La visita del Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano oggi in Sicilia ci conforta per la fiducia che ispira nelle ore difficili per l’economia del Paese, per il Sud in articolare e per la nostra Regione.

L’editorialista de “La Sicilia”, il giornalista Lillo Miceli, Le ha rivolto un invito: “Presidente aiuti La Sicilia” Ne condividiamo i contenuti nella diffusa preoccupazione del disimpegno politico attuale per il Mezzogiorno, ancora sottolineato sul “Giornale di Sicilia nell’intervento del coordinatore regionnale dell’UDC, sen.Gianpiero D’Alia.

Chi è nato nell’Isola del sole, chi ha attraversato le sue pianure, le colline e i monti nel caldo sciroccoso e nel vento di tramontana, ricco di sapori di mare, nei tramonti e nelle albe, da ragazzo e da adulto, nella gioia e nel dolore, non può non amare questa terra e ricercare gli alti riferimenti credibili, come quelli impersonati dal Presidente Napoletano.

Se poi il consenso popolare ha permesso, per lunghi anni, di rappresentarla nelle aule parlamentari, allora è la storia del suo sviluppo sociale, culturale, economico, ad imprigionarlo nella memoria.

E scorrono i tempi delle proposte, delle azioni, dei controlli,dei condizionamenti criminali, delle violenze perpetrate, delle infrastrutture realizzate e di quelle solo progettate o sognate, interrotte perché localizzate nel Sud, dei tentativi operati per allargare la partecipazione al governo del Paese.

L’Isola ha un suo incanto ed evidenziarne i buchi neri, non è un oltraggio alla sua storia, cultura, vocazione, tradizione, paesaggio è solo amore per la verità, è voglia di conservarla come Dio l’ha creata e gli uomini l’hanno conservata e trasformata per viverla in armonia ed in pace, con le loro famiglie, con i popoli vicini.

Non farlo è sacrilegio per chi ha creduto nella verità, per chi non si è stancato in Parlamento o al Governo di servire la sua terra con amore e passione, senza carrierismi di sorta, senza conquiste di gloria e di allori, senza interessi personali, senza ingordigie e speculazioni a danno della comunità.

In molti hanno cantato, nei secoli, le bellezze della Sicilia, hanno costruito i templi, i teatri di pietra, i centri storici, con le agorà della socialità e della democrazia, i servizi resi alla comunità mondiale dai suoi figli emigrati, con il cuore lasciato in famiglia.

Le sue chiese segnano il cammino di fede di un popolo, che ha la trascendenza nella sua natura, nei testamenti ereditati, nelle testimonianze ricevute, nel dolore della vita di lavoro, come nella gioia dell’accoglienza, nel sacrificio redentivo, nella capacità creativa, nell’amore di Dio verso l’umanità.

E questo cammino è stato trasmesso nelle opere d’arte, nelle case piccole, ma sempre ospitali, nelle piazze raccolte per raccontare le storie della vita, dei rapporti, delle relazioni umane, vergate da intellettuali sinceri, liberi, generosi.

Sfilano i letterati, gli storici, gli scienziati, i medici, gli ingegneri, i poeti, gli attori, i fotografi, in archivi ed enciclopedie, che solo internet può a fatica raccogliere.

Un professore, mio amico, si è messo alla ricerca dei pensatori e dei teologi del XIX e XX secolo e le pagine sono cresciute a dismisura, sei volumi ed altri in attesa.

Ed arrivano i poeti ed i romanzieri, venuti nelle terre sicane dalla Grecia con il canto agli Dei ed alla bellezza, con le lacrime per le patrie lontane, amiche e talora nemiche dimentiche.

Si riuniscono ancora a Castelvetrano nel territorio dei selinuntini, come nelle piazze più sperdute ad Erice, a Marineo, a Bagheria, a Bolognetta, a Godrano, a Partanna, a Bompietro, a Cefalù.

