senza-soldiSi discute della crisi italiana, del PIL che non cresce, della deflazione, di “sbloccare l’Italia” e intanto le piccole aziende, e molte famiglie sono alla canna del gas. Ogni giorno mi capita di incontrare piccoli imprenditori, artigiani, commercianti, lavoratori autonomi e anche operai e tutti mi dicono la stessa cosa: “Un ci la facemu cchiu e arrivano sempri cosi di pagari” (“Non ce la facciamo più e arrivano sempre cose da pagare”)

Altri: “ma chi è sta IUC?” Il riferimento è alle tasse e anche a Riscossione Sicilia spesso forte con i deboli, e debole con i forti. Adesso anche la Tasi e la Tari. Cadere nella semplice retorica, o peggio ancora nel populismo è facile. Non serve aggiungere “aria fritta”.

Come dice va un mio zio: “Ca la cosa è seria, un si cugghiunia”. Ci aiuta, forse, la scienza. Quella economica, quella che si “sturia” all’Università. Il concetto è semplice: se non c’è lavoro, se non c’è crescita economica , come si possono pagare i balzelli?

Come le piccole imprese, zoccolo duro dell’economia italiana e siciliana, possono continuare a stare sul mercato se non hanno neanche più il mercato? Se non si favorisce la crescita della piccola impresa, quella anche a conduzione familiare, oppure quella del piccolo progetto di imprenditoria giovanile o femminile se volete, come potrà salvarsi l’Italia? La grande evasione c’è, ma lo sappiamo tutti che non trova origine in chi, per campare, si è dovuto creare un attività.

La grande evasione sta nelle grandi lobby, anche di Stato. La situazione è molto delicata. La gente è stanca, arrabbiata e sta perdendo anche la speranza nel futuro. Non possono pagare solo i titolari di partita iva il conto di uno Stato clientelare, spesso corrotto e che ha generato per la logica del consenso, strutture inutili e costosissime.

Luoghi di lavoro costosi e spesso, pieni di cosiddetti “raccomandati” che appena hanno un problema si rivolgono al potente di turno. Generazioni di politici che, per mantenere il consenso, hanno fatto bruciare importanti risorse economiche in leggi e leggine, per illudere tanti precari e per generare tanti posti di privilegio all’interno degli enti pubblici che, non solo non hanno reso nulla alla collettività ma che costa tantissimo a tutti noi, continuare a mantenere.

Se non cambia veramente la politica di questo Paese, se non cambia veramente direzione, ridando fiducia a chi intende intraprendere o continuare a fare impresa, non abbandonando la propria terra, nessun impiegato pubblico si potrà sentire certo, per il futuro, di percepire il suo stipendio. Lo Stato, per vivere, ha bisogno di cittadini che producano ,non di cittadini che gettano la spugna perchè stremati.Lo Stato per essere tale deve garantire pari opportunità a tutti i cittadini.

La stagione delle clientele è finita ma qualcuno continua far finta di nulla