L’Assembrea Regionale Siciliana ha deciso che gli imputati di mafia o di corruzione potranno continuare ad avere incarichi nella pubblica amministrazione

Ieri è stata respinta nel segreto dell’urna, con 39 no su 72 votanti, una norma che vietava al governo regionale di nominare ai vertici di enti e società pubbliche chi è stato rinviato a giudizio o condannato per gravi reati.

Il voto segreto è stato richiesta di un gruppo di deputati: Rudy Maira, Toto Cordaro e Salvatore Cascio (Pid), Riccardo Minardo (Mpa), Giovanni Greco (Mpd), Campagna, Caputo, Leontini e Mancuso (Pdl). Il Pd avrebbe voluto il voto palese sull’emendamento.

Troppe volte sono stati nominati in enti pubblici soggetti rinviati a giudizio per reati gravi contro la pubblica amministrazione e purtroppo ci sono esempi di questo tipo anche all’interno del parlamento regionale e nazionale.

Il paradosso è che ci sono imputati anche fra i deputati che hanno chiesto il voto segreto per potere impallinare la norma

Calogero Speziale, presidente della commissione antimafia regionale, promotore della legge blocca-nomine

Il riferimento è a Minardo e Mancuso, entrambi sottoposti di recente a misure cautelari, tornati in libertà e rientrati all’Ars in attesa di giudizio.

Fabio Granata (Fli)

“Una maggioranza vile, opaca e collusa ha nuovamente macchiato la reputazione dell’Ars e dell’Autonomia”

Ignazio Messina (Idv)

parla ironicamente di “Risposta dell’Ars alle commemorazioni della strage di via D’Amelio”

Rudy Maira (Pid)

“L’emendamento proposto dal Pd era palesemente incostituzionale. Non veniva considerato il principio della presunzione di innocenza”