Hanno eredi come Luciano Messina, Matteo Chiaramonte, Nicola Romano, Elio Giunta, filosofi come Gentile, storici come Renda, Pitrè, Correnti, Romeo, laici riflessivi e coraggiosi come Rosario La Duca, Pietro Barcellona, Pietro Mazzamuto, Cosmo Crifò, Silvana Grasso, Maria Saladino, Rocco Campanella.

E poi da quando fu concepito Cristo, i templi si sono trasformati per pregare il Dio vero e sulle colonne della storia antica sono nate le cattedrali dei millenni del cattolicesimo, accanto alle sinagoghe ed ai minareti e, dopo il primo faticoso approccio con l’Islam e con gli Ebrei, nasce una convivenza accettata con sopportazione e libertà di fede, pagata ad alti costi.

Terra di Sicilia hai incontrato tutti i popoli del mediterraneo, li hai ospitati, tra paure e rispetto della loro comune umanità, hai conosciuto i loro linguaggi, i gesti, le tradizioni, le colture, i lavori e le virtù, unite a volte al fasto, alla violenza, agli intrighi, alle ruberie.

Quando i visitatori dell’Universo tutto ti attraversano, riscoprono pezzi delle loro storie, scavate nelle grotte abitate dai primi Sicani e recuperate tardivamente, nei siti archeologici, di Alia, Morgantina, Carini, Centuripe, Entella, Adranon, Jato, Selinunte, Segesta, Solunto.

Ed incontri i castelli per la difesa delle famiglie e degli averi, costruiti dai conquistatori per rendere duraturi i governi del potere.

Ed ecco Caccamo, Mussomeli, Carini, Partanna, Salemi, Giuliana, Palazzo Adriano, Catania, Palermo, Calatamauro, Misilmeri, Centuripe, Milazzo, i castelli del recente medioevo, dei Normanni, dei baroni e dei Vicerè, nonché le torri delle comunicazioni fumose di fuochi accesi, annuncianti in tempo l’arrivo dei pirati, alternatisi ai mercanti, che lasciavano le mercanzie e le primizie sulle spiagge deserte e linde per la forza del mare, “naturale netturbino“ per poi ritirarle con il baratto degli isolani.

Il commercio non aveva neppure la parola, era la manifestazione del lavoro, era la rappresentazione della creatività umana, che si poneva a confronto con altri prodotti, per realizzare scambi e dialoghi.

Ti amiamo Isola, per questa tua multiforme realtà, per la storia dei tuoi popoli, per i rapporti, che hanno saputo intrecciare con il mondo conosciuto e con quello che si andava scoprendo.

Ed inseguiamo i tuoi figli, che ovunque nel mondo si son fatti onore, nella scienza, nella moda, nel cinema, nella musica, nelle arti, nel teatro, nel canto.

Frank Capra, che Bisacquino onora ad ogni estate, con i film che hanno fatto sognare e rispettare
i poveri, Franck Sinatra, che Lercara non dimentica e gli dedica un Museo, Nich La Rocca, il grande cornettista, pioniere del jazz classico (morto a Roma nel 1961) che da Salaparuta ha portato il jazz nel mondo.

Se questo amore si vela di mestizia è perché le generazioni presenti, non sempre ed ovunque tramandano il tuo glorioso passato, per gelosa riservatezza degli umili e dei poveri, ed i giovani rischiano di dimenticare la tua storia.

Non sanno più accogliere i forestieri; accendono i fuochi estivi non per l’accoglienza, ma per la distruzione dei tuoi boschi, per gli interessi delle speculazioni, per l’indolenza dei cespugliatori, per le lunghe ferie degli addetti agli incendi ed ai controlli.

Tengono chiusi i musei (l’Abatellis ed il Salinas) ed i parchi, e non completano, per disamore e trascuratezza, le opere di sicurezza per i porti turistici (Balestrate).

Non controllano e non amano il Parco di Selinunte, il Parco dei monti Sicani, non proteggono adeguatamente le riserve naturali riconosciute.

