli omicidi compiuti da Messina Denaro. Ha una figlia, che non ha mai visto (notizia appresa da una confidenza trovata nei pizzini destinati a Provenzano).

La personalità

Il suo guardaroba, firmato Giorgio Armani e Versace, è l’emblema del suo esibizionismo, che lo discosta radicalmente dallo stile dei boss mafiosi tradizionali come Totò Riina o Bernardo Provenzano, le cui figure sono sempre state circondate da un alone impenetrabile di mistero.

Una differenza di stile si ravvisa anche dalle sue relazioni sentimentali. Egli è infatti conosciuto come un grande seduttore. Attualmente si ritiene sia sposato con Maria Mesi (condannata il 28 marzo 2001 per favoreggiamento) ed è cognato di Filippo Guttadauro, fratello del medico boss di Brancaccio Giuseppe, che ne ha sposato la sorella Maria.

Messina Denaro aveva già avuto una figlia da una precedente relazione con Francesca Alagna, elemento che fa intendere quanto la sua figura si discosti nettamente dallo stereotipo dell'”uomo d’onore”, legato rigidamente ai tradizionali valori familiari. Il suo soprannome, Diabolik, deriva dalla passione per il famoso personaggio dei fumetti, del quale si dice volesse copiare le celebri mitragliatrici sul cofano dell’auto.

(fonte. Wikipedia.it)