Non ci sono parole per commentare la segnalazione che stamattina ci arriva da Valeria Calicchio, responsabile del collettivo dei giornalisti precari “Errori di Stampa”. La denuncia ha per protagonista la Rai, già nota per il ricorso indiscriminato ai contratti-truffa attraverso cui i giornalisti precari, che sono la metà di quelli che lavorano nell’azienda radiotelevisiva, vengono inquadrati come ”consulenti”, “presentatori-registi” o “programmisti-registi”. Insomma, tutto tranne che ciò che sono, ossia giornalisti. Tutto questo per  abbattere le tutele e le retribuzioni, per pagare i redattori con partita iva o a puntata. Come nel più squallido dei call center della periferia italiana.

 

Ecco, al punto 10, la clausola di gravidanza

Ma quello che è ancora più agghiacciante è la cosiddetta “clausola di gravidanza” imposta alle lavoratrici precarie all’atto della firma del contratto. Se una donna rimane incinta la Rai potrà valutare l’incidenza della gravidanza sulla produttività  della lavoratrice e, se questa ne risultasse compromessa, si riserva sostanzialmente di risolvere il contratto senza alcun indennizzo a favore della lavoratrice. In un’azienda che vive dei soldi dei contribuenti e che paga centinaia di migliaia di euro per un’esibizione di pochi minuti al vip di turno tutto questo è scandaloso e inaccettabile.


“Noi riteniamo – scrive Errori di Stampa- che quella clausola sia retrograda e illegale. È un ostacolo formale e vergognoso al raggiungimento di condizioni di reale eguaglianza fra lavoratori (precari) e lavoratrici (precarie): una palese violazione dell’articolo 3 della Costituzione.”

Massimo Malerba
per violapost.wordpress.com