Cementificano le spiagge, rendono inaccessibili le Piazze, ritardano gli investimenti per le infrastrutture (ENEL) fino alla vigilia della visita del presidente della Repubblica.

Abbandonano i centri storici, chiedono il pizzo agli imprenditori, non tolgono i rifiuti dalle strade.

Ed i molti eroi civili sono ricordati, solo quando non affollano le agende delle autorità, intasate di nomi celebri per un giorno, da corone di alloro e marce silenziose di familiari e politici, in cerca di immagine da Petrosino a Borsellino ed a Falcone, da La Torre a Cangialosi a Pasquale Almerico, da Costa a Levatino, a Libero Grassi.

Il cimitero degli eroi civile è diffuso nel tuo territorio, alimenta le fondazioni, prende il posto delle sagre, si colora delle camice nere e degli scialli neri delle mamme antiche.

Non basta piangere.
Una nuova classe dirigente si proclami alternativa all’esistente, si promuova con apporti e patrimoni culturali e professionali più sperimentati e si compia, al riguardo, da parte di tutto il glorioso associazionismo ecclesiale una massiccia opera formativa.

Anche la Chiesa cattolica lo suggerisce ai laici Sicilianieredi di Crispi e di Sturzo, di Petix e di Pecoraro, di Alessi e di Mattarella, di Fasino e La Loggia, di La Pira ed Ambrosini,di Aldisio e Scelba, di D’Angelo, di Occhipinti, di Corrao, di Mattarella, di Milazzo e di Pignatone, di Del Castillo, di Gerbino e Celi, di Cavallaro, di Muccioli e Scalia, dei tanti generosi sindaci e amministratori dei Comuni dell’Isola.

Ed il Papa si affida ai giovani, che era venuto ad incontrare a Palermo che ora ha ritrovato, ancora più numerosi e provenienti da tutti i continenti, a Madrid, più forti nella fede, più temprati ai sacrifici, più coscienti della comune umanità da rispettare, educare, preservare, nella divina dignità di ogni persona, sostenuti dall’incontro con Cristo, maestro di riferimento nel tempo dell’assenza di riferimenti credibili.

Il cardinale Bagnasco, il presidente della CEI, torna a parlare a noi laici credenti per additarci traguardi, per il tempo che viviamo, stimolarci alle responsabilità civiche, invitarci ad operare con quanti sono disponibili per il bene comune, in risposta alla nostra natura divina, alla fede nella trascendenza, al comando evangelico dell’amore per il prossimo.
E con la Chiesa e nella Chiesa, da laici, sentiamoci protagonisti, nella Regione in cui viviamo di partecipare al decennio dedicato dalla CEI all’”emergenza educativa”, dalla quale non si esce senza un diffuso supplemento di fede, un impegno alla solidarietà, un contributo alla verità, alla giustizia, alla libertà.

Per formare una classe dirigente, capace di governare la società, oggi trascinata dall’individualismo più sfrenato e nel momento di una crisi economica ed etica, avvolgente e diffusiva, occorre proporsi e proporre un recupero dei valori legati alla famiglia, al lavoro, all’accoglienza, al doveroso apporto a costruire il futuro per i figli e le nuove generazioni.

Il rifiuto, da qualsiasi posizione, collocazione, dettato dalla storia personale, dalle convenienze, dalla geografia dell’esistenza, rischia il collocamento tra gli ignavi, i pavidi, l’inaridimento della memoria da trasmettere, la graduale demografica morte, l’imbarbarimento nelle relazioni personali e collettivi, il deserto dei sentimenti di solidarietà verso i meno abbienti.

E domani potrebbe essere tardi, per questa nostra terra, per il suo apporto alla patria italiana ed europea.
Al Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, al Riferimento civile più credibile del nostro momento politico, confermiamo da laici cattolici, che non mancherà, come nella storia dei 150 anni dell’Unità nazionale, il nostro contributo per il bene comune ed il futuro del Paese.

Ferdinando Russo
per www.vivienna.it
onnandorusso@libero.it